lunedì 1 ottobre 2012

Incontro del 10 Maggio 2012 con Ginevra Tomasi Mori : “L’Argento è servito!"

L'arte della tavola del Medioevo al 900 nelle sue molteplici componenti decorative è stato il tema della relazione tenuta, giovedì scorso, dalla d.ssa Ginevra Tomasi esperta e appassionata di argenti. Insieme alla relazione i soci troveranno anche un breve profilo della d.ssa Tomasi. 

La storia dell’arte della tavola comincia dalla caduta dell’Impero romano che segna una rivoluzione nel modo di mangiare: si passa dalla posizione allungata del tirclinio a quella seduta. Questo ovviamente comporta un enorme cambiamento sia nell’apparecchiatura che nella tipologia degli utensili finora usati per mangiare.
Nel Medioevo, la scarsità di cibo fa si che quest’ultimo venga assimilato a un vero e proprio Dio, per cui il pasto assume un carattere sacro e i sovrani lo usano anche a fini politici, come testimoniano quadri e miniature dell’epoca (quale miglior luogo della tavola davanti ad un ricco banchetto per siglare un accordo politico?), quadri che gli storici hanno studiato per comprendere e documentare meglio il ruolo e la funzione dei mobili, stoviglie e i loro usi.
Nel ‘500 e nel ‘600 la tavola si laicizza, mentre si va sempre più affermando la dimensione cerimoniale, addirittura protocollare del pasto presso la corte. Così si entra nell’era del lusso più sfrenato della tavola: vetri, porcellane, argenti, ceramiche, mobili, tovaglie diventano simbolo del potere e della ricchezza di una famiglia e del sovrano stesso. Basta pensare alle sensazionali apparecchiature alla corte di Re Sole a Versailles: lo stile del cosidetto “servizio alla francese” diventerà infatti un punto di riferimento e di imitazione per tutte le corti europee nel secolo d’oro dell’argenteria, il Settecento.
Nell’Ottocento l’ascesa della borghesia, la crescente industrializzazione e l’internazionalizzazione della moda portano una profonda trasformazione nell’arte della tavola: si passa dal servizio alla francese a quello alla russa (poi vediamo meglio di cosa si tratta). Non sono solo più i salotti principali punti di ritrovo della società, ma si affermano bar, brasserie, ristoranti, crocevia della nuova vita urbana.
Infine, nel Novecento, diminuisce la servitù, migliora il generale tenore di vita, lo spazio della casa si ridimensiona e ciò provoca un ulteriore cambiamento nell’arte della tavola, a cui contribuisce anche la nascita del design moderno.

