martedì 2 ottobre 2012

Incontro del 7 Giugno 2012 con Giovanni Bottini : “Un piano parcheggi come risorsa per la città”

L’amico Giovanni Bottini ha intrattenuto i presenti su un tema quanto mai scottante, quanto mai attuale e quanto mai irrisolto. Quello dei boxes interrati, malvisti da molti, tollerati da altri e incomprensibilmente auspicati da pochi. Perché lo si può intuire visti i cantieri non completati, per la verità non molti, ma che hanno prodotto un danno ai cittadini che abitano laddove sono ancora aperti.
E’ un dato accertato che le automobili dei residenti nelle zone centrali e adiacenti, non disponendo di rimesse private, occupano vasti tratti dei posteggi a lato della strada, superficie pubblica.

REALE APPLICABILITA’ ED EFFICACIA DELLA LEGGE “TOGNOLI” PER LE RIMESSE INTERRATE IN AMBITO CONDOMINIALE E RICADUTA SU MOBILITA’, QUALITA’ DELLA VITA, ECONOMIA.

SITUAZIONE GENERALE
L’Italia e in particolare Milano, con tutte le altre aree metropolitane con ampi problemi di traffico, si ritrova spogliata di uno strumento urbanistico semplice ed efficace per un contributo alla riduzione del traffico e dell’inquinamento atmosferico.
E’ un dato accertato che le automobili dei residenti nelle zone centrali e adiacenti, non disponendo di rimesse private, occupano vasti tratti dei posteggi a lato della strada, superficie pubblica.
Questo provoca:
  • la riduzione della sezione percorribile e quindi della velocità, anche dei mezzi pubblici,
  • un allungamento della ricerca dei posteggi da parte del traffico avventizio con rallentamento della velocità del traffico,
  • la riduzione della capacità del trasporto pubblico che, perdendo di efficienza, viene abbandonato in favore di mezzi privati,
  • incremento dei consumi e dell’inquinamento.
D’altro canto la possibilità di dare il via alla realizzazione di rimesse interrate, oltre ad evitare i danni elencati offre alcuni aspetti positivi:
  • incentivo ad opere edili tecnologicamente complesse, con specializzazione di imprese e tecnici,
  • aumento delle operazioni edili con conseguente assunzione di mano d’opera,
  • rimozione di consistenti tratti di parcheggio su strada con notevole miglioramento della percezione dell’ambiente urbano,
  • aumento del patrimonio edilizio e del suo valore senza aggravio sul tessuto urbano e sulle finanze pubbliche,
  • aumento del gettito fiscale,
  • utilizzo di fondi privati per investimenti sicuri. 
Tra le numerose opzioni per dare un poco di ossigeno alla economia, una soluzione semplice e rapida potrebbe essere data da una semplice analisi della situazione dei posti auto pertinenziali.

ANALISI DEI POTENZIALI BENEFICI
La realizzazione di rimesse interrate di tipo privato potrebbe concorrere ad ottenere il risultato che era atteso dal Piano Casa con maggiore faciltà, rimovendo o meglio superando per sua natura le obiezioni che portarono le regioni a limitarne l’efficacia.
Partendo dall’analisi dei fabbisogni di posti auto privati eseguita dal Comune di Milano, che prenderemo come caso esemplare confidando in una facile estensione dei numeri a livello nazionale, si mostrerà che un intervento semplice e di nessun costo per le amministrazioni dà la possibilità ad un buon numero potenziale di operatori privati di attivare investimenti proficui per la comunità sotto tutti i punti di vista.
I numeri esposti di seguito sono il frutto di una analisi condotta con criteri scientifici tenuto conto della possibilità di esprimere i risultati in termini economici per avere riferimenti omogenei e confrontabili.
Naturalmente le indicazioni rappresentano un potenziale attivabile che rimane nelle disponibilità e nella iniziativa di privati i quali tanto più saranno disposti all’iniziativa quanto maggiore sarà per loro evidente una convenienza, anche fiscale.
I benefici di ordine economico devono essere sommati ai benefici ottenibili a livello di miglioramento di qualità della vita senza rinunciare o penalizzare eccessivamente il possesso di autovetture.
Il patrimonio edilizio delle nostre città è in gran parte costituito da edifici vecchi o antichi (prima della II guerra), edifici del secondo dopoguerra (speculazione edilizia), solo pochi sono gli edifici e recenti.
Pochissimi dei primi e pochi dei secondi sono dotati di autorimesse motivo per il quale le strade circostanti sono occupate da autovetture parcheggiate in modo stabile.
Questo contribuisce a ridurre la sezione delle strade limitandone la scorrevolezza e aggiungendo una mancanza cronica di stalli di sosta temporanea inducendo quello che si definisce un traffico parassita costituito dalle auto che hanno raggiunto la loro destinazione ma continuano a circolare solo per trovare un posteggio.
Questi edifici hanno spesso corti adatte alla realizzazione di rimesse interrate a rampa o meccanizzate nelle quali ricoverare le auto dei residenti con molteplici conseguenze benefiche che riassumiamo molto brevemente:
  • riduzione delle auto in sosta permanente,
  • aumento della disponibilità di aree urbane,
  • possibilità di incremento alla viabilità pubblica,
  • possibilità di aumento della viabilità “dolce” (pedoni - biciclette),
  • riduzione del traffico parassita,
  • riduzione di emissione di gas serra e tossici,
  • aumento della fluidità di traffico e della velocità del trasporto pubblico,
  • miglioramento della percezione visiva dell’ambiente urbano,
  • attivazione di un consistente volume di appalti edili,
  • aumento della occupazione edile,
  • sviluppo della tecnologia specifica,
  • generazione di un gettito fiscale composto da IVA, IRPEF, ICI,
  • aumento del valore specifico degli immobili dotati di autorimessa,
  • nessun esborso di incentivazione da parte delle casse pubbliche. 
La limitazione ingenerata dal contrasto tra le intenzioni della legge Tognoli e la legislazione riguardante gli aspetti decisionali in ambito condominiale ha sicuramente limitato moltissimo l’attuazione di un comportamento virtuoso.
Una interpretazione in questo senso data dall’autorità competente che dia priorità ed efficacia alla intenzione autentica della legge libererebbe sicuramente un potenziale beneficio all’ambiente urbano ed alla situazione economica.

ANALISI DEI POTENZIALI BENEFICI
I seguenti conteggi sono stati elaborati da Sistematica SpA utilizzando sistemi ed elementi ampiamente utilizzati internazionalmente per i più avanzati studi di urbanistica e mobilità.
Basando la analisi sul fabbisogno di posti auto privati rilevato dal Comune di Milano, su un totale di 90.000 stalli si è deciso di conteggiare per prudenza solo un terzo: 30.000 stalli su strada da eliminare.

