giovedì 22 novembre 2012

Incontro di Giovedì 15 Novembre 2012 con Patrizio Tumietto: "Fisco e contribuenti, rapporto complesso, ora più difficile a causa della crisi"

Prima di dare la parola al relatore il Presidente ha rivolto un caloroso “bentornato” a Piero Dell’Acqua, che dopo un lungo periodo di assenza, è tornato a tenerci compagnia, intrattenendo i commensali con la sua consueta sagacia.
Un rientro atteso ed accolto con gioia da tutti i soci, sottolineato dagli auguri del Presidente e da un forte applauso dei presenti!
Basta scherzi Piero: il Club attende la tua relazione di gennaio!
Altrettanto vivi e sentiti sono stati gli auguri e le congratulazioni formulati al neo eletto Presidente per l’A.R. 2014 / 2015 Patrizio Tumietto, che ha riportato un successo plebiscitario in occasione della recente Assemblea del Club ed oggi presente anche nella veste di relatore.
Su invito del Presidente, Patrizio esperto avvocato tributarista, ha quindi preso la parola ed ha svolto una approfondita relazione sui rapporti tra fisco e contribuenti focalizzando in particolare l’attenzione sugli aspetti più sensibili di un argomento certamente attuale che tocca in prima persona tutti noi e tutti i cittadini (onesti).
Lasciamo agli spunti scritti cortesemente fornitici da Patrizio Tumietto la sintesi puntuale del suo intervento.

Parlare di rapporti tra contribuenti e fisco è sempre argomento che crea interesse ed accese polemiche.
Tuttavia in un momento come quello che il nostro paese sta attraversando, una riflessione in materia merita di essere fatta.
Inizio ricordando che il vero e fondamentale problema del nostro stato è che da sempre, dall’unità del Paese in poi, salvo il storico pareggio di Quintino  Sella, il bilancio si è chiuso in deficit, contribuendo così ad arrivare a un debito pubblico attuale che è del 118% circa del Pil.[1]
Cosa significa in parole semplici, che lo stato è indebitato per più di quello che il sistema paese produce in un anno.
Ne consegue che qualunque politica di bilancio si faccia, nella migliore delle ipotesi porterà a un pareggio di bilancio, come ci si è prefissi per il 2013, ma quanto al rientro del debito non se ne parla proprio.
Che conseguenza dobbiamo trarre da tutto ciò?
Che proseguendo con l’attuale modo di gestire il paese, non vi sono speranze di miglioramento, in quanto il pareggio di bilancio consegue almeno tre elementi essenziali, la riduzione dei costi e la stabilità delle entrate correnti e il mantenimento dei tassi di interesse pagati sul debito pubblico a un limite sopportabile.
Dobbiamo avere il coraggio di dire che la classe politica che ha governato il paese dal dopo guerra in poi ha miseramente fallito il proprio compito.
E’ stata capace di gestire al meno peggio l’ordinaria amministrazione, ma non è stata capace di fermare i poteri forti che hanno saccheggiato impunemente le risorse dello stato.
Come è noto per qualunque famiglia, se le spese sono eccessive si deve o tagliarle o ricorrere all’indebitamento, creando così le premesse per un ulteriore peggioramento della situazione.
Oppure si può cercare di aumentare i ricavi, nel nostro caso, inasprendo la pressione fiscali oltre il limite della ragionevolezza.
Da qui una serie di interventi normativi che hanno trasformato il nostro paese in uno stato di polizia fiscale, nel quale i diritti elementari dei cittadini sono calpestati in nome non della lotta all’evasione fiscale, sulla quale credo tutti siamo d’accordo, ma nella ricerca affannosa di creare imponibili tassabili che nessun riferimento hanno con la realtà dei risultati economici.


[1] (Il Prodotto Interno Lordo  (PIL, in inglese grossdomesticproduct o GDP) è il valore totale dei beni e servizi prodotti in un Paese in un certo intervallo di tempo, solitamente l'anno, e destinati al consumo dell'acquirente finale, agli investimenti, alle esportazioni)