1690-1800 La tavola alla francese
 In questo periodo l’arte della tavola viene codificata tanto da averne una principale figura di riferimento nel maestro di cerimonie detto “officiale della bocca”, cioè un vero e proprio maitre d’hotel che ha il compito di creare armonia, simmetria ed equilibrio nella disposizione della tavola, arrivando addirittura a realizzare dei veri e propri progetti su carta di questi allestimenti grandiosi e spettacolari. La tavola diviene una vera e propria opera d’arte il cui fine è stupire i commensali. Ricordiamo che nel ‘500 anche Leonardo stesso eseguì progetti per i banchetti e gli spettacoli degli Sforza, creando delle vere e proprie macchine scenografiche).
E’ nel ‘700 che nascono quelle che ancora oggi noi chiamiamo le sale da pranzo (fino ad allora si usava mangiare in camera o in anticamera). La peculiarità consisteva nel fatto che la tavola, una volta finito il pranzo, veniva smontata e tolta dalla sala da pranzo.
Il principio fondamentale del servizio alla francese era il fatto che i piati, invece diessere serviti man a mano da un domestico, erano già disposti ed assegnati a tavola secondo i piani ingegnosi del maitre d’hotel, creando così delle scenografie perfette e armoniose. Negli stessi manuali di cucina, non si davano solo ricette, ma anche consigli sulla dispisizione della tavola.
Ad ogni pietanza si cambiava tutto il servizio e se si pensa che uun pasto aveva dai 50 ai 100 piatti, si può capire quanto numerosi fossero i servizi.
E’ in questo periodo che nasce una delle tipologie più spettacolari del sevizio da tavola: il surtout. Un oggetto sia utile che decorativo che riuniva comodamente al suo interno saliere, scatole porta spezie, oliere, zuccheriere, e che veniva posto al centro della tavola. E ne era senz’altro il protagonista più curioso e scenografico: poteva ispirarsi a soggetti fantastici di divinità o personaggi mitologici a soggetti di caccia o scene galanti, fontane e molto altro.
Spesso era in argento o vermeil e i più famosi furono quelli realizzati da Thomas Germani e Messonier, argentieri reali, per Re Sole, e apprezzati e ricercati molto anche dalla corte dello zar.
Nel ‘700 si afferma una concezione più razionale e codificata del servizio da tavola, la cui composizione è fissata una volta per tutte. Il servizio si arrichisce man a mano di elementi sempre più vari e diversi con decori fastosi, chinoiserie, arabeschi, forme monumentali ispirate all’architettura. Insomma è il trionfo della rocaille.
Le posate sono in argento, in oro solo per i sovrani e diventano di uso personale. Oltre a quelle che conosciamo anche oggi, ce n’erano ben altre, ciascuna specifica per un determinato uso: un cucchiaio per olive traforato osì come quello per lo zucchero; quello per il midollo, per la mostarda, per il sale.
Fanno la loro comparsa i piattini da dessert, le zuppiere sempre con il sottopiatto.