Benefici diretti infrastrutturali
▪ 375.000 m2 di superficie di spazio pubblico risparmiata (equivalente alla superficie dell’iniziativa City Life alla ex area Fiera)
                Questo equivale a :
                  75 Km di corsie dedicate al TPL di superficie, pari al 85% della rete attuale
                oppure
                  150 Km di piste ciclabili bidirezionali, pari al 203% della rete attuale.

Benefici ecologici
  8,77 tonnellate di inquinanti eliminate (SO2, NOx, PM, CO, COVNM, CO2)

Benefici indiretti ambientali ▪
________________________
*  Questa valutazione non considera l’intrusione visiva e qualità dello spazio urbano, la potenziale fluidificazione del traffico privato, il potenziale spostamento modale su ciclabile/tpl.

  2.941.138 €  per il tempo di viaggio risparmiato dai residenti
     306.922 €  di costo della congestione come esternalità (impatto sulla viabilità)
     173.529 €  di risparmio in termini di inquinamento atmosferico e ambientale
       97.314 €  di risparmio in termini di inquinamento acustico
     184.745 €  di risparmio in termini di sicurezza.

Benefici di ordine economico                               Benefici di gettito fiscale
  900.000.000 €  totale degli appalti realizzabile          90.000.000 €  totale gettito IVA al 10% in tot.
                             su 30.000 stalli                                  5.400.000 €  totale gettito IRPEF in totale
                                                                                         900.000 €  totale gettito ICI annuale
Totale
  3.703.648 €  di risparmio ogni anno
95.400.000 €  gettito fiscale una tantum
     900.000 €  gettito fiscale ogni anno

VALORI LIMITATI ALLA SOLA CITTA’ DI MILANO
Lasciamo al lettore una facile operazione di estensione dell’applicazione a livello nazionale per avere un quadro della portata dei benefici economici, fiscali, ambientali che questa semplice azione potrebbe portare.
Il ridottissimo impiego di risorse e di tempo che richiede la messa in campo di questa azione, rapportata ai benefici previsti, giustifica perfettamente di non attendere la adozione del nuovo regolamento condominiale la cui legge deve ancora seguire l’iter parlamentare.

NECESSITA’ DI INTERVENTO INTERPRETATIVO DELLA LEGGE TOGNOLI
Nell’approccio progettuale per l’ideazione e realizzazione di rimesse interrate di pertinenza esclusiva, spesso viene citata la legge “Tognoli” come uno strumento per ottenere facilmente e celermente le autorizzazioni necessarie all’opera.
In modo particolare tale citazione viene spesso fatta in casi di rimesse private in suolo privato, riportando che la legge richiede una votazione da parte del condominio ottenuta con la maggioranza semplice dei millesimi e dei condomini.
Nella realtà dei fatti le cose stanno diversamente.
Recentemente è accaduto a un condominio milanese sito in posizione centralissima, e quindi con forte necessità e convenienza di parcheggio di vetture, ha conferito l’incarico di uno studio di fattibilità avanzato per la realizzazione di rimesse nel cortile condominiale.
Lo studio richiedeva tra altri temi, lo studio dell’aspetto normativo, amministrativo e l’aspetto legale giuridico.
Il risultato dell’analisi legale ha portato ad una immediata sospensione delle operazioni e annullamento dell’iniziativa essendo emerso che occorre ottenere un voto unanime dalla assemblea condominiale.
Una sentenza della Cassazione ritiene, infatti, che a seguito delle operazioni di realizzazione della rimessa in una corte comune, la superficie del terreno non sia più da considerarsi mero supporto al camminare ma diventa una copertura del manufatto sottostante, generando in tal modo un cambio di destinazione d’uso che secondo il Codice Civile richiede una decisione unanime.
E’ evidente che, a meno di realizzazioni che non comportino mutazioni di destinazione d’uso, qualunque progetto sarà destinato ad infrangersi in sede di assemblea condominiale, come è regolarmente accaduto.
L’applicabilità della legge è quindi evidentemente completamente compromessa essendo stato stravolto in tal modo l’intento del legislatore.
La soluzione è praticamente obbligata e si sostanzia in due possibili alternative: o un révirement della Corte di Cassazione, oppure un intervento del legislatore.
In altre parole, o l’interpretazione giurisprudenziale dianzi ricordata muta e la Cassazione introduce un principio diverso, oppure il legislatore interviene modificando la legge, ovvero emanando una normativa di interpretazione autentica allo scopo di chiarire come la normativa in questione debba essere interpretata.
Ad oggi la legge Tognoli è del tutto inapplicabile in ambito condominiale.
Se non si darà ingresso ad uno dei due strumenti sopra ricordati, ogni condomino dissenziente rispetto al progetto dell’autorimessa, indipendentemente dalla sua quota di possesso, potrà sempre adire l’Autorità Giudiziaria con ottime probabilità di ottenere una dichiarazione di nullità della relativa delibera assembleare.
In conclusione, oltre agli altri strumenti urbanistici, in assenza di uno strumento che permetta di realizzare rimesse per autovetture con fondi privati su suoli privati, e quindi a costo zero per la pubblica amministrazione, vediamo più difficile una soluzione del problema traffico/inquinamento nelle città italiane di grande e media dimensione.
Ci attendiamo una seria considerazione dell’argomento ed una conseguente rapida azione da parte del legislatore.
________________
                1 In un caso per molti aspetti singolarmente analogo alla fattispecie in esame, la Suprema Corte ha avuto occasione di sottolineare il principio secondo cui “costituisce innovazione vietate ai sensi del 20 comma dell’ad.1120 cod.civ. (e pertanto deve essere approvata dall’unanimità dei condomini) la costruzione di autorimesse nel sottosuolo del cortile comune, in quanto comporta il mutamento di destinazione del sottosuolo da sostegno delle aree transitabili e delle aree verdi a spazio utilizzato per il ricovero di automezzi (con conseguente modifica di destinazione anche dell’area scoperta sovrastante a copertura dei locali sotterranei) e determina una situazione di permanente esclusione di ogni altro condomino dall’uso e dal godimento di ciascuna autorimessa sotterranea, assegnata ai singoli condomini ancorchè rimasta di proprietà comune” (così Cass.civ., sez.II, 14.12.1988 n. 6817).
            Anche in epoca successiva, dopo l’entrata in vigore della L.122/89, il Supremo Collegio ha evidenziato quale sia l’esatta portata delle disposizioni in essa contenute: “I diritti spettanti a ciascun condomino (in base agli atti di acquisto, ovvero al regolamento condominiale in esso richiamato) sulle parti comuni dell’edificio non possono essere oggetto di delibere assembleari approvate a maggioranza che ne ledano il contenuto, essendo necessaria, a tal fine, una manifestazione unanime di volontà da parte di tutti i condomini, senza che, su tale principio, possa legittimamente incidere il disposto dell’ad. 9, 10 e 30 comma, della L.122 del 1989, che stabilisce le maggioranze richieste per la validità delle deliberazioni assembleari aventi ad oggetto le opere e gli interventi per la realizzazione dei parcheggi, ma non prevede alcuna deroga al principio generale che esclude il potere della maggioranza dei condomini di menomare diritti validamente acquisiti da ciascuno di essi” (così Cass.civ., sez. II, 14.6.1997 n. 5369).
La lettura delle sopra citate sentenze non sembra lasciare spazio a soverchi dubbi circa la estrema opportunità (per non dire la necessità) di avere una delibera adottata all’unanimità. Se, infatti, la costruzione dell’autorimessa deve ritenersi un’innovazione ex art. 1120, 20 comma, cod. civ. – come sostiene la Corte di Cassazione, dare corso all’opera (affidamento dell’incarico di redazione del progetto, sottoscrizione del contratto di appalto, avvio dei lavori) in assenza di una delibera unanime potrebbe esporre i condomini a un rischio assai rilevante. Qualsisi condomino, infatti, potrebbe chiedere (e verosimilmente ottenere) un provvedimento di urgenza che fermi i lavori e instaurare poi un giudizio di merito per far accertare la nullità della delibera assembleare.

