martedì 2 ottobre 2012

Incontro del 21 Giugno 2012 : “Passaggio delle consegne Vardanega / Bottini A. e Celebrazione del 45° anno di Fondazione del Club”

Dal particolare osservatorio del ristorante Skyline, che ha offerto una vista di Milano inconsueta ed unica, si è tenuta una cena conviviale del tutto particolare e speciale nel suo genere.
È stato festeggiato il 45º anniversario di fondazione del nostro Club e, contemporaneamente, si è svolta la cerimonia di passaggio delle consegne tra il Presidente uscente Roberto Vardanega ed il Presidente entrante Aldo Bottini.
Il Presidente Vardanega ha innanzitutto rivolto un pensiero ai soci scomparsi nel corso di questo anno, la cui perdita ha significativamente colpito il nostro Club.
È stato quindi nominato un nuovo socio: il professor Piergiorgio Danelli, personaggio di spicco nel mondo medico e scientifico – è direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia dell’ospedale Sacco -  e consorte della già nostra socia Laila Cortese.
Tra i vari amici, hanno anche partecipato all'incontro, quali ospiti del club, Mons.Gianantonio Borgonovo, la D.ssa Michela Sciannelli incoming del RC Milano Settimo, la d.ssa Patrizia Rosnati moglie del nostro socio Marco prematuramente scomparso e la nostra simpatica Emanuela Tomat del Rotaract Milano insieme al suo fidanzato oltre ovviamente ai nostri soci onorari, Magda Antonioli, Mons. Fumagalli e i sempre benvenuti amici tedeschi Immo e Marlies Bennewitz e Martin e Cornelia Schmitt.
Il Presidente ha quindi ricordato i momenti salienti dell'anno appena trascorso. In particolare ha fornito alcune indicazioni circa l'attuazione e lo sviluppo dei due progetti su cui si è focalizzata l'attenzione del Club.
Anzitutto il progetto costituito dal sostegno dell'Ambulatorio dei Guariti della fondazione Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma.
Con questo progetto il Club ha inteso sostenere la preparazione e la realizzazione di un ambulatorio dei guariti nell'ambito del day-hospital di ematologia pediatrica dell'azienda ospedaliera San Gerardo di Monza.
Lo spirito di assistenza, di ricerca e di attenzione verso i malati, in particolare i bambini e gli adolescenti e le loro famiglie, ha consentito di raggiungere in breve tempo ottimi risultati verso l'obiettivo che il Presidente ed il Club tutto si era proposto.
Con il sostegno del Rotary Club Norimberga, nonché personale di alcuni soci il nostro Club ha potuto devolvere all'ambulatorio un importo significativo.
Il secondo progetto su cui il Presidente ha richiamato l'attenzione dei soci è stata la digitalizzazione dei manoscritti conservati presso la biblioteca Ambrosiana di Milano.
Nel più ampio progetto destinato a creare una biblioteca virtuale che ricomprenda i manoscritti custoditi presso quella biblioteca, il nostro Club ha sostenuto la digitalizzazione del Libro degli animali, manoscritto realizzato nel periodo mamalucco.
Il libro ricomprende 32 miniature di squisita fattura con il testo di Al Gahiz.
Si tratta di un'enciclopedia di aneddoti, descrizioni poetiche e proverbi che illustrano più di 350 varietà di animali: un'opera unica dunque.
Monsignor Gianantonio Borgonovo è intervenuto illustrando il progetto nel suo complesso e ringraziando il nostro Club per il supporto offerto.
Sono quindi state conferite le seguenti Paul Harris:
Anzitutto la prima onorificenza è stata conferita a Laura Bellodi, Immediate Past President per l'impegno e lo spirito di servizio profuso nella realizzazione del proprio programma.
Inoltre sono state conferite tre Paul Harris ai soci Immo Bennewitz, Martin Schmitt ed al Rotary Club Norimberga per il supporto dagli stessi fornito alla realizzazione del progetto “Tornare a vivere”.
Il Presidente ha quindi ringraziato tutti i soci ed il Club per lo spirito di collaborazione profuso nell'anno.
In particolare ha quindi ringraziato la segretaria Patrizia Gasparini, i componenti del Consiglio Direttivo, il Segretario Fabio Toldo, il Tesoriere Stefano Viganò, il Prefetto Pietro Mori, Massimo Audisio per l'attività svolta con il Rotaract, Stefano Riela per la realizzazione del sito Web, Mario Ragazzini per i consigli che ha fornito offrendo al Direttivo ed al Club la sua esperienza e lungimiranza, Aldo Bottini per la cura prestata nella redazione del bollettino, Maria Teresa Vardanega per il supporto e l'aiuto prestato, Ilaria Li Vigni per la disponibilità offerta all’acquisizione di nuovi relatori, Paolo Ghirardi per l'accoglienza dimostrata al Consiglio, consentendo così sia di consolidare uno spirito di fraterna amicizia e sia di risparmiare fondi e destinarli ai servizi, Alessandro De Cicco per il contributo dato alla realizzazione del progetto “Tornare a vivere”, Giovanni Bottini per i progetti suggeriti e per i consigli che ha offerto, i vari soci relatori Dell’Acqua, Magosso, Pizzoni, Mariani e Tumietto.
Un ringraziamento particolare anche a Omar Liberati per la revisione e l'integrazione del “Libretto dei Presidenti”.
Ultimata la sua relazione il Presidente uscente Roberto Vardanega ha effettuato il passaggio delle consegne a favore del nuovo Presidente Aldo Bottini.
L'intero Club ha ringraziato Roberto Vardanega per la sua attività il suo impegno e la sua carica umana con un lungo e sentito applauso.