L’Ottocento
La rivoluzione francese rivoluziona non solo la politica, ma l’intero modo di viviere. L’arte della tavola e il modo di mangiare subiscono un’internazionalizzazione dovuta alla nuova apertura culturale della società e alla nascita della borghesia. Inoltre l’industrializzazione introduce la produzione in serie di utensili sempre più vari, la cui diffusione è assicurata dai cataloghi a stampa.
Si passa dal servizio alla francese a quello alla russa (nonostante il nome è nato in Inghilterra): mentre nel primo, come abbiamo visto, la tavola all’arrivo dei commensali era già apparecchiata, nel servizio alla russa i piatti vengono portati man a mano e presentati a ciascun commensale. Si tratta di un servizio dall’effetto meno fastoso e scenografico ma più pratico. Per questo Napoleone conservò per i suoi banchetti imperiali l’uso del servizio alla francese.
Antoin Careme (1783-1833) fu il maggior teorico dell’arte della tavola nell’’800. Era anche chef de bouche, cioè assaggiatore pressoil ministro Tyllerand, poi presso la corte inglese, quella russa degli zar e del barone Rothshild.
Nelle sue molteplici opere pone le basi della tavola moderna.
Nell’800 la sala da pranzo si impone in tutte le abitazioni nobili e borghesi; la tavola non è più “volante” ma è il mobile principale nella sala da pranzo e per questo viene arricchita e decorata.
Il surtout è sempre presente sulla tavola, ma ora con la sola funzione decorativa, diventa monumentale; può essere in argento, pietra dura, marmo, bronzo e segue un preciso e ben studiato progetto decorativo e iconografico: vedi quello del duca di Orleans alto pù di un metro.
I bicchieri acquistano il loro posto sulla tavola e si diversificano in quelli davino, da liquore, acqua e champagne. Queste varie tipologie vengono prodotte per la prima volta dalla cristalleria S.Louis, attiva dal 1781. La decorazione più tipica dei vetri di questo periodo è quella a punta di diamante.
L’arte cristalliera molto importante in Francia fu quella di Baccarat.
Si stabiliscono i nuovi orari dei pasti: oltre alla prima colazione, alle 11 c’è il pranzo, alle 18 la cena e alle 22, dopo gli spettacoli e la vita notturna, il souper, il pasto favorito dall’aristocrazia e molto amato da Stendhal. Dopo la rivoluzione, l’aristocratico souper fu sostituito dall’attuale buffet, dove appunto ci si serviva in piedi.
Dopo cena si beveva molto ed una delle bevande preferite, oltre agli alcolici, era il the (l’abitudine di prendere il the nel pomeriggio, di origine inglese, si afferma solo alla metà dell’800). Si afferma l’abitudine di gustare il gelato dopo cena.
Le salsiere, in uso dal regno di Luigi XIV, con anse laterali simmetriche e il piatto inizialmente staccato dal corpo.
Le oliere, già in uso nel ‘600; la loro forma si evolve neisecoli: nasce un vassoietto su cui sono fissati contenitori cilindrici traforati in cui si inseriscono le ampolle in vetro; al manico centrale sono fissati i porta tappi. Nel periodo della Reggenza l’aliera diventa un vassoio con i piedini, ma senza coperchio né manico a cui sono fissati deicerchi d’argento che contengono le ampolle. Di origine francese, l’oliera si diffonde rapidamente presso gli altri paesi europei.
Le saliere: l’importanza ancestrale e primordiale conferita al sale è all’origine di un vero e proprio culto che dal medioevo sopravvive per tutto l’800. Questo rispetto del sale è trasversale e non si limita solo alle classi nobili e abbienti. Il sale inoltre poteva esser confuso con la polvere dell’arsenico usata per gli avvelenamenti e per questo, soprattutto nel ‘500 e ‘600, le saliere erano tenute sottochiave. Nella seconda metà del ‘700 si diffondono saliere di dimensioni più piccole, una per ciascun convitato; molto spesso, per evitare la corrosione del metallo, la saliera è rivestita in vermeil o presenta una vasca in vetro.
Le zuccheriere: lo zucchero, fino al ‘500, è un alimento raro e molto costoso; la Francia lo importava dalle Antille. Sembra che la nascita della zuccheriera sia un’invenzione del cardinale Mazzarino: in Francia si trovano i modelli più originali di zuccheriera, come coppe trompe l’oeil che raffigurano grandi frutti, ma conosce grande diffusione anche lo spargizucchero. In Inghilterra e in Italia hanno grande diffusione le zuccheriere composte da coppe in cristallo montate su cestini traforati.
Le scatole per le spezie a 3 scomparti (come le saliere sono tenute sotto chiave perché il pepe, la cannella e la noce moscata erano molto costose e rare) e le mostardiere.
Le glacette per tenere in fresco i bicchieri, le bottiglie o i gelati. I bicchieri infatti non venivano messi sulla tavola, ma un servitore li porgeva ai commensali direttamente dal rinfrescatoio; così come sulla tavola non comparivano né brocche per l’acqua né per il vino, che venivano tenuti al fresco in appositi cestelli. Solo nel primo ‘800 si diffonde l’uso del sottobottiglia.
I rinfrescatoi erano in argento per il vino e molto più spesso in porcellana per i bicchieri.
Le teiere: la storia della teiera è legata a quella della compagnia delle Indie; l’introduzione in Europa delle bevande quali the, caffè e cioccolata rivoluziona i costumi e conferisce un nuovo orientamento all’opera degli orefici. Il the viene immesso sul mercato europeo nel 1610 e i primi consumatori lo usano come medicinale, ponendo una manciata di foglie in una tazza di acqua bollente, secondo l’uso cinese. Solo in un secondo tempo, in Inghilterra, il the viene apprezzato anche come bevanda e lo si inizia a bere per il piacere del suo gusto e anche per snobismo, in quanto bevanda molto costosa riservata ad un’èlite.
Il the e la teiera diventano strumenti di un rito borghese che rivoluziona i costumi e l’arredamento domestico; nasce così il servizio da the con bollitore, scatole, misurini, cucchiaini a forma di colino, samovar (contenitore che serve per tenere l’acqua in caldo).
Le cioccolatiere: sebbene il cioccolato sia importato in Spagna dal Messico sin dal ‘500, il suo uso si diffonde in Europa solo verso la metà del ‘600, grazie alle regine spagnole Anna d’Austria e Maria Teresa di Spagna.
La sposa del Re Sole, rimasta molto legata alle tradizioni spagnole, fa preparare la cioccolata alla sua cameriera, la Molina, così la corte, prima per imitazione, poi per piacere, fa sua la moda del cioccolato.
La cioccolatiera ha una forma piuttosto alta e allungata, deve avere un coperchio bucato per far passare il manico che serve a mescolare continuamente la cioccolata, che altrimenti rischia di aggrumarsi. Spesso la cioccolatiera è installata su tre piedini che permettono di inserire sotto il suo corpo un fornellino a spirito.
Benchè più fragile, la porcellana resta il materiale preferito dai paesi nordici per le cioccolatiere.
Le caffettiere: il caffè proveniente dall’Arabia fa la sua comparsa in Europa verso la metà del ‘600. Come per il the e il cioccolato, il caffè giunge inizialmente in piccole quantità ed è consumato a scopo medicinale; in seguito la bontà del suo sapore ha il sopravvento e diventa una bevanda alla moda nei salotti parigini.
Nasce così la caffettiera: di solito in argento, accompagnata da uno scaldino, e con un becco molto alto, così che i fondi del caffè possano depositarsi sul fondo senza essere travasati nelle tazzine. Il manico di legno o d’avorio serve da isolante. La predilezione dell’Italia per il caffè si riflette nelle dimensioni importanti delle caffettiere.
Le alzate : oltre ai vassoi, già nel ‘500 si diffonde l’uso di un piccolo vassoio rotondo montato su piede centrale detto “alzata”, usato per serire i bicchieri o sulla toiletta per appoggiare i guanti profumati (i guanti dei religiosi venivano invece poggiati su una guantiera). Spesso reca inciso uno stemma nobiliare. Poiché l’alzata è di origine italiana, è qui che conosce la sua massima diffusione. La Francia, L’Inghilterra e la Germania ne adottano l’uso nel ‘600.
Nell’800 l’alzata perde la sua funzione principale e diventa un oggetto decorativo.