Le domande dei soci hanno posto fine all’interessante relazione.

                                                                                                              A cura di Giovanni M. Bottini

lunedì 1 ottobre 2012

Incontro del 24 Maggio 2012 presso il Teatro Nuovo di Milano

CAVEMAN – L’uomo delle caverne – Spettacolo teatrale presso il Teatro “Nuovo” di Milano
(Service Distrettuale con Croce Rossa e IEO)

Una serata decisamente decontratta e divertente quella di giovedì 24, lo scopo era la raccolta per un service importante, lo spettacolo stimolante e coinvolgente.
Il service aveva lo scopo di raccogliere fondi a favore delle giovani donne per scongiurare il tumore della cervice uterina che può essere debellato con diagnosi precoce.
La presenza del nostro club si è fatta sentire ed è positivo che il nostro contributo a questa causa sia stato sensibile.
Lo spettacolo, impostato sul clichè del “one man show”, in questo caso accompagnato da un’orchestrina ed anche da un cagnetto, affronta in modo simpatico e leggero l’eterno confronto tra uomo e donna, tra moglie e marito, riportando episodi tipici della vita di ogni giorno ma ovviamente raccontati con sagacia e spirito notevoli.
Anche nei passaggi più scabrosi del rapporto tra uomo e donna il testo non è risultato mai eccessivo e la recitazione sempre molto fine e controllata.
Insomma una serata diversa in cui però non si sono persi i contenuti fondamentali del service Rotariano ed in cui però ci siamo distratti un po’ dal carico del quotidiano, il che non guasta.

                                                                                                              A cura di Aldo Bottini

Incontro del 3 Maggio 2012 con Lucia Pini : "Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, protagonisti di un'esemplare vicenda collezionistica nella Milano di fine ottocento"

Nella Milano in forte ascesa economica di fine ottocento i fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi facevano parte di una famiglia ben integrata nel tessuto sociale alto borghese della città.
I due fratelli andavano molto d’accordo ma erano assai differenti per carattere ed abitudini: Fausto era decisamente molto mondano e dinamico; al contrario Giuseppe molto più riservato e quieto. Probabilmente il loro grande accordo dipendeva anche dalla complementarietà dei caratteri e delle abitudini.
Giuseppe sposa Carolina Borromeo, quando questa era ancora molto giovane, da cui ebbe cinque figli e con la quale condusse un matrimonio molto felice.
Questo matrimonio rappresenta un tassello importante nell’ascesa della famiglia Valsecchi nell’ambito dell’aristocrazia milanese del tempo.
Proprio in quell’epoca incomincerà un’importante opera di ristrutturazione della loro abitazione e contemporaneamente inizia una raccolta, da parte dei due fratelli, di oggetti neo-rinascimentali che non furono destinati ad una collezione ma bensì inseriti nell’arredo della casa che gli stessi vivevano quotidianamente.
Storicamente siamo appena dopo l’unità d’Italia e l’idea dei fratelli è di connotare fortemente la loro collezione/arredamento sul concetto della nazione unitaria.
L’atteggiamento collezionistico dei fratelli Valsecchi è molto disinvolto ed è facile trovare commistioni di pezzi originali con pezzi rifatti. L’importante è che venga mantenuta una certa armonia nell’operazione. D’altra parte bisogna considerare che si tratta di un arredamento di una casa e non di un allestimento di un museo.
Nell’arredamento della residenza non ci si nega nulla ma tutto viene “camuffato”, coperto, per essere ricondotto allo stile neo-rinascimentale che caratterizza l’intero edificio.
Non sono stati ritrovati elementi che chiariscano la provenienza di tutti i pezzi che sono presenti nella dimora. Su questa mancanza sono state avanzate varie ipotesi di cui quella più suggestiva è che si sia voluto far credere che tutti i pezzi provenissero da eredità in realtà mai esistite; insomma una sorta di ricostruzione di un passato aristocratico che la famiglia non aveva in realtà avuto.
Oggi il palazzo è di proprietà della Regione Lombardia ed ospita la Fondazione che Pasino Bagatti Valsecchi ha costituito dopo aver stabilito che era ormai impossibile abitare una dimora di quel genere.
Il palazzo è oggi un museo che conserva praticamente immutati gli ambienti così come sono stati abitati fino agli ultimi anni e così come viene rappresentato in molte fotografie esposte nei locali dell’immobile.
Le informazioni e le curiosità che ci ha raccontato la dott. ssa Pini, conservatrice del Museo, sono state molte di più anche stimolata da molte domande dei soci che hanno allontanato il tocco della campana che ha poi chiuso la piacevole serata.

                                                                                                                              A cura di Aldo Bottini

Incontro del 10 Maggio 2012 con Ginevra Tomasi Mori : “L’Argento è servito!"

L'arte della tavola del Medioevo al 900 nelle sue molteplici componenti decorative è stato il tema della relazione tenuta, giovedì scorso, dalla d.ssa Ginevra Tomasi esperta e appassionata di argenti. Insieme alla relazione i soci troveranno anche un breve profilo della d.ssa Tomasi. 