Aldo Bottini ha quindi preso la parola fornendo alcune prime indicazioni rispetto al suo programma.
Ha così chiarito che è sua intenzione rispettare il programma pluriennale che il Club si era prefissato.
In tal senso, seppure secondo le modalità che verranno determinate prossimamente, i progetti iniziati nel corso dell'anno appena passato verranno mantenuti ed ulteriormente implementati.
In secondo luogo ha poi comunicato che è sua intenzione incentrare l'attenzione e l'attività del Club sulla nostra città di Milano, che è stata in questi ultimi anni parzialmente abbandonata a se stessa.
Al termine del suo discorso il nuovo Presidente ha ricevuto un forte applauso di benvenuto e di incoraggiamento per la nuova avventura che lo attende.
                                                                                                                                            A cura di Massimo Audisio


Incontro del 14 Giugno 2012 con Massimo Gozzi e Cesare Pellegrini: "Rilancio della navigazione del lago di Como"

Il primo relatore a intrattenerci sul tema del rilancio della navigazione sul Lago di Como è stato l’Ing Massimo Gozzi in qualità di Presidente in carica dell’Associazione Navilariane.

Navilariane è una associazione culturale che ha per oggetto gli aspetti storici del patrimonio nautico del Lago di Como.
Il suo obiettivo è lo studio, la conservazione e la valorizzazione di tale patrimonio, inserito nel contesto della storia, del paesaggio e degli insediamenti presenti.
Si rivolge a studiosi, promuovendo ricerche storiche, archeologiche, architettoniche sulle imbarcazioni e le infrastrutture a terra; a studenti, illustrando nel loro contesto storico le caratteristiche delle imbarcazioni tradizionali da trasporto, da pesca e da diporto, a vela, remi e a motore; a turisti e villeggianti, conducendoli, attraverso la navigazione, alla scoperta delle tradizioni e del paesaggio lariano e a tutti coloro che sono interessati a mantenere viva la memoria della vasta tradizione nautica lariana, in rapporto alla storia locale.
Opera attraverso la promozione di iniziative di ricognizione, studio, censimento e catalogazione del patrimonio culturale legato alla storia della navigazione lacustre e relative infrastrutture a terra, la formulazione di pareri tecnico-scientifici e la collaborazione, con soggetti pubblici o privati, alla stesura di progetti di restauro, ricostruzione, ristrutturazione, la didattica (incontri nelle scuole, laboratori, visite e crociere guidate), l'attivazione di iniziative volte alla sensibilizzazione e alla diffusione della cultura legata alla storia della navigazione sul lago di Como (mostre, conferenze, pubblicazioni).

Il Piroscafo plinio
Il Plinio costituì una delle unità di punta per la Società Lariana di Navigazione nei primi decenni del secolo Ventesimo, simbolo di prestigio e di avanguardia tecnologica. Passa indenne dalle incursioni aeree subite dalla flotta sul finire della seconda guerra mondiale. Successivamente agli eventi bellici, nel 1948, vengono effettuati lavori per migliorarne l’economicità di esercizio.
Rilevato dalla Gestione Governativa nel 1952, rimane in servizio per circa dieci anni. Nel frattempo, nel 1955, con un certo ritardo rispetto ad altri piroscafi, una trasformazione delle caldaie consente di sostituire il carbone, combustibile originario, con la nafta. Resta in servizio attivo sino al 1962 quando, con l’approssimarsi della scadenza del certificato di navigazione, viene posto in disarmo nel 1963.
Nel 1973 l’Ente Navigazione ne decreta la vendita: il piroscafo viene acquistato dal Centro Nautico Alto Lario di Colico ed ormeggiato al nuovo porto, con funzione di frangiflutti. Successivamente viene adibito a ristorante.
Nel 1998 il porto di Colico viene rimodernato interamente e il Plinio viene riallocato a Verceia, sul lago di Mezzola.

Bene culturale tutelato
Quanto sopra, e su iniziativa di Navilariane, ha portato alla emanazione del decreto di Interesse Storico per il Piroscafo Plinio, che lo definisce di “particolare importanza” e lo tutela nell’ambito della legge 42 del 2004, meglio nota come Codice dei Beni Culturali. Le motivazioni che hanno portato a questo importante riconoscimento sono così sintetizzabili:
  • Reperto unico rimasto di una generazione di piroscafi che tra fine ottocento e Novecento hanno segnato la massima evoluzione di questo tipo di imbarcazioni. Esemplari analoghi come il “Milano” (1904, modificato radicalmente con l’adozione di un’elica al posto delle pale) e il Patria (1926, realizzato in modo non altrettanto raffinato e comunque quando l’epoca delle ruote a pale era già terminata) sono attualmente oggetto di mantenimento accurato.
  • Si tratta dell’unico scafo di produzione Escher Wyss & Cie ancora esistente sul Lario, ultimo di una lunga serie di produzione della Ditta svizzera.
  • Il Plinio ha raggiunto la più elevata velocità mai ottenuta da un battello a vapore sul Lario.
  • Progetto d’avanguardia e di grande pregio tecnologico in particolare per lo scafo, pertanto la attuale mancanza della motrice a vapore nulla toglie al valore del reperto come attualmente si presenta.
  • E’ tuttora il simbolo della migliore tradizione nautica del lago di Como, costituendo, dopo adeguata riqualificazione, oggetto di grande interesse per i visitatori del lago.
  • L’attuale stato non è da considerare particolarmente critico, nonostante le apparenze: esistono molti casi di imbarcazione recuperate integralmente a partire da condizioni assai peggiori.
Stato attuale
Seppure giacente nel fondale presso il comune di Verceia, il piroscafo può essere recuperato e sottoposto a interventi di recupero. La finalità di tali interventi riguarda sia l’integrità del bene in quanto tale, sia il consentirne in futuro interventi radicali di sistemazione, (altrimenti sempre più complessi ed onerosi da realizzare stante lo stato di progressivo degrado).

Progetti di riqualificazione
La riqualificazione del piroscafo implica una destinazione d’ uso compatibile con lo stato del bene e le necessità del territorio. La mancanza dell’apparato motore e modifiche alla parte strutturale non consentono la navigabilità autonoma del Piroscafo. Impieghi futuri possono essere ipotizzati in condizioni di staticità seppure galleggiante (battello in ormeggio permanente o temporaneamente trasferibile attraverso traino) o allocazione in secca su terreno idoneamente preparato. In entrambe i casi la sistemazione dei cospicui volumi interni dovrebbe consentire l’utilizzo corrispondente alle seguenti destinazioni, anche coesistenti:
  • museo di se stesso e della navigazione lariana, con annesso luogo di ristoro;
  • centro documentazione della navigazione lacuale dei laghi lombardi;
  • centro studi  per la navigazione a basso impatto ambientale (collegato con enti universitari o aziende del settore nautico). 
E poi intervenuto il Prof. Cesare Pellegrini che ha presentato, nell’ambito dell’iniziativa volta a rilanciare la navigazione sul Lago di Como,  una nuova  “filosofia” che  risiede nello sviluppo di una nautica adeguata  alla storia e alla fama della grande tradizione  lariana.
Si punta, lasciando alle spalle ogni nostalgia, a reinventare un “nuovo patrimonio” di tipi di imbarcazione, con un atteggiamento vitale,  per coinvolgere così i giovani che intorno al lago abitano. Lo scopo è pertanto quello di dare opportunità di apprendistato ai giovani, in un settore dove i professionisti vengono ricercati, sulla base di una “cultura” peculiare del territorio lariano.