                                                                                                                                                         A cura di Ginevra Tomasi
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GINEVRA TOMASI
Si laurea in lettere moderne con indirizzo storico artistico presso l’Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sui bronzi del mobile Impero in Toscana; questa diventerà l’anno successivo, 1999, un volume pubblicato dalla casa editrice Olschki con il titolo “Bronzi del mobile Impero in Toscana: le tecniche e gli artisti”, che sarà presentato dal Comitato Nazionale Antiquari all’interno della Biennale diPalazzo Corsini e favorevolmente accolto dalla critica.
Prima di stabilirsi per qualche anno in Francia, a Parigi, dove apprende “sul campo” il mestiere di antiquario, collabora con l’allora direttore del museo di Palazzo Pitti a Firenze, Prof. Sisi, e con lo storico dell’arte Enrico Colle per la ricerca suimobili fiorentini del XIX secolo.
Collabora con le riviste di antiquariato “Arte” e con “Antiquariato” di Mondadori.
Per un certo periodo, collabora con la casa d’aste Sotheby’s come esperta in argenti antiche.
Dal 2000 gestisce una galleria di antiquariato specializzata in argenti antichi nel centro di Milano, partecipando alle più importanti mostre nazionali ed internazionali di antiquariato. E nella galleria realizza conferenze in collaborazione con il FAI.
Dal 2008 apre un proprio negozio, dove tratta principalmente bijoux e gioielli d’epoca, in zona Porta Venezia.

 