Purtroppo la mano pubblica che si occupa della lotta all’evasione fiscale si è adeguata agli indirizzi ricevuti, pertanto esercita le sue notevoli prerogative con questa principale finalità, il recupero del gettito, indipendentemente dalla logica ed equità del suo comportamento.
Credo sia venuto il momento di dire che questo sistema deve cambiare e cambiare profondamente.
L’allargamento della platea dei contribuenti è un aspetto fondamentale e io per primo ritengo che il crollo del segreto bancario sia una necessità dolorosa ma fondamentale.
Il primo posto dove cercare l’evasore è dove si trovano le sue finanze.
Un secondo importante elemento è arrivare ad accordi, quali quelli fatti da Stati Uniti ed altri importanti paesi europei con la Svizzera, che hanno permesso il recupero di ingenti somme, mantenendo l’anonimato ma tassando i redditi di capitale dei cittadini dei paesi interessati che possedevamo capitali in Svizzera.
A mio avviso la motivazione segnalata dal Governo su una contrarietà dell’Europa ad accordi bilaterali è barzellettistica, vista che i principali paesi europei questi accordi già li hanno sottoscritti, prendendosene i conseguenti benefici.
Pensare a qualche pesante ed autorevole pressione contraria a mio avviso non è peccato.
Ma questo accanimento per il recupero di gettito, che, ripeto, è cosa diversa dalla lotta all’evasione fiscale, ha un difetto di origine pesantissimo, che ne vanifica moralmente ogni sforzo.
Il difetto è che questo impegno serve semplicemente ad evitare alla classa politica l’iniziativa più semplice che dovrebbe assumere, cioè il tagliare le spese inutili.
E’ veramente difficile spiegare a chi lavora e viene tassato perché i suoi soldi vangano dissipati senza alcuna responsabilità da chi questi soldi li pretende.
Questo è un punto fondamentale, perché oltre tutto, dà una giustificazione morale all’evasore.
Affrontare il problema del rapporto fisco/contribuendo ignorando queste premesse significa non voler esaminare il problema seriamente.
Non vi affliggo con l’elenco delle norme uscita dall’estate scorsa in poi perché vi rovinerei la digestione.
Concludo con due brevi aggiunte: 
-       Da pochi mesi è stata prevista la procedura fiscale del reclamo-mediazione per gli atti della Agenzia delle Entrate relativi a maggiori imposte fino a 20.000 euro. In sostanza prima di ricorrere in CT Provinciale occorre esperire questa procedura che prevede che altro ufficio della Agenzia esamina le ragioni del contribuente e, se fondate, le accoglie annullando l’atto, in caso diverso può respingerle o proporre una mediazione. L’attenzione che deve prestare il contribuente è che in caso di esito negativo, quanto da lui scritto costituisce il ricorso, quindi l’istanza dall’inizio deve contenere tutti gli elementi di contestazione della pretesa dell’ufficio. Per questo motivo, anche se, trattandosi di procedura amministrativa, il difensore non è obbligatorio, lo diventa di fatto per poi poter eventualmente depositare il ricorso.
-       La giurisdizione fiscale; la riforma più importa riguarda i giudici tributari che, a causa della complessità della materia, devono per forza diventare professionali e a tempo pieno. Ricordo che sia i giudici che i difensori normalmente sono carenti o in procedura o in conoscenza dei fatti contabili a causa della loro formazione di provenienza.

Numerosi sono stati gli interventi dei presenti e le domande rivolte al relatore.
L’incontro si è chiuso con un invito che lo stesso relatore ha rivolto a tutti i presenti ad un impegno personale a livello sociale ed anche politico per porre fine ad abusi e per riportare in equilibrio un rapporto certamente non semplice ma oggi gravemente compromesso da logiche politiche non più accettabili.
                                                                           A cura di Massimo Audisio

 
 

mercoledì 14 novembre 2012

Incontro di Giovedì 8 Novembre 2012 : "Assemblea del Club - Commissione Elettorale"

Prima della conviviale, il nostro socio onorario Monsignor Piefrancesco Fumagalli ha officiato, nella chiesa di San Sepolcro, una Santa Messa a ricordo dei nostri soci rotariani e delle socie Inner Wheel defunti.
I nostri più sentiti ringraziamente a Mons.Fumagalli.

Dopo il consueto saluto alle bandiere, il Presidente ha dato la parola al Presidente della Commissione Elettorale, Alessandro De Cicco che, coadiuvato da Ilaria Li Vigni e da Gaetano Sardo, ha annunciato il risultato delle Elezioni 2012 del Presidente Anno Rotariano 2014–2015 e del Consiglio Direttivo Anno Rotariano 2013-2014 (Presidente Massimo Audisio).
Complessivamente sono state scrutinate 24 schede di cui 21 valide, una in bianco e 2 nulle.
Un vero plebiscito ha sancito l'elezione del :

Presidente 2014-2015 :                         Patrizio Tumietto

e del :

Consiglio Direttivo 2013-2014 :             Presidente                               Massimo Audisio
                                                           Vice Presidente                       Patrizio Tumietto
                                                           Presidente Uscente                 Aldo Bottini
                                                           Presidente eletto 2014-2015     Patrizio Tumietto

                                                           Consigliere                             Dino Betti Van Der Noot
                                                           Consigliere                             Tiziano Bocchi
                                                           Consigliere                             Giovanni Bottini
                                                           Consigliere                             Laila Cortese
                                                           Consigliere                             Roberto Vardanega

Lo scrutinio ha infine formalizzato la volontà dei soci ad eleggere :
                                                          
                                                           Consigliere Segretario            Fabio Toldo
                                                           Consigliere Tesoriere              Stefano Viganò
                                                           Consigliere Prefetto                Pietro Mori