Temi e aree di intervento
In concreto, le attività sono le seguenti:
        -  l’autocostruzione,  facilitata grandemente da nuove tecniche costruttive;
        -  le specificità del lago di Como, per forma geografica e differenze nel regime dei venti;
        -  lo sviluppo di nuovi tipi di imbarcazione specialmente capaci di  riconciliare remi e  vela;
        -  la promozione di una produzione cantieristica  conseguente;
        -  la formazione di capacità e imprenditoriali professionali tra i giovani, avvicinandoli al lago;
        -  nuovi ruoli per i Comuni rivieraschi per attivare una navigazione basata sul godimento del paesaggio e decisamente ecocompatibile.  

Cosa realizzare
Quanto sopra è realizzabile attraverso l’istituzione di scuole e di luoghi di lavoro (laboratori) per apprendisti costruttori di barche preferibilmente nell’ambito di un programma estivo.
La costruzione “assistita” richiede infatti  un luogo fisico dove organizzare al meglio la costruzione in gruppo almeno di  4/5 barche alla volta, anche per ammortizzare i costi dell’assistenza. Le fabbriche dismesse si presterebbero perfettamente a divenire luoghi idonei.
Occorrerebbe poi prevedere la logistica relativa pasti, pernottamenti e quant’altro.
Al termine  ognuno si porterebbe a casa la barca, alla fine del seminario fatto, in realtà, per imparare ad usare le mani “con la testa”.
I temi trattati hanno coinvolto i soci presenti che, al termine, hanno posto numerosi quesiti ai due relatori tenuto anche conto dell’ampia partecipazione di Rotariani appassionati di vela presenti alla Conviviale

                                                                                                              A cura di Stefano Viganò



Incontro del 7 Giugno 2012 con Giovanni Bottini : “Un piano parcheggi come risorsa per la città”

L’amico Giovanni Bottini ha intrattenuto i presenti su un tema quanto mai scottante, quanto mai attuale e quanto mai irrisolto. Quello dei boxes interrati, malvisti da molti, tollerati da altri e incomprensibilmente auspicati da pochi. Perché lo si può intuire visti i cantieri non completati, per la verità non molti, ma che hanno prodotto un danno ai cittadini che abitano laddove sono ancora aperti.
E’ un dato accertato che le automobili dei residenti nelle zone centrali e adiacenti, non disponendo di rimesse private, occupano vasti tratti dei posteggi a lato della strada, superficie pubblica.

REALE APPLICABILITA’ ED EFFICACIA DELLA LEGGE “TOGNOLI” PER LE RIMESSE INTERRATE IN AMBITO CONDOMINIALE E RICADUTA SU MOBILITA’, QUALITA’ DELLA VITA, ECONOMIA.

SITUAZIONE GENERALE
L’Italia e in particolare Milano, con tutte le altre aree metropolitane con ampi problemi di traffico, si ritrova spogliata di uno strumento urbanistico semplice ed efficace per un contributo alla riduzione del traffico e dell’inquinamento atmosferico.
E’ un dato accertato che le automobili dei residenti nelle zone centrali e adiacenti, non disponendo di rimesse private, occupano vasti tratti dei posteggi a lato della strada, superficie pubblica.
Questo provoca:
  • la riduzione della sezione percorribile e quindi della velocità, anche dei mezzi pubblici,
  • un allungamento della ricerca dei posteggi da parte del traffico avventizio con rallentamento della velocità del traffico,
  • la riduzione della capacità del trasporto pubblico che, perdendo di efficienza, viene abbandonato in favore di mezzi privati,
  • incremento dei consumi e dell’inquinamento.
D’altro canto la possibilità di dare il via alla realizzazione di rimesse interrate, oltre ad evitare i danni elencati offre alcuni aspetti positivi:
  • incentivo ad opere edili tecnologicamente complesse, con specializzazione di imprese e tecnici,
  • aumento delle operazioni edili con conseguente assunzione di mano d’opera,
  • rimozione di consistenti tratti di parcheggio su strada con notevole miglioramento della percezione dell’ambiente urbano,
  • aumento del patrimonio edilizio e del suo valore senza aggravio sul tessuto urbano e sulle finanze pubbliche,
  • aumento del gettito fiscale,
  • utilizzo di fondi privati per investimenti sicuri. 
Tra le numerose opzioni per dare un poco di ossigeno alla economia, una soluzione semplice e rapida potrebbe essere data da una semplice analisi della situazione dei posti auto pertinenziali.