mercoledì 23 maggio 2012

Incontro del 17 Maggio 2012 con Stefano Riela Borsisti e Ryla

Quella del 17 maggio 2012 è stata una conviviale dedicata ai giovani e come sempre è stato piacevole verificare che ancora molti di loro sono volenterosi, ottimisti e determinati nell’affrontare il mondo del lavoro competitivo ed ostico che è al loro cospetto.
I due studenti del master della Bocconi - Federica Spinella e Fabrizio Piolanti - presentati dal socio Riela essendo purtroppo impossibilitata a presenziare Magda Antonioli impegnata all’estero, selezionati per l’assegnazione delle borse di studio intitolate ad Aldo Spirito ed a Umberto Bonapace, hanno tracciato in maniera sintetica e chiara, sia le loro ambizioni professionali per il prossimo futuro lavorativo, sia il contenuto delle tesi che andranno a completare alla fine del loro percorso di studi al Master della Bocconi. Lo spunto di riflessione suggerito quest’anno per lo sviluppo delle tesi è stato “Il ruolo del turismo come leva di sviluppo di nuovi modelli di real estate”. Avendo i nostri borsisti predisposto un sunto del loro intervento ritengo proficuo riportarlo in quanto segue in modo che sia più fedele il rapporto di quanto detto.
“L’importanza che il settore turistico ricopre in Italia è notevole, ma la crisi degli ultimi anni ha posto un freno ad una delle leve trainanti dell’economia del paese.
La mancanza di infrastrutture e di strutture adeguate a soddisfare il bisogno della domanda ci pone nelle condizioni di dire che un investimento massiccio immobiliare nel settore turistico sia strettamente necessario. Il progetto che intendiamo sviluppare si occupa appunto di analizzare tutti i possibili investimenti e i modelli di business che possono avere successo e rilanciare l’intero settore turistico. Innanzitutto desideriamo parlare del ruolo del design e dell’architettura, abbiamo infatti evidenziato come questi edifici estremamente innovativi possano essere come elementi di riconoscimento di una città divenendo attrattori turistici da non trascurare. Ponendo attenzione nell’hospitality un caso esemplare lo ritroviamo nel Nhow Hotel di Milano, dove l’attenzione al design richiama un segmento turistico non indifferente. Come secondo punto ci occupiamo di un trend esponenziale degli ultimi anni come la sostenibilità ambientale. Nello specifico tratteremo l’aspetto sotto due punti di vista: gestionale ed architettonico. Dal punto di vista gestionale parleremo di come l’architettura e l’innovazione green possa aiutare nel gestire i costi in maniera efficiente in una struttura turistica (p.e. Lefay Resort Lago di Garda). Dal punto di vista architettonico invece evidenzieremo gli aspetti più innovativi e strutturali di un albergo green e come questo possa essere fondamentale per l’immagine della società. La terza parte verte sull’identificazione di modelli di business innovativi che coniugano al meglio il real estate e il turismo. Per quanto riguarda il wellness parleremo di Spa Henri Chenot presso L’Albereta Relais & Chateaux – Erbusco e di Atomic Spa Suisse presso Boscolo Exedra Milano. Per quanto riguarda il Golf, segmento di clientela che sta aumentando e con un elevato potenziale, parleremo di Donnafugata Golf Resort & Spa di Ragusa e del Verdura Golf & Spa di Sciacca. Passeremo poi a descrivere un altro fenomeno in espansione che nasce da una filosofia di recupero. Il territorio italiano possiede molti spazi e borghi non utilizzati, la nascita dell’albergo diffuso contribuisce ad un loro recupero per una riconversione alberghiera. Come casi di successo parleremo di Sextantio a Santo Stefano di Sessanio e di Locanda di San Martino a Matera. L’ultimo aspetto si occupa di analizzare come le cantine vinicole possano essere fonte di turismo attivo per soddisfare la domanda di turismo enogastronomico sempre crescente. Parleremo infatti della Cantina Tramin di Werner Tscholl e della Cantina “Carapace” di Arnaldo Pomodoro. L’ultimo modello di business trattato è il Condo-hotel, questo nuovo concept alberghiero permette di unire il mondo turistico a quello immobiliare creando sinergie. Per meglio comprendere come possa essere un valido investimento, vedremo l’unico caso italiano di Ramada.
Successivamente, sempre nell’ambito delle iniziative Rotary per i giovani è intervenuta Emanuela Tomat, Prefetto del Rotaract Milano, la quale, avendo partecipato all’ultima edizione del seminario Ryla, ce ne ha raccontato gli aspetti più interessanti e sintetizzato le sue considerazioni sull’esperienza.
Come sempre brillante e diretta l’esposizione di Emanuela, accompagnata da alcune slide, ci ha permesso ancora una volta di comprendere quanto importante e quanto formativa possa essere la trasmissione delle esperienze professionali dei più anziani quando, come nel caso del RYLA, viene disinteressatamente trasmessa ai giovani che ne fanno bagaglio utile per il futuro.
La relazione di Emanuela Tomat è riassunta nelle pagine che seguono e ritengo che sia più giusto riportare le sue considerazioni piuttosto che la mia interpretazione che certamente non sono un brillante cronista.
“Il Ryla è un seminario di una settimana, che ormai da 27 anni, il Distretto 2040 propone ai giovani, laureati o laureandi delle varie Università milanesi, su tematiche di attualità e di cultura.
Il Corso Ryla è un’espressione del servire rotariano. Dirigenti d'azienda, professionisti, professori universitari persone pubbliche hanno dedicato il loro tempo all'impostazione e alla realizzazione del Corso. Essi hanno trasferito in tal modo ai partecipanti le loro esperienze, conoscenze e riflessioni per consentirgli di conoscere e capire il mondo del lavoro e, in questo ambito, il ruolo della persona, dei suoi valori e della sua dignità.
Il Ryla 2012 si è ispirato ai valori fondamentali del Rotary: il servire, l’amicizia, la valorizzazione delle diversità, l’integrità e la leadership.
Negli ultimi tempi sempre più spesso si parla di crisi. Basta leggere un giornale, guardare un programma televisivo o semplicemente parlare con le persone che ci circondano per incappare in questa parola. Quante volte abbiamo sentito affrontare questo tema?