Alla fine della conviviale, si riunito il Consiglio Direttivo A.R. 2013-2014 che ha confermato quanto sopra detto.
A tutti gli eletti il più sincero "in bocca al lupo" per la brillante nomina conseguita.
Non essendoci null’altro da deliberare, la riunione di Consiglio si è sciolta alle ore 14.45 con il consueto tocco della campana.
                                                                            A cura di Alessandro De Cicco

martedì 6 novembre 2012

Incontro di Giovedì 25 Ottobre 2012 con Gabriele Salvatoni: "Progetto di recupero e adeguamento funzionale della Stazione di Milano Centrale"

Uno degli artefici della riqualificazione della Stazione Centrale di Milano, l’ing. Gabriele Salvatoni, è stato il nostro relatore di giovedì 25 ottobre scorso. Ad un attento uditorio, l’ing. Salvatoni, membro, per conto della Committente Grandi Stazioni Spa,  della Direzione Lavori  concernenti le opere strutturali,  ha illustrato le complesse tecniche che hanno condotto all’adeguamento architettonico  e funzionale dello scalo ferroviario nei cinque anni occorsi per completare i lavori di restauro interno.
CENNI STORICI
Fino al 1850 la città di Milano era servita da due stazioni ferroviarie non collegate tra loro: Milano Porta Nuova e Milano Porta Tosa, poste al termine di due linee distinte, una diretta a Monza e l’altra a Venezia, e situate fuori della città. Tra il 1885 e il 1891 la linea ferroviaria milanese venne dotata di una circonvallazione per collegare le linee confluenti a Porta Sempione, Rogoredo, Porta Romana e Porta Garibaldi. Ma il traffico ferrato della città di Milano risultò presto inadeguato all’aumento del pubblico viaggiante. Il 15 gennaio 1906 venne indetto il concorso per la costruzione della nuova stazione, al quale parteciparono i principali architetti cittadini presentando progetti in linea con le tendenze del classicismo e dell’eclettismo allora più diffuse, proponendo ampie cupole e monumentali decorazioni. Venne selezionato il progetto dall’architetto Cantoni, ma non fu realizzato; sei anni dopo l’amministrazione pubblica organizzò una nuova gara e vinse il progetto dell’architetto Ulisse Stacchini. L’immagine monumentale era sostenuta da una forte ornamentazione fatta di corone, festoni e motivi geometrici astratti. Dal progetto del 1912 alla variante del 1915, furono eliminate torri, statue, orologi, festoni e quadrighe, secondo i criteri di austerità che caratterizzavano l’Italia di Giolitti.
L’approvazione definitiva del progetto di Stacchini avvenne nel 1924. Nel maggio del 1931 la Stazione viene finalmente inaugurata.
Attualmente Milano Centrale è la seconda stazione italiana per grandezza e volume di traffico, accoglie circa 600 treni al giorno, due linee della metropolitana, il vicino Passante Ferroviario, il terminal di diverse linee di autobus e tram urbani, le navette per gli aeroporti ed è utilizzata ogni giorno da più di 320mila persone, per un totale di 120 milioni l’anno.
IL PROGETTO DI RECUPERO ED ADEGUAMENTO FUNZIONALE
Il progetto per il recupero e l’adeguamento funzionale della Stazione Centrale di Milano è stato curato da Grandi Stazioni S.p.A., società a capitale misto (60% ferrovie dello stato e 40% privati) che ha in gestione le principali stazioni italiane e che ha avuto ruolo di Committente delle opere . Il Progetto architettonico e funzionale è stato elaborato dall’arch. Marco Tamino. L’appalto per la realizzazione delle opere è stato assegnato alla Rizzani & De Eccher S.p.A..
Nell’ambito dei lavori per il recupero e l’adeguamento funzionale della Stazione Centrale mi sono occupato, quale membro dell’ufficio di direzione lavori, della direzione dei lavori delle opere strutturali ossia di verificare, per conto della Committente Grandi Stazioni S.p.A. che l’esecuzione degli interventi strutturali avvenisse in coerenza col progetto e con le specifiche contrattuali. Il cantiere si è sviluppato nell’arco di 5 anni (2005 – 2010) per un importo complessivo delle opere di circa Euro 98.000.000,00.  Non è facile sintetizzare in una breve presentazione quello che è stato fatto nel corso dei cinque anni. Cercherò quindi di limitare la descrizione dei lavori solo alle opere principali operando un confronto fra quanto pre-esistente e quanto attualmente in essere cercando di comunicare qualche sensazione delle complicazioni operative e della fatica che hanno richiesto l’esecuzione dei lavori.  Il progetto e le opere hanno riguardato, sostanzialmente, il fabbricato viaggiatori, ossia l’edificio  compreso fra la piazza Duca D’Aosta ed il piano binari. Gli spazi della stazione nascosti ai viaggiatori, ma necessari per gli approvvigionamenti, i servizi, gli impianti e la manutenzione erano un labirinto infernale, con molti spazi scarsamente utilizzati , attraversati da chilometri di cavi, tubazioni, canali , magazzini insalubri. Nell’area sottostante la galleria delle carrozze e l’atrio delle biglietterie si trovavano servizi igienici ormai abbandonati, una vecchia sala di proiezione cinematografica, un’autorimessa ancora parzialmente in uso spazi dove, per entrare, era necessario essere preceduti da una nutrita squadra di disinfestazione.
Il progetto si prefiggeva di restaurare il monumento e di recuperare gli spazi esistenti, razionalizzandoli e creandone di nuovi per dare alla stazione una nuova identità, mantenendo tuttavia il fascino dell’antica ‘cattedrale del movimento’ progettata da Ulisse Stacchini quasi un secolo fa.
Le opere previste in progetto dovevano essere realizzate senza ostacolare il trasporto ferroviario, ed i servizi ad esso connessi, mantenendo la piena funzionalità della stazione.
Una sfida decisamente stimolante, che il progetto aveva in parte programmato, ma che nel passaggio alla fase realizzativa frequentemente doveva essere riprogrammato.
Si è dovuto operare ‘a macchia di leopardo’, man mano che gli spazi venivano resi disponibili, e spesso le esigenze di cantiere non collimavano con la disponibilità delle aree . A ciò si sommavano le difficoltà dei rapporti contrattuali con i commercianti che avrebbero dovuto in tempi brevi liberare gli spazi e consentire le attività di cantiere.
Nella presentazione allegata alle presenti note sono raccolte le immagini dei lavori che sono sintetizzabili come segue:

Galleria delle Carrozze
Con lo spostamento del servizio taxi e l’apertura di un collegamento diretto con la metropolitana, questo spazio ha recuperato tutta l’originale spazialità, senza perdere la funzione di collegamento, anche visivo, con la città. Sono stati restaurati e consolidati cementi decorativi e paramenti lapidei di volte e pareti, oltre ai velari e alla pavimentazione storica.
È stato creato un nuovo spazio dedicato ai servizi e allo shopping nel piano interrato, collegato direttamente con la metropolitana, accessibile attraverso nuovi tapis roulant e nuove aperture ellittiche realizzate all’interno della Galleria delle Carrozze.

Atrio centrale delle biglietterie
I lavori di restauro delle volte e delle pareti del grande Atrio (l’altezza degli ambienti è di 42 metri), condotti completamente in quota senza ostacolare il transito dei passeggeri e con la supervisione della  Sovrintendenza, sono stati completati. Anche la  pavimentazione è stata completamente restaurata; oggi questo monumentale ambiente è collegato al nuovo asse pedonale per garantire la piena permeabilità della Centrale. Il restauro è stato anche occasione per ricostruire la storia dei bassorilievi realizzati dallo
scultore Alberto Bazzoni (Salsomaggiore 1889 - Milano 1973).

Galleria di Testa
Sono stati eseguiti, anche in questo ambiente, il restauro e consolidamento delle volte, delle pareti, dei velari e della pavimentazione a mosaico. Le opere di pulitura hanno permesso di scoprire le bellezze delle maioliche realizzate da Basilio Cascella raffiguranti le città d’Italia nascoste dalla patina del tempo.
Per l’apertura dei tapis roulant è stato eseguito un delicato intervento di stacco dei mosaici dal pavimento che ha consentito di recuperare e riposizionare le tessere delle “grandi aquile imperiali” in zone della Galleria dove erano mancanti.
Infine l’eliminazione dei vecchi box commerciali ha contribuito a trasformare la Galleria in luogo di accoglienza per i viaggiatori.

Nuovo asse pedonale, nuovi ascensori e tapis-roulant
È stato realizzato un percorso pedonale interno che attraversa la stazione collegando Piazza Luigi di Savoia a Piazza IV Novembre. 8 nuovi ascensori e 16 rampe mobili consentono collegamenti più funzionali e veloci tra  l’Atrio, il Centro servizi, la biglietteria e la Galleria di Testa.

Padiglione Reale
Primo ambiente riconsegnato alla città, nell’aprile 2007, dopo un anno di lavori e un investimento di oltre 1 milione di euro; un delicato intervento di recupero ha permesso di riportare allo splendore originale questo prezioso ambiente nel cuore della stazione.

Il nuovo Centro servizi
Sono stati utilizzati gli spazi situati al di sotto della Galleria delle Carrozze e quelli sotto i binari, alle spalle dell’Atrio, con operazioni di scavo e ricostruzione degli ambienti destinati al nuovo Centro servizi. La Stazione Centrale diventa location commerciale attrattiva e di qualità, centro servizi per milanesi e viaggiatori, situata nel cuore della città e del sistema di trasporto intermodale.
30mila mq dedicati allo shopping e alla ristorazione, per un totale di oltre 80 punti vendita distribuiti su quattro livelli, aperti sette giorni su sette dalle 8 alle 22, con un assortimento completo che va dagli alimentari agli articoli per la casa, dai ristoranti all’abbigliamento, dai libri ai prodotti di telefonia ed elettronica, in grado di soddisfare le esigenze per un acquisto personale o per un dono prima della partenza. Numerosi i brand commerciali presenti, tra cui Feltrinelli che occupa 2.600 mq complessivi, distribuiti su quattro livelli dando ampio spazio all’offerta culturale, il  megastore Benetton con 1.400 mq su tre piani, Nike con 1.000 mq e tanti altri. Ai 2.000 mq del supermercato Coop per la spesa di tutti i giorni, si aggiungerà la variegata offerta di ristorazione con oltre 5.000 mq per diverse proposte “food & beverage” che vanno dal ristorante di tradizione italiana alla cucina orientale, per soddisfare tutte le esigenze.
Tanti i servizi presenti come banche, ufficio postale, autonoleggi, informazione e promozione turistica, ufficio cambi e farmacia.