ANALISI DEI POTENZIALI BENEFICI
La realizzazione di rimesse interrate di tipo privato potrebbe concorrere ad ottenere il risultato che era atteso dal Piano Casa con maggiore faciltà, rimovendo o meglio superando per sua natura le obiezioni che portarono le regioni a limitarne l’efficacia.
Partendo dall’analisi dei fabbisogni di posti auto privati eseguita dal Comune di Milano, che prenderemo come caso esemplare confidando in una facile estensione dei numeri a livello nazionale, si mostrerà che un intervento semplice e di nessun costo per le amministrazioni dà la possibilità ad un buon numero potenziale di operatori privati di attivare investimenti proficui per la comunità sotto tutti i punti di vista.
I numeri esposti di seguito sono il frutto di una analisi condotta con criteri scientifici tenuto conto della possibilità di esprimere i risultati in termini economici per avere riferimenti omogenei e confrontabili.
Naturalmente le indicazioni rappresentano un potenziale attivabile che rimane nelle disponibilità e nella iniziativa di privati i quali tanto più saranno disposti all’iniziativa quanto maggiore sarà per loro evidente una convenienza, anche fiscale.
I benefici di ordine economico devono essere sommati ai benefici ottenibili a livello di miglioramento di qualità della vita senza rinunciare o penalizzare eccessivamente il possesso di autovetture.
Il patrimonio edilizio delle nostre città è in gran parte costituito da edifici vecchi o antichi (prima della II guerra), edifici del secondo dopoguerra (speculazione edilizia), solo pochi sono gli edifici e recenti.
Pochissimi dei primi e pochi dei secondi sono dotati di autorimesse motivo per il quale le strade circostanti sono occupate da autovetture parcheggiate in modo stabile.
Questo contribuisce a ridurre la sezione delle strade limitandone la scorrevolezza e aggiungendo una mancanza cronica di stalli di sosta temporanea inducendo quello che si definisce un traffico parassita costituito dalle auto che hanno raggiunto la loro destinazione ma continuano a circolare solo per trovare un posteggio.
Questi edifici hanno spesso corti adatte alla realizzazione di rimesse interrate a rampa o meccanizzate nelle quali ricoverare le auto dei residenti con molteplici conseguenze benefiche che riassumiamo molto brevemente:
  • riduzione delle auto in sosta permanente,
  • aumento della disponibilità di aree urbane,
  • possibilità di incremento alla viabilità pubblica,
  • possibilità di aumento della viabilità “dolce” (pedoni - biciclette),
  • riduzione del traffico parassita,
  • riduzione di emissione di gas serra e tossici,
  • aumento della fluidità di traffico e della velocità del trasporto pubblico,
  • miglioramento della percezione visiva dell’ambiente urbano,
  • attivazione di un consistente volume di appalti edili,
  • aumento della occupazione edile,
  • sviluppo della tecnologia specifica,
  • generazione di un gettito fiscale composto da IVA, IRPEF, ICI,
  • aumento del valore specifico degli immobili dotati di autorimessa,
  • nessun esborso di incentivazione da parte delle casse pubbliche. 
La limitazione ingenerata dal contrasto tra le intenzioni della legge Tognoli e la legislazione riguardante gli aspetti decisionali in ambito condominiale ha sicuramente limitato moltissimo l’attuazione di un comportamento virtuoso.
Una interpretazione in questo senso data dall’autorità competente che dia priorità ed efficacia alla intenzione autentica della legge libererebbe sicuramente un potenziale beneficio all’ambiente urbano ed alla situazione economica.

ANALISI DEI POTENZIALI BENEFICI
I seguenti conteggi sono stati elaborati da Sistematica SpA utilizzando sistemi ed elementi ampiamente utilizzati internazionalmente per i più avanzati studi di urbanistica e mobilità.
Basando la analisi sul fabbisogno di posti auto privati rilevato dal Comune di Milano, su un totale di 90.000 stalli si è deciso di conteggiare per prudenza solo un terzo: 30.000 stalli su strada da eliminare.

Benefici diretti infrastrutturali
▪ 375.000 m2 di superficie di spazio pubblico risparmiata (equivalente alla superficie dell’iniziativa City Life alla ex area Fiera)
                Questo equivale a :
                  75 Km di corsie dedicate al TPL di superficie, pari al 85% della rete attuale
                oppure
                  150 Km di piste ciclabili bidirezionali, pari al 203% della rete attuale.

Benefici ecologici
  8,77 tonnellate di inquinanti eliminate (SO2, NOx, PM, CO, COVNM, CO2)

Benefici indiretti ambientali ▪
________________________
*  Questa valutazione non considera l’intrusione visiva e qualità dello spazio urbano, la potenziale fluidificazione del traffico privato, il potenziale spostamento modale su ciclabile/tpl.

  2.941.138 €  per il tempo di viaggio risparmiato dai residenti
     306.922 €  di costo della congestione come esternalità (impatto sulla viabilità)
     173.529 €  di risparmio in termini di inquinamento atmosferico e ambientale
       97.314 €  di risparmio in termini di inquinamento acustico
     184.745 €  di risparmio in termini di sicurezza.

Benefici di ordine economico                               Benefici di gettito fiscale
  900.000.000 €  totale degli appalti realizzabile          90.000.000 €  totale gettito IVA al 10% in tot.
                             su 30.000 stalli                                  5.400.000 €  totale gettito IRPEF in totale
                                                                                         900.000 €  totale gettito ICI annuale
Totale
  3.703.648 €  di risparmio ogni anno
95.400.000 €  gettito fiscale una tantum
     900.000 €  gettito fiscale ogni anno

VALORI LIMITATI ALLA SOLA CITTA’ DI MILANO
Lasciamo al lettore una facile operazione di estensione dell’applicazione a livello nazionale per avere un quadro della portata dei benefici economici, fiscali, ambientali che questa semplice azione potrebbe portare.
Il ridottissimo impiego di risorse e di tempo che richiede la messa in campo di questa azione, rapportata ai benefici previsti, giustifica perfettamente di non attendere la adozione del nuovo regolamento condominiale la cui legge deve ancora seguire l’iter parlamentare.