La storia dell’arte della tavola comincia dalla caduta dell’Impero romano che segna una rivoluzione nel modo di mangiare: si passa dalla posizione allungata del tirclinio a quella seduta. Questo ovviamente comporta un enorme cambiamento sia nell’apparecchiatura che nella tipologia degli utensili finora usati per mangiare.
Nel Medioevo, la scarsità di cibo fa si che quest’ultimo venga assimilato a un vero e proprio Dio, per cui il pasto assume un carattere sacro e i sovrani lo usano anche a fini politici, come testimoniano quadri e miniature dell’epoca (quale miglior luogo della tavola davanti ad un ricco banchetto per siglare un accordo politico?), quadri che gli storici hanno studiato per comprendere e documentare meglio il ruolo e la funzione dei mobili, stoviglie e i loro usi.
Nel ‘500 e nel ‘600 la tavola si laicizza, mentre si va sempre più affermando la dimensione cerimoniale, addirittura protocollare del pasto presso la corte. Così si entra nell’era del lusso più sfrenato della tavola: vetri, porcellane, argenti, ceramiche, mobili, tovaglie diventano simbolo del potere e della ricchezza di una famiglia e del sovrano stesso. Basta pensare alle sensazionali apparecchiature alla corte di Re Sole a Versailles: lo stile del cosidetto “servizio alla francese” diventerà infatti un punto di riferimento e di imitazione per tutte le corti europee nel secolo d’oro dell’argenteria, il Settecento.
Nell’Ottocento l’ascesa della borghesia, la crescente industrializzazione e l’internazionalizzazione della moda portano una profonda trasformazione nell’arte della tavola: si passa dal servizio alla francese a quello alla russa (poi vediamo meglio di cosa si tratta). Non sono solo più i salotti principali punti di ritrovo della società, ma si affermano bar, brasserie, ristoranti, crocevia della nuova vita urbana.
Infine, nel Novecento, diminuisce la servitù, migliora il generale tenore di vita, lo spazio della casa si ridimensiona e ciò provoca un ulteriore cambiamento nell’arte della tavola, a cui contribuisce anche la nascita del design moderno.

1690-1800 La tavola alla francese
 In questo periodo l’arte della tavola viene codificata tanto da averne una principale figura di riferimento nel maestro di cerimonie detto “officiale della bocca”, cioè un vero e proprio maitre d’hotel che ha il compito di creare armonia, simmetria ed equilibrio nella disposizione della tavola, arrivando addirittura a realizzare dei veri e propri progetti su carta di questi allestimenti grandiosi e spettacolari. La tavola diviene una vera e propria opera d’arte il cui fine è stupire i commensali. Ricordiamo che nel ‘500 anche Leonardo stesso eseguì progetti per i banchetti e gli spettacoli degli Sforza, creando delle vere e proprie macchine scenografiche).
E’ nel ‘700 che nascono quelle che ancora oggi noi chiamiamo le sale da pranzo (fino ad allora si usava mangiare in camera o in anticamera). La peculiarità consisteva nel fatto che la tavola, una volta finito il pranzo, veniva smontata e tolta dalla sala da pranzo.
Il principio fondamentale del servizio alla francese era il fatto che i piati, invece diessere serviti man a mano da un domestico, erano già disposti ed assegnati a tavola secondo i piani ingegnosi del maitre d’hotel, creando così delle scenografie perfette e armoniose. Negli stessi manuali di cucina, non si davano solo ricette, ma anche consigli sulla dispisizione della tavola.
Ad ogni pietanza si cambiava tutto il servizio e se si pensa che uun pasto aveva dai 50 ai 100 piatti, si può capire quanto numerosi fossero i servizi.
E’ in questo periodo che nasce una delle tipologie più spettacolari del sevizio da tavola: il surtout. Un oggetto sia utile che decorativo che riuniva comodamente al suo interno saliere, scatole porta spezie, oliere, zuccheriere, e che veniva posto al centro della tavola. E ne era senz’altro il protagonista più curioso e scenografico: poteva ispirarsi a soggetti fantastici di divinità o personaggi mitologici a soggetti di caccia o scene galanti, fontane e molto altro.
Spesso era in argento o vermeil e i più famosi furono quelli realizzati da Thomas Germani e Messonier, argentieri reali, per Re Sole, e apprezzati e ricercati molto anche dalla corte dello zar.
Nel ‘700 si afferma una concezione più razionale e codificata del servizio da tavola, la cui composizione è fissata una volta per tutte. Il servizio si arrichisce man a mano di elementi sempre più vari e diversi con decori fastosi, chinoiserie, arabeschi, forme monumentali ispirate all’architettura. Insomma è il trionfo della rocaille.
Le posate sono in argento, in oro solo per i sovrani e diventano di uso personale. Oltre a quelle che conosciamo anche oggi, ce n’erano ben altre, ciascuna specifica per un determinato uso: un cucchiaio per olive traforato osì come quello per lo zucchero; quello per il midollo, per la mostarda, per il sale.
Fanno la loro comparsa i piattini da dessert, le zuppiere sempre con il sottopiatto.