Gli impianti: illuminazione, accessibilità e sicurezza
La nuova Milano Centrale vanta moderni impianti di climatizzazione, illuminazione, informazione, sicurezza e controllo che coprono l’intera area di stazione attraverso un nuovo cunicolo posizionato al secondo piano interrato. Sono stati creati nuovi locali tecnici al di sotto dei binari e sui tetti della stazione destinati ad ospitare tutte le nuove dotazioni impiantistiche, elettriche e meccaniche. Il nuovo sistema di controllo e di
sicurezza è costituito da 260 telecamere posizionate all’interno dell’edificio di stazione collegate alla sala di controllo e pronto intervento presidiata 24 ore su 24.
L’illuminazione degli ambienti interni e delle facciate esterne è stata ottimizzata attraverso il restauro degli elementi di illuminazione esistenti e l’inserimento di nuove lampade ad alto rendimento perfettamente integrate negli elementi architettonici della stazione. Infine, nuovi sistemi di informazione e di  comunicazione al pubblico, insieme a nuovi servizi per i disabili integrati da mappe della stazione e percorsi tattili per non vedenti, completano la riqualificazione della Centrale.
Attualmente la stazione è tornata totalmente agibile e nell’arco dei cinque anni, pur con qualche disagio per i viaggiatori, non è mai stato interrotto il servizio pubblico .

Al termine dell’interessante relazione l’intervento di alcuni soci e quindi il suono della campana che ha posto fine alla serata.
                                                                                                                                A cura di Fabio Toldo



mercoledì 24 ottobre 2012

Incontro di Mercoledì 17 Ottobre 2012 ; "Serata Jazz al Mario Negri"

Nell’ambito di un progetto di ricerca focalizzato su: “Le cellule staminali per il trauma cranico”, l’Istituto Mario Negri ed i Rotary Milano Naviglio Grande San Carlo, Milano Nord Ovest, Milano Settimo, Milano Ca’ Granda, Milano Scala, hanno collaborato nell’organizzazione di un “Concerto Evento” che si è tenuto lo scorso martedì 17 ottobre presso l’Istituto Mario Negri.  Due musicisti d’eccezione quali Franco Cerri e Sante Palumbo, accompagnati da Attilio Zanchi, Stefano Bagnoli e Monica Giuntoli, hanno dato vita ad una serata davvero particolare ed entusiasmante.Il Prof. Garattini ci ha accolti con un caloroso saluto di benvenuto e ci ha ricordato, da un lato, l’impegno e l’opera svolti dall’Istituto e, dall’altro lato, ha illustrato il Progetto di ricerca cui la serata è stata dedicata.Il trauma cranico è una delle gravi cause di mortalità che colpisce, particolarmente, la popolazione giovanile (che fa maggior uso di motocicli).Purtroppo ad oggi non ci sono ancora terapie capaci di riparare il danno provocato nel cervello ed in grado di ripristinare le funzionalità perdute in seguito al trauma.La ricerca mira a comprendere i possibili vantaggi derivanti dalla somministrazione di cellule staminali nuove che esercitano un’azione protettiva e ripristinano, almeno in parte, la funzione motoria e la memoria.L’Istituto, nella persona del suo Direttore, ha quindi espresso viva gratitudine al Rotary, ed in particolare ai Club che hanno collaborato alla realizzazione dell’Evento, per il costante supporto alle attività di ricerca e di studio.Ha poi dato il via ai musicisti che, nella loro esibizione, hanno proposto numerosi brani di musica jazz scelti tra gli “evergreen” a tutti noti.Tra gli altri:              -         Bye bye blues, di Fred Hamm;              -         Bluesette, di Jean “Toots” Thilmans;              -         Le fogliemorte;              -         It could happen to you, di James Van Heusen;              -         Foggy day, di George Gershwin;              -         Merci beaucoup, di Gorni Kramer.
La chitarra di Franco Cerri ed il pianoforte di Sante Palumbo hanno così allietato la serata riportandoci in un clima vivace e “ritmato” e facendo gustare ai numerosi rotariani presenti il piacere di una musica che lascia spazio al dialogo tra i musicisti ed all’improvvisazione.Al termine del concerto un ricco buffet ha chiuso la serata.
                                                                                              A cura di Massimo Audisio

Incontro di Giovedì 11 Ottobre 2012 con Carlo Grandini: "Aneddoti e spigolature divertenti di un giornalista sportivo"