NECESSITA’ DI INTERVENTO INTERPRETATIVO DELLA LEGGE TOGNOLI
Nell’approccio progettuale per l’ideazione e realizzazione di rimesse interrate di pertinenza esclusiva, spesso viene citata la legge “Tognoli” come uno strumento per ottenere facilmente e celermente le autorizzazioni necessarie all’opera.
In modo particolare tale citazione viene spesso fatta in casi di rimesse private in suolo privato, riportando che la legge richiede una votazione da parte del condominio ottenuta con la maggioranza semplice dei millesimi e dei condomini.
Nella realtà dei fatti le cose stanno diversamente.
Recentemente è accaduto a un condominio milanese sito in posizione centralissima, e quindi con forte necessità e convenienza di parcheggio di vetture, ha conferito l’incarico di uno studio di fattibilità avanzato per la realizzazione di rimesse nel cortile condominiale.
Lo studio richiedeva tra altri temi, lo studio dell’aspetto normativo, amministrativo e l’aspetto legale giuridico.
Il risultato dell’analisi legale ha portato ad una immediata sospensione delle operazioni e annullamento dell’iniziativa essendo emerso che occorre ottenere un voto unanime dalla assemblea condominiale.
Una sentenza della Cassazione ritiene, infatti, che a seguito delle operazioni di realizzazione della rimessa in una corte comune, la superficie del terreno non sia più da considerarsi mero supporto al camminare ma diventa una copertura del manufatto sottostante, generando in tal modo un cambio di destinazione d’uso che secondo il Codice Civile richiede una decisione unanime.
E’ evidente che, a meno di realizzazioni che non comportino mutazioni di destinazione d’uso, qualunque progetto sarà destinato ad infrangersi in sede di assemblea condominiale, come è regolarmente accaduto.
L’applicabilità della legge è quindi evidentemente completamente compromessa essendo stato stravolto in tal modo l’intento del legislatore.
La soluzione è praticamente obbligata e si sostanzia in due possibili alternative: o un révirement della Corte di Cassazione, oppure un intervento del legislatore.
In altre parole, o l’interpretazione giurisprudenziale dianzi ricordata muta e la Cassazione introduce un principio diverso, oppure il legislatore interviene modificando la legge, ovvero emanando una normativa di interpretazione autentica allo scopo di chiarire come la normativa in questione debba essere interpretata.
Ad oggi la legge Tognoli è del tutto inapplicabile in ambito condominiale.
Se non si darà ingresso ad uno dei due strumenti sopra ricordati, ogni condomino dissenziente rispetto al progetto dell’autorimessa, indipendentemente dalla sua quota di possesso, potrà sempre adire l’Autorità Giudiziaria con ottime probabilità di ottenere una dichiarazione di nullità della relativa delibera assembleare.
In conclusione, oltre agli altri strumenti urbanistici, in assenza di uno strumento che permetta di realizzare rimesse per autovetture con fondi privati su suoli privati, e quindi a costo zero per la pubblica amministrazione, vediamo più difficile una soluzione del problema traffico/inquinamento nelle città italiane di grande e media dimensione.
Ci attendiamo una seria considerazione dell’argomento ed una conseguente rapida azione da parte del legislatore.
________________
                1 In un caso per molti aspetti singolarmente analogo alla fattispecie in esame, la Suprema Corte ha avuto occasione di sottolineare il principio secondo cui “costituisce innovazione vietate ai sensi del 20 comma dell’ad.1120 cod.civ. (e pertanto deve essere approvata dall’unanimità dei condomini) la costruzione di autorimesse nel sottosuolo del cortile comune, in quanto comporta il mutamento di destinazione del sottosuolo da sostegno delle aree transitabili e delle aree verdi a spazio utilizzato per il ricovero di automezzi (con conseguente modifica di destinazione anche dell’area scoperta sovrastante a copertura dei locali sotterranei) e determina una situazione di permanente esclusione di ogni altro condomino dall’uso e dal godimento di ciascuna autorimessa sotterranea, assegnata ai singoli condomini ancorchè rimasta di proprietà comune” (così Cass.civ., sez.II, 14.12.1988 n. 6817).
            Anche in epoca successiva, dopo l’entrata in vigore della L.122/89, il Supremo Collegio ha evidenziato quale sia l’esatta portata delle disposizioni in essa contenute: “I diritti spettanti a ciascun condomino (in base agli atti di acquisto, ovvero al regolamento condominiale in esso richiamato) sulle parti comuni dell’edificio non possono essere oggetto di delibere assembleari approvate a maggioranza che ne ledano il contenuto, essendo necessaria, a tal fine, una manifestazione unanime di volontà da parte di tutti i condomini, senza che, su tale principio, possa legittimamente incidere il disposto dell’ad. 9, 10 e 30 comma, della L.122 del 1989, che stabilisce le maggioranze richieste per la validità delle deliberazioni assembleari aventi ad oggetto le opere e gli interventi per la realizzazione dei parcheggi, ma non prevede alcuna deroga al principio generale che esclude il potere della maggioranza dei condomini di menomare diritti validamente acquisiti da ciascuno di essi” (così Cass.civ., sez. II, 14.6.1997 n. 5369).
La lettura delle sopra citate sentenze non sembra lasciare spazio a soverchi dubbi circa la estrema opportunità (per non dire la necessità) di avere una delibera adottata all’unanimità. Se, infatti, la costruzione dell’autorimessa deve ritenersi un’innovazione ex art. 1120, 20 comma, cod. civ. – come sostiene la Corte di Cassazione, dare corso all’opera (affidamento dell’incarico di redazione del progetto, sottoscrizione del contratto di appalto, avvio dei lavori) in assenza di una delibera unanime potrebbe esporre i condomini a un rischio assai rilevante. Qualsisi condomino, infatti, potrebbe chiedere (e verosimilmente ottenere) un provvedimento di urgenza che fermi i lavori e instaurare poi un giudizio di merito per far accertare la nullità della delibera assembleare.

Le domande dei soci hanno posto fine all’interessante relazione.

                                                                                                              A cura di Giovanni M. Bottini

lunedì 1 ottobre 2012

Incontro del 24 Maggio 2012 presso il Teatro Nuovo di Milano

CAVEMAN – L’uomo delle caverne – Spettacolo teatrale presso il Teatro “Nuovo” di Milano
(Service Distrettuale con Croce Rossa e IEO)

Una serata decisamente decontratta e divertente quella di giovedì 24, lo scopo era la raccolta per un service importante, lo spettacolo stimolante e coinvolgente.
Il service aveva lo scopo di raccogliere fondi a favore delle giovani donne per scongiurare il tumore della cervice uterina che può essere debellato con diagnosi precoce.
La presenza del nostro club si è fatta sentire ed è positivo che il nostro contributo a questa causa sia stato sensibile.
Lo spettacolo, impostato sul clichè del “one man show”, in questo caso accompagnato da un’orchestrina ed anche da un cagnetto, affronta in modo simpatico e leggero l’eterno confronto tra uomo e donna, tra moglie e marito, riportando episodi tipici della vita di ogni giorno ma ovviamente raccontati con sagacia e spirito notevoli.
Anche nei passaggi più scabrosi del rapporto tra uomo e donna il testo non è risultato mai eccessivo e la recitazione sempre molto fine e controllata.
Insomma una serata diversa in cui però non si sono persi i contenuti fondamentali del service Rotariano ed in cui però ci siamo distratti un po’ dal carico del quotidiano, il che non guasta.