L’Ottocento
La rivoluzione francese rivoluziona non solo la politica, ma l’intero modo di viviere. L’arte della tavola e il modo di mangiare subiscono un’internazionalizzazione dovuta alla nuova apertura culturale della società e alla nascita della borghesia. Inoltre l’industrializzazione introduce la produzione in serie di utensili sempre più vari, la cui diffusione è assicurata dai cataloghi a stampa.
Si passa dal servizio alla francese a quello alla russa (nonostante il nome è nato in Inghilterra): mentre nel primo, come abbiamo visto, la tavola all’arrivo dei commensali era già apparecchiata, nel servizio alla russa i piatti vengono portati man a mano e presentati a ciascun commensale. Si tratta di un servizio dall’effetto meno fastoso e scenografico ma più pratico. Per questo Napoleone conservò per i suoi banchetti imperiali l’uso del servizio alla francese.
Antoin Careme (1783-1833) fu il maggior teorico dell’arte della tavola nell’’800. Era anche chef de bouche, cioè assaggiatore pressoil ministro Tyllerand, poi presso la corte inglese, quella russa degli zar e del barone Rothshild.
Nelle sue molteplici opere pone le basi della tavola moderna.
Nell’800 la sala da pranzo si impone in tutte le abitazioni nobili e borghesi; la tavola non è più “volante” ma è il mobile principale nella sala da pranzo e per questo viene arricchita e decorata.
Il surtout è sempre presente sulla tavola, ma ora con la sola funzione decorativa, diventa monumentale; può essere in argento, pietra dura, marmo, bronzo e segue un preciso e ben studiato progetto decorativo e iconografico: vedi quello del duca di Orleans alto pù di un metro.
I bicchieri acquistano il loro posto sulla tavola e si diversificano in quelli davino, da liquore, acqua e champagne. Queste varie tipologie vengono prodotte per la prima volta dalla cristalleria S.Louis, attiva dal 1781. La decorazione più tipica dei vetri di questo periodo è quella a punta di diamante.
L’arte cristalliera molto importante in Francia fu quella di Baccarat.
Si stabiliscono i nuovi orari dei pasti: oltre alla prima colazione, alle 11 c’è il pranzo, alle 18 la cena e alle 22, dopo gli spettacoli e la vita notturna, il souper, il pasto favorito dall’aristocrazia e molto amato da Stendhal. Dopo la rivoluzione, l’aristocratico souper fu sostituito dall’attuale buffet, dove appunto ci si serviva in piedi.
Dopo cena si beveva molto ed una delle bevande preferite, oltre agli alcolici, era il the (l’abitudine di prendere il the nel pomeriggio, di origine inglese, si afferma solo alla metà dell’800). Si afferma l’abitudine di gustare il gelato dopo cena.
Le salsiere, in uso dal regno di Luigi XIV, con anse laterali simmetriche e il piatto inizialmente staccato dal corpo.
Le oliere, già in uso nel ‘600; la loro forma si evolve neisecoli: nasce un vassoietto su cui sono fissati contenitori cilindrici traforati in cui si inseriscono le ampolle in vetro; al manico centrale sono fissati i porta tappi. Nel periodo della Reggenza l’aliera diventa un vassoio con i piedini, ma senza coperchio né manico a cui sono fissati deicerchi d’argento che contengono le ampolle. Di origine francese, l’oliera si diffonde rapidamente presso gli altri paesi europei.
Le saliere: l’importanza ancestrale e primordiale conferita al sale è all’origine di un vero e proprio culto che dal medioevo sopravvive per tutto l’800. Questo rispetto del sale è trasversale e non si limita solo alle classi nobili e abbienti. Il sale inoltre poteva esser confuso con la polvere dell’arsenico usata per gli avvelenamenti e per questo, soprattutto nel ‘500 e ‘600, le saliere erano tenute sottochiave. Nella seconda metà del ‘700 si diffondono saliere di dimensioni più piccole, una per ciascun convitato; molto spesso, per evitare la corrosione del metallo, la saliera è rivestita in vermeil o presenta una vasca in vetro.
Le zuccheriere: lo zucchero, fino al ‘500, è un alimento raro e molto costoso; la Francia lo importava dalle Antille. Sembra che la nascita della zuccheriera sia un’invenzione del cardinale Mazzarino: in Francia si trovano i modelli più originali di zuccheriera, come coppe trompe l’oeil che raffigurano grandi frutti, ma conosce grande diffusione anche lo spargizucchero. In Inghilterra e in Italia hanno grande diffusione le zuccheriere composte da coppe in cristallo montate su cestini traforati.
Le scatole per le spezie a 3 scomparti (come le saliere sono tenute sotto chiave perché il pepe, la cannella e la noce moscata erano molto costose e rare) e le mostardiere.
Le glacette per tenere in fresco i bicchieri, le bottiglie o i gelati. I bicchieri infatti non venivano messi sulla tavola, ma un servitore li porgeva ai commensali direttamente dal rinfrescatoio; così come sulla tavola non comparivano né brocche per l’acqua né per il vino, che venivano tenuti al fresco in appositi cestelli. Solo nel primo ‘800 si diffonde l’uso del sottobottiglia.
I rinfrescatoi erano in argento per il vino e molto più spesso in porcellana per i bicchieri.
Le teiere: la storia della teiera è legata a quella della compagnia delle Indie; l’introduzione in Europa delle bevande quali the, caffè e cioccolata rivoluziona i costumi e conferisce un nuovo orientamento all’opera degli orefici. Il the viene immesso sul mercato europeo nel 1610 e i primi consumatori lo usano come medicinale, ponendo una manciata di foglie in una tazza di acqua bollente, secondo l’uso cinese. Solo in un secondo tempo, in Inghilterra, il the viene apprezzato anche come bevanda e lo si inizia a bere per il piacere del suo gusto e anche per snobismo, in quanto bevanda molto costosa riservata ad un’èlite.
Il the e la teiera diventano strumenti di un rito borghese che rivoluziona i costumi e l’arredamento domestico; nasce così il servizio da the con bollitore, scatole, misurini, cucchiaini a forma di colino, samovar (contenitore che serve per tenere l’acqua in caldo).
Le cioccolatiere: sebbene il cioccolato sia importato in Spagna dal Messico sin dal ‘500, il suo uso si diffonde in Europa solo verso la metà del ‘600, grazie alle regine spagnole Anna d’Austria e Maria Teresa di Spagna.
La sposa del Re Sole, rimasta molto legata alle tradizioni spagnole, fa preparare la cioccolata alla sua cameriera, la Molina, così la corte, prima per imitazione, poi per piacere, fa sua la moda del cioccolato.
La cioccolatiera ha una forma piuttosto alta e allungata, deve avere un coperchio bucato per far passare il manico che serve a mescolare continuamente la cioccolata, che altrimenti rischia di aggrumarsi. Spesso la cioccolatiera è installata su tre piedini che permettono di inserire sotto il suo corpo un fornellino a spirito.
Benchè più fragile, la porcellana resta il materiale preferito dai paesi nordici per le cioccolatiere.
Le caffettiere: il caffè proveniente dall’Arabia fa la sua comparsa in Europa verso la metà del ‘600. Come per il the e il cioccolato, il caffè giunge inizialmente in piccole quantità ed è consumato a scopo medicinale; in seguito la bontà del suo sapore ha il sopravvento e diventa una bevanda alla moda nei salotti parigini.
Nasce così la caffettiera: di solito in argento, accompagnata da uno scaldino, e con un becco molto alto, così che i fondi del caffè possano depositarsi sul fondo senza essere travasati nelle tazzine. Il manico di legno o d’avorio serve da isolante. La predilezione dell’Italia per il caffè si riflette nelle dimensioni importanti delle caffettiere.
Le alzate : oltre ai vassoi, già nel ‘500 si diffonde l’uso di un piccolo vassoio rotondo montato su piede centrale detto “alzata”, usato per serire i bicchieri o sulla toiletta per appoggiare i guanti profumati (i guanti dei religiosi venivano invece poggiati su una guantiera). Spesso reca inciso uno stemma nobiliare. Poiché l’alzata è di origine italiana, è qui che conosce la sua massima diffusione. La Francia, L’Inghilterra e la Germania ne adottano l’uso nel ‘600.
Nell’800 l’alzata perde la sua funzione principale e diventa un oggetto decorativo.