Crisi dell’economia
          Crisi dei valori della famiglia
                   Crisi dei valori
                            Crisi della politica
                                    Crisi del mondo del lavoro
                                             Crisi del sistema bancario
                                                       Crisi culturale

Le CRISI si possono classificare come
CONGIUNTURALI: Il modello non cambia. Cambiano gli equilibri interni.
STRUTTURALI: Deve cambiare il modello.
Quella che stiamo vivendo è sicuramente una crisi strutturale. È necessario ripensare i modelli sui quali si basa la nostra società poiché questi non sono più in grado di funzionare, sono venute a mancare quelle basi sulle quali si fondava.
Un esempio può essere quello della famiglia: siamo portati a considerare i rapporti famigliari un valore imprescindibile della nostra vita, ma non è più univoco e pacifico ciò che si intende per famiglia. Dopo l’introduzione dell’istituto giuridico del divorzio, della diffusione della convivenza, ecc. ci troviamo di fronte a famiglie totalmente diverse da quelle del passato (si pensi ad esempio alle così dette famiglie allargate).
Inquadrato in questo dibattito il tema del Ryla 2012 si è rivelato più il punto d’arrivo che non il punto di partenza. Il tema

“Il volano etico per una società da rinnovare”

Sintetizza in pieno la risposta che tutti i partecipanti hanno sentito di dover dare alla domanda su come è possibile superare questa crisi, su quale valore si pensava di dover fondare i nuovi modelli della società affinché questi funzionino e rispondano alle esigenze attuali della società nella quale viviamo.
Sono state individuate almeno tre dimensioni dell’etica:
la legalità vale a dire la correttezza nei comportamenti, improntati al rispetto delle regole definite in base a obiettivi di efficienza e di equità;
-      il bene comune, con riferimento al ruolo delle dimensioni altruistiche, oltre a quelle del puro interesse egoistico, troppo spesso disattese nelle scelte del moderno homo economicus. Sempre più spesso si parla di “IO” e sempre meno di “NOI”;
-      la moralità, vale a dire la libera accoglienza individuale, interiore ed esteriore, dei “valori giusti” compresi quelle di origine religiosa.
A conclusione del RYLA i partecipanti hanno dovuto individuare un progetto comune al quale destinare la somma di 1000 euro.
Sono stati proposti diversi progetti. Uno di questi riguarda Nico (Nicolò Passilongo), un ragazzo di 26 anni, rimasto vittima di un incidente in mare la scorsa estate. Questo incidente lo ha reso tetraplegico, ma non ha intaccato la sua voglia di vivere.
I suoi amici, per aiutare la madre di Nico hanno deciso di creare l’associazione Ace of Spades.
Infatti Nico al suo ritorno a casa avrà bisogno di un ambiente su misura dove tutto dovrà essere adattato alle sue esigenze, anche per restituirgli quanta più autonomia possibile (seppur limitata).
Al termine della discussione tutto il gruppo era concorde nel donare questa "piccola grande" cifra a Nico, consapevoli che questa sarà solo una goccia nell'oceano delle sue necessità, ma è pur sempre un aiuto, un incoraggiamento che di certo potrà fare la differenza per Nico.
Qualora ce ne fosse bisogno, abbiamo avuto la conferma che i service rivolti alle giovani leve sono comunque importanti e nello spirito della nostra associazione che si prefigge di trasferire valori di alta professionalità e moralità nonchè di attenzione all’altro.
Il tocco della campana ha riportato tutti alle occupazioni quotidiane.