                                                                                                              A cura di Aldo Bottini

Incontro del 3 Maggio 2012 con Lucia Pini : "Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, protagonisti di un'esemplare vicenda collezionistica nella Milano di fine ottocento"

Nella Milano in forte ascesa economica di fine ottocento i fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi facevano parte di una famiglia ben integrata nel tessuto sociale alto borghese della città.
I due fratelli andavano molto d’accordo ma erano assai differenti per carattere ed abitudini: Fausto era decisamente molto mondano e dinamico; al contrario Giuseppe molto più riservato e quieto. Probabilmente il loro grande accordo dipendeva anche dalla complementarietà dei caratteri e delle abitudini.
Giuseppe sposa Carolina Borromeo, quando questa era ancora molto giovane, da cui ebbe cinque figli e con la quale condusse un matrimonio molto felice.
Questo matrimonio rappresenta un tassello importante nell’ascesa della famiglia Valsecchi nell’ambito dell’aristocrazia milanese del tempo.
Proprio in quell’epoca incomincerà un’importante opera di ristrutturazione della loro abitazione e contemporaneamente inizia una raccolta, da parte dei due fratelli, di oggetti neo-rinascimentali che non furono destinati ad una collezione ma bensì inseriti nell’arredo della casa che gli stessi vivevano quotidianamente.
Storicamente siamo appena dopo l’unità d’Italia e l’idea dei fratelli è di connotare fortemente la loro collezione/arredamento sul concetto della nazione unitaria.
L’atteggiamento collezionistico dei fratelli Valsecchi è molto disinvolto ed è facile trovare commistioni di pezzi originali con pezzi rifatti. L’importante è che venga mantenuta una certa armonia nell’operazione. D’altra parte bisogna considerare che si tratta di un arredamento di una casa e non di un allestimento di un museo.
Nell’arredamento della residenza non ci si nega nulla ma tutto viene “camuffato”, coperto, per essere ricondotto allo stile neo-rinascimentale che caratterizza l’intero edificio.
Non sono stati ritrovati elementi che chiariscano la provenienza di tutti i pezzi che sono presenti nella dimora. Su questa mancanza sono state avanzate varie ipotesi di cui quella più suggestiva è che si sia voluto far credere che tutti i pezzi provenissero da eredità in realtà mai esistite; insomma una sorta di ricostruzione di un passato aristocratico che la famiglia non aveva in realtà avuto.
Oggi il palazzo è di proprietà della Regione Lombardia ed ospita la Fondazione che Pasino Bagatti Valsecchi ha costituito dopo aver stabilito che era ormai impossibile abitare una dimora di quel genere.
Il palazzo è oggi un museo che conserva praticamente immutati gli ambienti così come sono stati abitati fino agli ultimi anni e così come viene rappresentato in molte fotografie esposte nei locali dell’immobile.
Le informazioni e le curiosità che ci ha raccontato la dott. ssa Pini, conservatrice del Museo, sono state molte di più anche stimolata da molte domande dei soci che hanno allontanato il tocco della campana che ha poi chiuso la piacevole serata.

                                                                                                                              A cura di Aldo Bottini

Incontro del 10 Maggio 2012 con Ginevra Tomasi Mori : “L’Argento è servito!"

L'arte della tavola del Medioevo al 900 nelle sue molteplici componenti decorative è stato il tema della relazione tenuta, giovedì scorso, dalla d.ssa Ginevra Tomasi esperta e appassionata di argenti. Insieme alla relazione i soci troveranno anche un breve profilo della d.ssa Tomasi. 

La storia dell’arte della tavola comincia dalla caduta dell’Impero romano che segna una rivoluzione nel modo di mangiare: si passa dalla posizione allungata del tirclinio a quella seduta. Questo ovviamente comporta un enorme cambiamento sia nell’apparecchiatura che nella tipologia degli utensili finora usati per mangiare.
Nel Medioevo, la scarsità di cibo fa si che quest’ultimo venga assimilato a un vero e proprio Dio, per cui il pasto assume un carattere sacro e i sovrani lo usano anche a fini politici, come testimoniano quadri e miniature dell’epoca (quale miglior luogo della tavola davanti ad un ricco banchetto per siglare un accordo politico?), quadri che gli storici hanno studiato per comprendere e documentare meglio il ruolo e la funzione dei mobili, stoviglie e i loro usi.
Nel ‘500 e nel ‘600 la tavola si laicizza, mentre si va sempre più affermando la dimensione cerimoniale, addirittura protocollare del pasto presso la corte. Così si entra nell’era del lusso più sfrenato della tavola: vetri, porcellane, argenti, ceramiche, mobili, tovaglie diventano simbolo del potere e della ricchezza di una famiglia e del sovrano stesso. Basta pensare alle sensazionali apparecchiature alla corte di Re Sole a Versailles: lo stile del cosidetto “servizio alla francese” diventerà infatti un punto di riferimento e di imitazione per tutte le corti europee nel secolo d’oro dell’argenteria, il Settecento.
Nell’Ottocento l’ascesa della borghesia, la crescente industrializzazione e l’internazionalizzazione della moda portano una profonda trasformazione nell’arte della tavola: si passa dal servizio alla francese a quello alla russa (poi vediamo meglio di cosa si tratta). Non sono solo più i salotti principali punti di ritrovo della società, ma si affermano bar, brasserie, ristoranti, crocevia della nuova vita urbana.
Infine, nel Novecento, diminuisce la servitù, migliora il generale tenore di vita, lo spazio della casa si ridimensiona e ciò provoca un ulteriore cambiamento nell’arte della tavola, a cui contribuisce anche la nascita del design moderno.