Carlo Grandini, amatissimo socio e noto giornalista sportivo presso alcune delle più note testate italiane, ci ha regalato una serata piacevolissima ed interessante raccontandoci, in spirito di amicizia e familiarità, alcuni aneddoti della sua esperienza di giornalista legati a momenti particolari della sua carriera.
Non si è trattato di una vera e propria relazione, né di una disquisizione critica, come lo stesso Carlo ha tenuto a precisare.
Tuttavia le spigolature e gli episodi offertici, frutto di una attenta cernita che nulla ha lasciato al caso, attraversando 55 anni di giornalismo, hanno acceso i riflettori su due mondi diversi e su quelle differenze che rappresentano il frutto della evoluzione dei costumi negli ultimi 50 anni.
Il racconto di Carlo, difficile da sintetizzare dato la tecnica narrativa tipicamente giornalistica ed avvincente, viene qui riportato anche in forma di diretta nel tentativo di non perdere quel carattere di immediatezza che ci ha catturati lungo tutto il racconto.

L’arrivo al Corriere
Il 4 luglio 1966 Gino Palumbo, allora a capo del Servizio sportivo del Corriere della Sera, mi chiamò perché  entrassi nella sua squadra.
Ero molto giovane, forse troppo per pensare di avere un incarico così prestigioso in una testata così prestigiosa.
Provenivo da Tuttosport dove avevo fatto i primi passi significativi nel mondo del giornalismo sportivo.
Ero molto teso ed emozionato.
Tra l’altra il caldo e l’afa erano insopportabili ed io sudavo come una spugna.
Naturalmente, all’epoca, al Corriere ci si doveva presentare in giacca e cravatta: indipendentemente dal clima.
C’era allora l’usanza secondo la quale il Capo servizio accompagnava la matricola in un tour presso tutti i servizi e lo presentava così ai suoi nuovi colleghi.
Attraversammo così tutto il Corriere: la cronaca, l’economia, gli esteri, gli interni e tutti gli altri servizi.
Alla fine arrivammo alla Sala Albertini, cioè alla Direzione.
L’atmosfera era diversa da quella degli altri uffici che avevamo appena visitato.
Gino Palumbo entra e mi porta con sé.
Mi trovo così davanti a Buzzati, Di Bella ed Alfio Russo, all’epoca Direttore del Corriere.
Dopo avermi salutato e scrutato Alfio Russo si rivolge a Palumbo dicendo: “Gino, se il picciotto che mi hai portato sbaglia, paghi tu.”
Per fortuna Palumbo non ha dovuto pagare nulla!
Ecco come era il giornalismo di 50 anni fa.
Oggi una matricola entra al Corriere in golf e maglietta e si siede al suo posto senza che nessuno, o quasi, sappia chi è e di cosa si sta occupando.

Il mondo del calcio negli anni Sessanta
Nel 1962 l’Italia vinse il Campionato del mondo di calcio in Cile.
La Germania aveva presentato un giovane giocatore molto promettente: Helmut Haller che purtroppo è scomparso proprio oggi.
Dopo qualche tempo viene ingaggiato da Renato Dallara, storico ed indimenticabile Presidente del Bologna Calcio.
Una volta, viaggiando insieme in automobile, Dallara ed Haller ebbero un terribile incidente da cui però, fortunatamente, uscirono entrambi indenni.
Rientrati a Bologna Dallara indisse una conferenza stampa a cui partecipai.
L’esordio di Dallara fu il seguente: “Sine qua non – Siamo qua noi” suscitando l’entusiasmo e l’ilarità di tutti i presenti.
Proseguì poi informando i presenti: “Ho chiamato Padre Marella (Padre e amico dei poveri nella Bologna dello scorso secolo NDR)  ci ho messo in mano 10.000 lire e ci ho detto: Lei vada a Loureds e si diverti!”.
Un piccolo episodio, questo, che sintetizza e riflette l’enorme differenza tra il mondo del calcio di oggi e quello di quegli anni.

Un incontro con Gianni Agnelli
Avevo già incontrato Gianni Agnelli in altre occasioni e quella volta mi aveva dato appuntamento in Viale Marconi a Torino, negli uffici della FIAT.
Lo intervisto e parliamo a lungo.
Al termine nel salutarlo lo ringrazio per la sua cortesia e lui mi risponde: Sono io che ringrazio Lei, anzi vorrei chiederLe un favore.”
Naturalmente lo prego di non esitare e l’Avvocato mi dice: “Ora Lei scenderà di qua. Vede quel bar laggiù? Bene si fermi lì e prenda un aperitivo. Io La invidio molto perché io non posso farlo anche se ne avrei una gran voglia.”
Gli risposi che avrei esaudito volentieri il suo desiderio ma tra me e me pensai: “Sapesse come La invidio io Avvocato.”