                                                                                                                                                         A cura di Ginevra Tomasi
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GINEVRA TOMASI
Si laurea in lettere moderne con indirizzo storico artistico presso l’Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sui bronzi del mobile Impero in Toscana; questa diventerà l’anno successivo, 1999, un volume pubblicato dalla casa editrice Olschki con il titolo “Bronzi del mobile Impero in Toscana: le tecniche e gli artisti”, che sarà presentato dal Comitato Nazionale Antiquari all’interno della Biennale diPalazzo Corsini e favorevolmente accolto dalla critica.
Prima di stabilirsi per qualche anno in Francia, a Parigi, dove apprende “sul campo” il mestiere di antiquario, collabora con l’allora direttore del museo di Palazzo Pitti a Firenze, Prof. Sisi, e con lo storico dell’arte Enrico Colle per la ricerca suimobili fiorentini del XIX secolo.
Collabora con le riviste di antiquariato “Arte” e con “Antiquariato” di Mondadori.
Per un certo periodo, collabora con la casa d’aste Sotheby’s come esperta in argenti antiche.
Dal 2000 gestisce una galleria di antiquariato specializzata in argenti antichi nel centro di Milano, partecipando alle più importanti mostre nazionali ed internazionali di antiquariato. E nella galleria realizza conferenze in collaborazione con il FAI.
Dal 2008 apre un proprio negozio, dove tratta principalmente bijoux e gioielli d’epoca, in zona Porta Venezia.

 


mercoledì 23 maggio 2012

Incontro del 17 Maggio 2012 con Stefano Riela Borsisti e Ryla

Quella del 17 maggio 2012 è stata una conviviale dedicata ai giovani e come sempre è stato piacevole verificare che ancora molti di loro sono volenterosi, ottimisti e determinati nell’affrontare il mondo del lavoro competitivo ed ostico che è al loro cospetto.
I due studenti del master della Bocconi - Federica Spinella e Fabrizio Piolanti - presentati dal socio Riela essendo purtroppo impossibilitata a presenziare Magda Antonioli impegnata all’estero, selezionati per l’assegnazione delle borse di studio intitolate ad Aldo Spirito ed a Umberto Bonapace, hanno tracciato in maniera sintetica e chiara, sia le loro ambizioni professionali per il prossimo futuro lavorativo, sia il contenuto delle tesi che andranno a completare alla fine del loro percorso di studi al Master della Bocconi. Lo spunto di riflessione suggerito quest’anno per lo sviluppo delle tesi è stato “Il ruolo del turismo come leva di sviluppo di nuovi modelli di real estate”. Avendo i nostri borsisti predisposto un sunto del loro intervento ritengo proficuo riportarlo in quanto segue in modo che sia più fedele il rapporto di quanto detto.
“L’importanza che il settore turistico ricopre in Italia è notevole, ma la crisi degli ultimi anni ha posto un freno ad una delle leve trainanti dell’economia del paese.
La mancanza di infrastrutture e di strutture adeguate a soddisfare il bisogno della domanda ci pone nelle condizioni di dire che un investimento massiccio immobiliare nel settore turistico sia strettamente necessario. Il progetto che intendiamo sviluppare si occupa appunto di analizzare tutti i possibili investimenti e i modelli di business che possono avere successo e rilanciare l’intero settore turistico. Innanzitutto desideriamo parlare del ruolo del design e dell’architettura, abbiamo infatti evidenziato come questi edifici estremamente innovativi possano essere come elementi di riconoscimento di una città divenendo attrattori turistici da non trascurare. Ponendo attenzione nell’hospitality un caso esemplare lo ritroviamo nel Nhow Hotel di Milano, dove l’attenzione al design richiama un segmento turistico non indifferente. Come secondo punto ci occupiamo di un trend esponenziale degli ultimi anni come la sostenibilità ambientale. Nello specifico tratteremo l’aspetto sotto due punti di vista: gestionale ed architettonico. Dal punto di vista gestionale parleremo di come l’architettura e l’innovazione green possa aiutare nel gestire i costi in maniera efficiente in una struttura turistica (p.e. Lefay Resort Lago di Garda). Dal punto di vista architettonico invece evidenzieremo gli aspetti più innovativi e strutturali di un albergo green e come questo possa essere fondamentale per l’immagine della società. La terza parte verte sull’identificazione di modelli di business innovativi che coniugano al meglio il real estate e il turismo. Per quanto riguarda il wellness parleremo di Spa Henri Chenot presso L’Albereta Relais & Chateaux – Erbusco e di Atomic Spa Suisse presso Boscolo Exedra Milano. Per quanto riguarda il Golf, segmento di clientela che sta aumentando e con un elevato potenziale, parleremo di Donnafugata Golf Resort & Spa di Ragusa e del Verdura Golf & Spa di Sciacca. Passeremo poi a descrivere un altro fenomeno in espansione che nasce da una filosofia di recupero. Il territorio italiano possiede molti spazi e borghi non utilizzati, la nascita dell’albergo diffuso contribuisce ad un loro recupero per una riconversione alberghiera. Come casi di successo parleremo di Sextantio a Santo Stefano di Sessanio e di Locanda di San Martino a Matera. L’ultimo aspetto si occupa di analizzare come le cantine vinicole possano essere fonte di turismo attivo per soddisfare la domanda di turismo enogastronomico sempre crescente. Parleremo infatti della Cantina Tramin di Werner Tscholl e della Cantina “Carapace” di Arnaldo Pomodoro. L’ultimo modello di business trattato è il Condo-hotel, questo nuovo concept alberghiero permette di unire il mondo turistico a quello immobiliare creando sinergie. Per meglio comprendere come possa essere un valido investimento, vedremo l’unico caso italiano di Ramada.
Successivamente, sempre nell’ambito delle iniziative Rotary per i giovani è intervenuta Emanuela Tomat, Prefetto del Rotaract Milano, la quale, avendo partecipato all’ultima edizione del seminario Ryla, ce ne ha raccontato gli aspetti più interessanti e sintetizzato le sue considerazioni sull’esperienza.
Come sempre brillante e diretta l’esposizione di Emanuela, accompagnata da alcune slide, ci ha permesso ancora una volta di comprendere quanto importante e quanto formativa possa essere la trasmissione delle esperienze professionali dei più anziani quando, come nel caso del RYLA, viene disinteressatamente trasmessa ai giovani che ne fanno bagaglio utile per il futuro.
La relazione di Emanuela Tomat è riassunta nelle pagine che seguono e ritengo che sia più giusto riportare le sue considerazioni piuttosto che la mia interpretazione che certamente non sono un brillante cronista.
“Il Ryla è un seminario di una settimana, che ormai da 27 anni, il Distretto 2040 propone ai giovani, laureati o laureandi delle varie Università milanesi, su tematiche di attualità e di cultura.
Il Corso Ryla è un’espressione del servire rotariano. Dirigenti d'azienda, professionisti, professori universitari persone pubbliche hanno dedicato il loro tempo all'impostazione e alla realizzazione del Corso. Essi hanno trasferito in tal modo ai partecipanti le loro esperienze, conoscenze e riflessioni per consentirgli di conoscere e capire il mondo del lavoro e, in questo ambito, il ruolo della persona, dei suoi valori e della sua dignità.
Il Ryla 2012 si è ispirato ai valori fondamentali del Rotary: il servire, l’amicizia, la valorizzazione delle diversità, l’integrità e la leadership.
Negli ultimi tempi sempre più spesso si parla di crisi. Basta leggere un giornale, guardare un programma televisivo o semplicemente parlare con le persone che ci circondano per incappare in questa parola. Quante volte abbiamo sentito affrontare questo tema?