1690-1800 La tavola alla francese
 In questo periodo l’arte della tavola viene codificata tanto da averne una principale figura di riferimento nel maestro di cerimonie detto “officiale della bocca”, cioè un vero e proprio maitre d’hotel che ha il compito di creare armonia, simmetria ed equilibrio nella disposizione della tavola, arrivando addirittura a realizzare dei veri e propri progetti su carta di questi allestimenti grandiosi e spettacolari. La tavola diviene una vera e propria opera d’arte il cui fine è stupire i commensali. Ricordiamo che nel ‘500 anche Leonardo stesso eseguì progetti per i banchetti e gli spettacoli degli Sforza, creando delle vere e proprie macchine scenografiche).
E’ nel ‘700 che nascono quelle che ancora oggi noi chiamiamo le sale da pranzo (fino ad allora si usava mangiare in camera o in anticamera). La peculiarità consisteva nel fatto che la tavola, una volta finito il pranzo, veniva smontata e tolta dalla sala da pranzo.
Il principio fondamentale del servizio alla francese era il fatto che i piati, invece diessere serviti man a mano da un domestico, erano già disposti ed assegnati a tavola secondo i piani ingegnosi del maitre d’hotel, creando così delle scenografie perfette e armoniose. Negli stessi manuali di cucina, non si davano solo ricette, ma anche consigli sulla dispisizione della tavola.
Ad ogni pietanza si cambiava tutto il servizio e se si pensa che uun pasto aveva dai 50 ai 100 piatti, si può capire quanto numerosi fossero i servizi.
E’ in questo periodo che nasce una delle tipologie più spettacolari del sevizio da tavola: il surtout. Un oggetto sia utile che decorativo che riuniva comodamente al suo interno saliere, scatole porta spezie, oliere, zuccheriere, e che veniva posto al centro della tavola. E ne era senz’altro il protagonista più curioso e scenografico: poteva ispirarsi a soggetti fantastici di divinità o personaggi mitologici a soggetti di caccia o scene galanti, fontane e molto altro.
Spesso era in argento o vermeil e i più famosi furono quelli realizzati da Thomas Germani e Messonier, argentieri reali, per Re Sole, e apprezzati e ricercati molto anche dalla corte dello zar.
Nel ‘700 si afferma una concezione più razionale e codificata del servizio da tavola, la cui composizione è fissata una volta per tutte. Il servizio si arrichisce man a mano di elementi sempre più vari e diversi con decori fastosi, chinoiserie, arabeschi, forme monumentali ispirate all’architettura. Insomma è il trionfo della rocaille.
Le posate sono in argento, in oro solo per i sovrani e diventano di uso personale. Oltre a quelle che conosciamo anche oggi, ce n’erano ben altre, ciascuna specifica per un determinato uso: un cucchiaio per olive traforato osì come quello per lo zucchero; quello per il midollo, per la mostarda, per il sale.
Fanno la loro comparsa i piattini da dessert, le zuppiere sempre con il sottopiatto.