Un incontro con Enzo Ferrari
In un’altra occasione incontrai Enzo Ferrari a Maranello.
Arrivai con la mia Peugeot che all’epoca guidavo.
Ferrari appena mi vide sbottò: ”Cosa fa con quella macchina?”
Gli spiegai che era la mia macchina e che non ci vedevo nulla di male. Ci spostammo poi a Fiorano dove la Ferrari ha i suoi circuiti di prova.
Era anche la “tana” di Enzo Ferrari. Lui non partecipava mai di persona ai Gran Premi ma li guardava sempre da Fiorano.
Arrivati là Ferrai mi chiede: “Grandini la vede quella macchina lì?”.
“Certo Ingegnere è una Dino.”
“Bene: provi mo a fare un giro.”
Parto, do un colpetto all’acceleratore e vengo schiacciato contro il sedile, ingrano la seconda ed accade lo stesso.
Decido di percorrere tutta la pista in seconda.
All’arrivo Ferrari mi viene incontro ed esclama: “I miei piloti girano in 1 minuto e mezzo, Lei ci ha messo quasi 5 minuti!”.
“Già Ingegnere” risposi “ma la Sua macchina questa volta è ancora intera…”
E mi portò a pranzo al Cavallino.

L’arrivo al Giornale
Montanelli mi chiamò alla direzione del Giornale per fondare la redazione sportiva.
L’offerta era molto interessante.
L’handicap era che il Giornale non usciva il lunedì, cioè il giorno dopo le partite di calcio!
Accettai l’offerta.
Incontrai Piovene, Zappulli e tanti altri papaveri del giornalismo.
Quando vidi Montanelli mi venne incontro e mi disse: “Benvenuto Cesarino!”.
Un giorno presi coraggi e gli chiesi il perché di questo soprannome che non comprendevo e mi rispose: “Perché Cesarone è Zappulli e tu sei Cesarino.”
Tutto qua.
Ero diventato piuttosto bravo nelle imitazioni di Montanelli ed approfittavo degli spostamenti in ascensore per esibirmi.
Quando Montanelli lo venne a sapere mi chiamò e mi disse: “Ho saputo che mi imiti.”
In un attimo pensai e dissi: “Va beh Indro, ma lo faccio solo in ascensore!”.
Lui ne fu entusiasta! Con grande scorno dei suoi detrattori.

Il lato umano di Montanelli  
Un giorno mia moglie mi chiama perché era mancato mio padre.
Io ero in redazione e decisi di terminare il mio pezzo prima di allontanarmi dal giornale.
Terminata la bozza salgo da Indro per commentarla insieme e lui mi disse che era stato informato della notizia, chiedendomi cosa facessi ancora lì al lavoro.
Risposi che avevo preferito terminare il mio lavoro e che sarei quindi andato via di lì a poco.
Avvicinatosi Montanelli mi mise una mano sulla spalla e mi disse: “Ora vai a Ferrara, sulla tomba di tuo padre. E quando torni sappi che qui ne hai un altro.”
Dio benedica la sua memoria!

I commenti e gli interventi che si sono succeduti hanno posto fine alla piacevolissima serata.

                                                           A cura di Massimo Audisio

mercoledì 10 ottobre 2012

Incontro di Giovedì 4 Ottobre 2012 con Fabio Casiroli : "Area C: vitamina o Placebo?"

Il Prof. Fabio Casiroli ci ha intrattenuti con una interessante relazione che ha avuto ad oggetto il sistema del traffico, della viabilità e della circolazione nella nostra città e che ha anche fatto un bilancio, a qualche mese dalla sua introduzione, sull’Area C.
 Il nostro ospite ha proposto spunti di riflessione relativi ad interventi da effettuare a brevissimo termine (subito), a breve termine (entro un anno) ed a medio termine (entro tre anni).

Che fare entro un anno.
Se si consulta il sito internet dell’ ATM si rileva che il tempo di percorrenza indicato per uno spostamento da Cadorna a Bovisa è di 50 minuti.
Nulla dice l’azienda di trasporti cittadina circa il fatto che, grazie al passante ferroviario di Trenord, il tempo di spostamento per il medesimo tragitto è effettivamente di 10 minuti.
Quasi come se il “passante ferroviario” non facesse parte del sistema dei trasporti cittadino !
Occorre dunque subito far conoscere ai cittadini i servizi di trasporto pubblico diversi da quelli gestiti dall’ATM.
E ciò anche perché se si esamina la mappa delle linee di trasporto urbane si rileva come le periferie sono servite assai poveramente.
Dunque l’integrazione dei servizi ben potrebbe in parte ovviare a certe limitazioni ancora esistenti.

Che fare entro un anno.
La prima azione prevede la trasformazione della linea di filovia 90 / 91 in una vera e propria “Linea circolare”, un po’ sulla falsariga della “Circle Line” della metropolitana londinese, concetto peraltro comune a quasi tutti le metropoli nel mondo.
Occorrerebbe renderla completamente protetta con semafori “intelligenti”.
Se poi si razionalizzasse il numero e la dislocazione delle fermate si potrebbe ridurre il tempo di percorrenza lungo l’intero percorso da 90 a 56 minuti.
L’operazione, tra l’altro, richiederebbe investimenti contenuti.