Crisi dell’economia
          Crisi dei valori della famiglia
                   Crisi dei valori
                            Crisi della politica
                                    Crisi del mondo del lavoro
                                             Crisi del sistema bancario
                                                       Crisi culturale

Le CRISI si possono classificare come
CONGIUNTURALI: Il modello non cambia. Cambiano gli equilibri interni.
STRUTTURALI: Deve cambiare il modello.
Quella che stiamo vivendo è sicuramente una crisi strutturale. È necessario ripensare i modelli sui quali si basa la nostra società poiché questi non sono più in grado di funzionare, sono venute a mancare quelle basi sulle quali si fondava.
Un esempio può essere quello della famiglia: siamo portati a considerare i rapporti famigliari un valore imprescindibile della nostra vita, ma non è più univoco e pacifico ciò che si intende per famiglia. Dopo l’introduzione dell’istituto giuridico del divorzio, della diffusione della convivenza, ecc. ci troviamo di fronte a famiglie totalmente diverse da quelle del passato (si pensi ad esempio alle così dette famiglie allargate).
Inquadrato in questo dibattito il tema del Ryla 2012 si è rivelato più il punto d’arrivo che non il punto di partenza. Il tema

“Il volano etico per una società da rinnovare”

Sintetizza in pieno la risposta che tutti i partecipanti hanno sentito di dover dare alla domanda su come è possibile superare questa crisi, su quale valore si pensava di dover fondare i nuovi modelli della società affinché questi funzionino e rispondano alle esigenze attuali della società nella quale viviamo.
Sono state individuate almeno tre dimensioni dell’etica:
la legalità vale a dire la correttezza nei comportamenti, improntati al rispetto delle regole definite in base a obiettivi di efficienza e di equità;
-      il bene comune, con riferimento al ruolo delle dimensioni altruistiche, oltre a quelle del puro interesse egoistico, troppo spesso disattese nelle scelte del moderno homo economicus. Sempre più spesso si parla di “IO” e sempre meno di “NOI”;
-      la moralità, vale a dire la libera accoglienza individuale, interiore ed esteriore, dei “valori giusti” compresi quelle di origine religiosa.
A conclusione del RYLA i partecipanti hanno dovuto individuare un progetto comune al quale destinare la somma di 1000 euro.
Sono stati proposti diversi progetti. Uno di questi riguarda Nico (Nicolò Passilongo), un ragazzo di 26 anni, rimasto vittima di un incidente in mare la scorsa estate. Questo incidente lo ha reso tetraplegico, ma non ha intaccato la sua voglia di vivere.
I suoi amici, per aiutare la madre di Nico hanno deciso di creare l’associazione Ace of Spades.
Infatti Nico al suo ritorno a casa avrà bisogno di un ambiente su misura dove tutto dovrà essere adattato alle sue esigenze, anche per restituirgli quanta più autonomia possibile (seppur limitata).
Al termine della discussione tutto il gruppo era concorde nel donare questa "piccola grande" cifra a Nico, consapevoli che questa sarà solo una goccia nell'oceano delle sue necessità, ma è pur sempre un aiuto, un incoraggiamento che di certo potrà fare la differenza per Nico.
Qualora ce ne fosse bisogno, abbiamo avuto la conferma che i service rivolti alle giovani leve sono comunque importanti e nello spirito della nostra associazione che si prefigge di trasferire valori di alta professionalità e moralità nonchè di attenzione all’altro.
Il tocco della campana ha riportato tutti alle occupazioni quotidiane.

                                                                                      A cura di Aldo Bottini

mercoledì 16 maggio 2012

Incontro del 19 Aprile 2012 con Dario Casati : Le crisi alimentari : un problema del mondo di oggi

Una relazione complessa ed articolata quella del professor Casati che, partendo dal problema dell’alimentazione del mondo, tema tra l’altro al centro di EXPO 2015 e quindi al centro di molte riflessioni che ci porteranno a questo evento, partendo da questo evento appunto ha spaziato su una serie di argomenti socio-politico-economici che hanno reso particolarmente interessante l’intervento.
Parlare di crisi alimentari nel mondo di oggi può sembrare sorprendente e quasi paradossale. D’altro canto le crisi esistono e sono molto diffuse.
La situazione depressa dell’economia attuale ha forse accentuato alcuni aspetti di queste crisi alimentari, si sono verificati sensibili aumenti dei prezzi che poi ridiminuiti per infine stabilizzarsi.
Oggi abbiamo nel mondo circa 850 milioni di persone che si trovano sulla soglia della fame.
Questo numero è fatalmente destinato ad aumentare e, nel 2020, è prevedibile che le persone sulla soglia della fame saranno tra 900 e 950 milioni. Un numero enorme!
Ma l’analisi è banalmente questa oppure esistono altri fattori di cui bisogna tenere conto?
Il professor Casati ha attirato la nostra attenzione su alcuni aspetti di questa composita entità che è il mondo che viviamo.
Di fatto il mondo è caratterizzato da diverse aree geografiche che possono essere così raggruppate per tipologia:

  1. aree del mondo in via di sviluppo che non possiedono entità e ricchezze;
  2. aree del mondo in via di sviluppo costituite dai cosiddetti paesi emergenti;
  3. paesi che hanno superato il problema della fame;
  4. paesi ricchi che sono circa un sesto della popolazione globale della terra.
 In queste diverse aree sono diversi anche i problemi legati alla alimentazione passando: dalla “food security”, possibilità di alimentarsi con regolarità; alla “food safety”, qualità e affidabilità del cibo che si consuma.
E’ evidente come la sicurezza (security) sia legata alla sicurezza della regione (governi stabili, assenza di guerre, oltre alla condizione economica); come è evidente che la affidabilità (safety) di quello che si mangia è tipica dei paesi/regioni in cui, oltre alla ricchezza, vi siano elevati livelli culturali ed una situazione complessivamente pacificata e regolata.
D’altro canto esistono anche nel comparto alimentare alcuni paradossi tipici dell’economia governata solo dalla logica di mercato. Se il prezzo dei generi alimentari aumenta allora aumenta anche l’interesse a produrre, diversamente l’interesse alla produzione è scarso se non nullo.
Altra considerazione interessante posta alla nostra attenzione dal professor Casati è che, con l’evoluzione economica dei paesi, vi è anche una conseguente evoluzione del tipo di dieta che passa da dieta puramente vegetariana a dieta prevalentemente proteica.
E’ indubbio, secondo il professor Casati, che i paesi ricchi hanno sottostimato l’importanza e la portata del problema delle crisi alimentari del mondo ed abbiano più spesso pensato ad interventi di assistenza a posteriori piuttosto che a progetti di vero e proprio sviluppo.
Senza che questi rappresentino un vero e proprio decalogo di riferimento o la ricetta di soluzione dei problemi, il professore ha terminato il suo intervento con alcune considerazioni sintetiche ma istruttive:

  1. l’aiuto alimentare è utile ma solo nella logica della stretta emergenza;
  2. serve un incremento della produttività agricola; bisogna ridurre anche le perdite migliorando la logistica (locale);
  3. occorre riconsiderare, rafforzandolo, il ruolo dell’agricoltura nei paesi dell’occidente;
  4. dobbiamo evitare di seguire modelli insulsi (lontani dagli schemi convenzionali delle aree di appartenenza) e, soprattutto, imporre ad altri di seguire per forza i nostri;
  5. concentrare l’attenzione su politiche che migliorino l’accessibilità al mondo dell’agricoltura (caso che ora non è);
  6. evitare il male della “finanziarizzazione” del mondo dei mercati agricoli (male occidentale, in particolare dei mondi anglosassoni);
  7. l’occidente ha il dovere di continuare a produrre ed aumentare la produttività; non bisogna cadere nella spirale negativa di pensare che possiamo comperare in giro per il mondo ciò che ci serve.
 Un insieme di suggerimenti che sembrano essere anche una guida su come impostare i service della nostra associazione mettendo quindi a disposizione di chi ne ha bisogno l’insieme delle professionalità, presenti nel Rotary, per aiutare chi è in difficoltà a crearsi un persorso indipendente.
Dopo un interessante dibattito il tocco della campana ci ha riportato alle attività impellenti come sempre.

                                                                                                                     A cura di Aldo Bottini

giovedì 12 aprile 2012

Incontro con Giovanna Macchi "L'esercizio fisico in pillole: un nuovo farmaco per il benessere e la salute"


Il titolo dell’intervento dell'incontro del 12 aprile 2012 aveva fatto sperare in qualche nuova pasticchina magica che, evitandoci fatiche e sudori, intervenisse beneficamente sul nostro corpo rassodando qui e là senza esagerare dando quel senso di benessere ed anche guadagnando, perché no, in aspetto fisico. Invece no si è trattato di un intervento molto serio e basato su solide esperienze scientifiche raccontato con competenza e simpatia dalla professoressa Macchi che, oltre a praticare lei stessa sistematicamente dello sport, è specializzata proprio in medicina dello sport presso l’università degli studi di Brescia.
Viviamo in una società ricca, mangiamo bene, ci proteggiamo dal clima, freddo o caldo che sia, e tutto ciò si correla ad una aspettativa di vita più lunga. Esiste d’altro canto il rovescio della medaglia, tutte le comodità e le automazioni a cui ci siamo abituati sempre di più hanno aumentato molto i problemi collegati alla sedentarietà.
Recenti ricerche statistiche hanno evidenziato che in Italia il 30 % dei bambini risulta essere sovrappeso ha cioè un IMC = indice di massa corporea superiore a 25 dove l’indice di massa corporea si calcola dividendo il proprio peso per il quadrato della propria altezza (senza tacchi). Questi valori così elevati in percentuali sono conseguenza di una vita troppo sedentaria e di una alimentazione non adeguata e sono gli effetti negativi del benessere (quasi un ossimoro).
La mancanza di esercizio fisico favorisce la comparsa delle malattie cardiovascolari, delle metaboliche causa circa 600.000 morti all’anno.
Al contrario l’esercizio fisico previene le malattie cardiache, l’ipercolesterolemia ed i disturbi dell’apparato locomotore. L’esercizio fisico regolare ha anche il vantaggio di migliorare la qualità della vita, la capacità motoria e quindi l’autostima ed il senso di indipendenza, dona sensazione di benessere, favorisce l’interazione sociale, permette un migliore controllo delle emozioni (minore aggressività, rispetto per gli altri).
Fare esercizio fisico forse non allunga la vita ma sicuramente ne migliora la qualità. Ma bisogna fare attenzione la pillola esercizio fisico va prescritta dal medico ed il dosaggio ottimale è personalizzato.
Quindi è bene fare una serie di controlli prima di avvicinarsi alle attività sportive ad esempio con uno screening cardiologico con:
•        Test da sforzo
•        Ecocardio-color-doppler
•        Eco-doppler TSA e arteriso arti inf.
•        Esami laboratorio (emocromo,funzione renale,elettroliti,profilo metabolico….)
•        Misura PA

Se si vuole svolgere un’attività “sportiva” moderata si possono seguire le seguenti regole.
30’ al dì per almeno 5 giorni/settimana con esercizio aerobico, cioè:
-  lavoro muscolare dinamico
         ampi spostamenti
         grandi masse muscolari
         forza costante
-  energia fornita dalla glicolisi aerobica (zuccheri bruciati dall’O2)
-  intensità moderata.

In pratica:
•        Camminare velocemente
•        Correre lentamente
•        Pedalare in bicicletta in piano
•        Nuotare
•        Sciare (fondo)

In conclusione l’esercizio fisico dona: salute; benessere; serenità; ma deve essere dosato con il medico.
Attenzione allo sport agonistico alle volte è più dannoso che positivo.
Insomma sembrava tutto semplice ma così non è, però le informazioni della professoressa Macchi sono state molto utili ed hanno stimolato molte domande dei soci ed un tema per una prossima conviviale.
Il tocco della campana ha dato il via alla corsetta verso casa.
A cura di Aldo Bottini