L’Ottocento
La rivoluzione francese rivoluziona non solo la politica, ma l’intero modo di viviere. L’arte della tavola e il modo di mangiare subiscono un’internazionalizzazione dovuta alla nuova apertura culturale della società e alla nascita della borghesia. Inoltre l’industrializzazione introduce la produzione in serie di utensili sempre più vari, la cui diffusione è assicurata dai cataloghi a stampa.
Si passa dal servizio alla francese a quello alla russa (nonostante il nome è nato in Inghilterra): mentre nel primo, come abbiamo visto, la tavola all’arrivo dei commensali era già apparecchiata, nel servizio alla russa i piatti vengono portati man a mano e presentati a ciascun commensale. Si tratta di un servizio dall’effetto meno fastoso e scenografico ma più pratico. Per questo Napoleone conservò per i suoi banchetti imperiali l’uso del servizio alla francese.
Antoin Careme (1783-1833) fu il maggior teorico dell’arte della tavola nell’’800. Era anche chef de bouche, cioè assaggiatore pressoil ministro Tyllerand, poi presso la corte inglese, quella russa degli zar e del barone Rothshild.
Nelle sue molteplici opere pone le basi della tavola moderna.
Nell’800 la sala da pranzo si impone in tutte le abitazioni nobili e borghesi; la tavola non è più “volante” ma è il mobile principale nella sala da pranzo e per questo viene arricchita e decorata.
Il surtout è sempre presente sulla tavola, ma ora con la sola funzione decorativa, diventa monumentale; può essere in argento, pietra dura, marmo, bronzo e segue un preciso e ben studiato progetto decorativo e iconografico: vedi quello del duca di Orleans alto pù di un metro.
I bicchieri acquistano il loro posto sulla tavola e si diversificano in quelli davino, da liquore, acqua e champagne. Queste varie tipologie vengono prodotte per la prima volta dalla cristalleria S.Louis, attiva dal 1781. La decorazione più tipica dei vetri di questo periodo è quella a punta di diamante.
L’arte cristalliera molto importante in Francia fu quella di Baccarat.
Si stabiliscono i nuovi orari dei pasti: oltre alla prima colazione, alle 11 c’è il pranzo, alle 18 la cena e alle 22, dopo gli spettacoli e la vita notturna, il souper, il pasto favorito dall’aristocrazia e molto amato da Stendhal. Dopo la rivoluzione, l’aristocratico souper fu sostituito dall’attuale buffet, dove appunto ci si serviva in piedi.
Dopo cena si beveva molto ed una delle bevande preferite, oltre agli alcolici, era il the (l’abitudine di prendere il the nel pomeriggio, di origine inglese, si afferma solo alla metà dell’800). Si afferma l’abitudine di gustare il gelato dopo cena.
Le salsiere, in uso dal regno di Luigi XIV, con anse laterali simmetriche e il piatto inizialmente staccato dal corpo.
Le oliere, già in uso nel ‘600; la loro forma si evolve neisecoli: nasce un vassoietto su cui sono fissati contenitori cilindrici traforati in cui si inseriscono le ampolle in vetro; al manico centrale sono fissati i porta tappi. Nel periodo della Reggenza l’aliera diventa un vassoio con i piedini, ma senza coperchio né manico a cui sono fissati deicerchi d’argento che contengono le ampolle. Di origine francese, l’oliera si diffonde rapidamente presso gli altri paesi europei.
Le saliere: l’importanza ancestrale e primordiale conferita al sale è all’origine di un vero e proprio culto che dal medioevo sopravvive per tutto l’800. Questo rispetto del sale è trasversale e non si limita solo alle classi nobili e abbienti. Il sale inoltre poteva esser confuso con la polvere dell’arsenico usata per gli avvelenamenti e per questo, soprattutto nel ‘500 e ‘600, le saliere erano tenute sottochiave. Nella seconda metà del ‘700 si diffondono saliere di dimensioni più piccole, una per ciascun convitato; molto spesso, per evitare la corrosione del metallo, la saliera è rivestita in vermeil o presenta una vasca in vetro.
Le zuccheriere: lo zucchero, fino al ‘500, è un alimento raro e molto costoso; la Francia lo importava dalle Antille. Sembra che la nascita della zuccheriera sia un’invenzione del cardinale Mazzarino: in Francia si trovano i modelli più originali di zuccheriera, come coppe trompe l’oeil che raffigurano grandi frutti, ma conosce grande diffusione anche lo spargizucchero. In Inghilterra e in Italia hanno grande diffusione le zuccheriere composte da coppe in cristallo montate su cestini traforati.
Le scatole per le spezie a 3 scomparti (come le saliere sono tenute sotto chiave perché il pepe, la cannella e la noce moscata erano molto costose e rare) e le mostardiere.
Le glacette per tenere in fresco i bicchieri, le bottiglie o i gelati. I bicchieri infatti non venivano messi sulla tavola, ma un servitore li porgeva ai commensali direttamente dal rinfrescatoio; così come sulla tavola non comparivano né brocche per l’acqua né per il vino, che venivano tenuti al fresco in appositi cestelli. Solo nel primo ‘800 si diffonde l’uso del sottobottiglia.
I rinfrescatoi erano in argento per il vino e molto più spesso in porcellana per i bicchieri.
Le teiere: la storia della teiera è legata a quella della compagnia delle Indie; l’introduzione in Europa delle bevande quali the, caffè e cioccolata rivoluziona i costumi e conferisce un nuovo orientamento all’opera degli orefici. Il the viene immesso sul mercato europeo nel 1610 e i primi consumatori lo usano come medicinale, ponendo una manciata di foglie in una tazza di acqua bollente, secondo l’uso cinese. Solo in un secondo tempo, in Inghilterra, il the viene apprezzato anche come bevanda e lo si inizia a bere per il piacere del suo gusto e anche per snobismo, in quanto bevanda molto costosa riservata ad un’èlite.
Il the e la teiera diventano strumenti di un rito borghese che rivoluziona i costumi e l’arredamento domestico; nasce così il servizio da the con bollitore, scatole, misurini, cucchiaini a forma di colino, samovar (contenitore che serve per tenere l’acqua in caldo).
Le cioccolatiere: sebbene il cioccolato sia importato in Spagna dal Messico sin dal ‘500, il suo uso si diffonde in Europa solo verso la metà del ‘600, grazie alle regine spagnole Anna d’Austria e Maria Teresa di Spagna.
La sposa del Re Sole, rimasta molto legata alle tradizioni spagnole, fa preparare la cioccolata alla sua cameriera, la Molina, così la corte, prima per imitazione, poi per piacere, fa sua la moda del cioccolato.
La cioccolatiera ha una forma piuttosto alta e allungata, deve avere un coperchio bucato per far passare il manico che serve a mescolare continuamente la cioccolata, che altrimenti rischia di aggrumarsi. Spesso la cioccolatiera è installata su tre piedini che permettono di inserire sotto il suo corpo un fornellino a spirito.
Benchè più fragile, la porcellana resta il materiale preferito dai paesi nordici per le cioccolatiere.
Le caffettiere: il caffè proveniente dall’Arabia fa la sua comparsa in Europa verso la metà del ‘600. Come per il the e il cioccolato, il caffè giunge inizialmente in piccole quantità ed è consumato a scopo medicinale; in seguito la bontà del suo sapore ha il sopravvento e diventa una bevanda alla moda nei salotti parigini.
Nasce così la caffettiera: di solito in argento, accompagnata da uno scaldino, e con un becco molto alto, così che i fondi del caffè possano depositarsi sul fondo senza essere travasati nelle tazzine. Il manico di legno o d’avorio serve da isolante. La predilezione dell’Italia per il caffè si riflette nelle dimensioni importanti delle caffettiere.
Le alzate : oltre ai vassoi, già nel ‘500 si diffonde l’uso di un piccolo vassoio rotondo montato su piede centrale detto “alzata”, usato per serire i bicchieri o sulla toiletta per appoggiare i guanti profumati (i guanti dei religiosi venivano invece poggiati su una guantiera). Spesso reca inciso uno stemma nobiliare. Poiché l’alzata è di origine italiana, è qui che conosce la sua massima diffusione. La Francia, L’Inghilterra e la Germania ne adottano l’uso nel ‘600.
Nell’800 l’alzata perde la sua funzione principale e diventa un oggetto decorativo.

                                                                                                                                                         A cura di Ginevra Tomasi
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GINEVRA TOMASI
Si laurea in lettere moderne con indirizzo storico artistico presso l’Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sui bronzi del mobile Impero in Toscana; questa diventerà l’anno successivo, 1999, un volume pubblicato dalla casa editrice Olschki con il titolo “Bronzi del mobile Impero in Toscana: le tecniche e gli artisti”, che sarà presentato dal Comitato Nazionale Antiquari all’interno della Biennale diPalazzo Corsini e favorevolmente accolto dalla critica.
Prima di stabilirsi per qualche anno in Francia, a Parigi, dove apprende “sul campo” il mestiere di antiquario, collabora con l’allora direttore del museo di Palazzo Pitti a Firenze, Prof. Sisi, e con lo storico dell’arte Enrico Colle per la ricerca suimobili fiorentini del XIX secolo.
Collabora con le riviste di antiquariato “Arte” e con “Antiquariato” di Mondadori.
Per un certo periodo, collabora con la casa d’aste Sotheby’s come esperta in argenti antiche.
Dal 2000 gestisce una galleria di antiquariato specializzata in argenti antichi nel centro di Milano, partecipando alle più importanti mostre nazionali ed internazionali di antiquariato. E nella galleria realizza conferenze in collaborazione con il FAI.
Dal 2008 apre un proprio negozio, dove tratta principalmente bijoux e gioielli d’epoca, in zona Porta Venezia.