Che fare entro tre anni.
Se consideriamo la pianura padana osserviamo che, negli ultimi 40 anni, si è verificata una diffusione degli agglomerati urbani che è andata ben oltre le previsioni.
E’ quindi necessario in primo luogo rafforzare la macromobilità tra gli agglomerati.
A livello urbano invece (e ciò vale anche per la nostra città) occorre costruire un vero e proprio sistema di micro mobilità.
Per micro mobilità si intende un “sistema di trasporto pubblico individuale, con vocazione urbana, realizzata mediante biciclette e veicoli compatti (al massimo due passeggeri) a emissioni basse o nulle, destinati all'impiego spontaneo e autonomo da parte dell'utenza.
I veicoli sono resi disponibili presso punti di aggregazione disposti a copertura di territori prevalentemente urbani e suburbani, in numero tale da rispondere alla domanda di mobilità.
Il sistema è destinato principalmente - ma non esclusivamente - a integrare la rete di trasporto pubblico collettivo di superficie e sotterranea (treni, metropolitane, tram, bus), allo scopo di garantire ai residenti, ai city users e ai turisti la possibilità di coprire con mezzi pubblici l'intera distanza che separa il luogo di partenza da quello di arrivo (da origine a destinazione, incluso primo e ultimo miglio).
La Micro Mobilità nulla sottrae agli investimenti che le città e le aree metropolitane affrontano per potenziare la rete portante dei sistemi di trasporto, ma ne costituisce idealmente il sistema capillare di diffusione nel territorio, consentendo di raggiungere destinazioni “remote”, non accessibili a piedi a partire dalle fermate delle linee forti, la Macro Mobilità.”
L’introduzione di una consistente flotta di auto elettriche e di bici elettriche ci porrebbe in linea con altri importanti capitali europee.
Si pensi che a Parigi sono stati da ultimo introdotti 3.000 veicoli elettrici sul territorio urbano con risultati sorprendenti.
Anche questi interventi non rappresenterebbero un costo per la collettività, posto che essi vengono per solito finanziati da società pubblicitarie e di comunicazione.
Le immagini qui riportate ci forniscono una evidenza immediata di come la micro mobilità potrebbe semplifica ed agevolare gli spostamenti in modo diffuso e consistente.

Gli effetti dell’introduzione dell’Area C a Milano.
Le considerazioni finali hanno riguardato gli effetti dell’introduzione dell’Area C a Milano.
I dati più significativi possono essere così riassunti.
Dalla sua introduzione:
-          il traffico nell’Area C è diminuito del 34%;
-          il traffico in città è diminuito del 7%;
-          gli incidenti sono diminuiti del 28%;
-          la velocità dei mezzi pubblici è aumentata del 6%.
Ciascuno di noi può avere la propria opinione sulla effettiva utilità o meno della limitazione del traffico imposta dall’Area C (e ciò spesso è condizionato dagli interessi personali e dai problemi che essa determina ai nostri spostamenti), ma è indubbio che un effetto essa lo ha prodotto.
Non esiste una vera e propria medicina per curare la malattia costituita dalla congestione dovuta al traffico urbano, ma potrebbero essere presi in considerazione questi interventi: 
-          l’Area C “fa bene” ma non basta da sola.;
-          le aree pedonali all’interno del centro storico dovrebbero essere molto rafforzate;
-          dovrebbero anche essere aumentate le corsie riservate ai mezzi di superficie;
-          parallelamente dovrebbero essere moltiplicati gli itinerari riservati alle piste ciclabili;
-          il commercio nelle vie del centro della città ha sicuramente segnato il passo rispetto ad altri momenti, ma ciò non può essere imputato all’Area C, bensì alla diffusa crisi che ha aggredito il nostro come altri Paesi.
Le domande dei presenti hanno aperto un dibattito sui temi trattati:
-          alcuni soci hanno individuato nella scarsa progettualità il principale motivo di difficoltà nel sistema dei trasporti urbani;
-          secondo altri 40 anni di politica sbagliata hanno certamente portato alla situazione attuale;
-          altri ancora hanno addirittura proposto di mantenere l’Area C anche di notte. 
Salutato e ringraziato il relatore ci siamo lasciati dopo il tradizionale suono della campana.

                                                                                              A cura di Massimo Audisio

FABIO CASIROLI
Fabio Casiroli, è docente di Pianificazione dei Trasporti presso la Scuola di Architettura Civile del Politecnico di Milano dal 1998. E’ esperto del programma Urban Age della London School of Economics, della Banca Europea degli Investimenti e della Banca Mondiale.
E’ autore di “Khrόnopolis” e coautore di “Europa delle città, Europa delle regioni”, di “Grand Paris, Métropole Douce”; di “Green Life, costruire città sostenibili”, di “Living in the Endless City” e di “Città 2.0”.
Nel 1989 ha fondato Systematica, società che offre servizi di pianificazione territoriale e dei trasporti con sede a Milano e sister companies a Beirut, Mumbai e Cagliari.