                                                                                      A cura di Aldo Bottini

mercoledì 16 maggio 2012

Incontro del 19 Aprile 2012 con Dario Casati : Le crisi alimentari : un problema del mondo di oggi

Una relazione complessa ed articolata quella del professor Casati che, partendo dal problema dell’alimentazione del mondo, tema tra l’altro al centro di EXPO 2015 e quindi al centro di molte riflessioni che ci porteranno a questo evento, partendo da questo evento appunto ha spaziato su una serie di argomenti socio-politico-economici che hanno reso particolarmente interessante l’intervento.
Parlare di crisi alimentari nel mondo di oggi può sembrare sorprendente e quasi paradossale. D’altro canto le crisi esistono e sono molto diffuse.
La situazione depressa dell’economia attuale ha forse accentuato alcuni aspetti di queste crisi alimentari, si sono verificati sensibili aumenti dei prezzi che poi ridiminuiti per infine stabilizzarsi.
Oggi abbiamo nel mondo circa 850 milioni di persone che si trovano sulla soglia della fame.
Questo numero è fatalmente destinato ad aumentare e, nel 2020, è prevedibile che le persone sulla soglia della fame saranno tra 900 e 950 milioni. Un numero enorme!
Ma l’analisi è banalmente questa oppure esistono altri fattori di cui bisogna tenere conto?
Il professor Casati ha attirato la nostra attenzione su alcuni aspetti di questa composita entità che è il mondo che viviamo.
Di fatto il mondo è caratterizzato da diverse aree geografiche che possono essere così raggruppate per tipologia:

  1. aree del mondo in via di sviluppo che non possiedono entità e ricchezze;
  2. aree del mondo in via di sviluppo costituite dai cosiddetti paesi emergenti;
  3. paesi che hanno superato il problema della fame;
  4. paesi ricchi che sono circa un sesto della popolazione globale della terra.
 In queste diverse aree sono diversi anche i problemi legati alla alimentazione passando: dalla “food security”, possibilità di alimentarsi con regolarità; alla “food safety”, qualità e affidabilità del cibo che si consuma.
E’ evidente come la sicurezza (security) sia legata alla sicurezza della regione (governi stabili, assenza di guerre, oltre alla condizione economica); come è evidente che la affidabilità (safety) di quello che si mangia è tipica dei paesi/regioni in cui, oltre alla ricchezza, vi siano elevati livelli culturali ed una situazione complessivamente pacificata e regolata.
D’altro canto esistono anche nel comparto alimentare alcuni paradossi tipici dell’economia governata solo dalla logica di mercato. Se il prezzo dei generi alimentari aumenta allora aumenta anche l’interesse a produrre, diversamente l’interesse alla produzione è scarso se non nullo.
Altra considerazione interessante posta alla nostra attenzione dal professor Casati è che, con l’evoluzione economica dei paesi, vi è anche una conseguente evoluzione del tipo di dieta che passa da dieta puramente vegetariana a dieta prevalentemente proteica.
E’ indubbio, secondo il professor Casati, che i paesi ricchi hanno sottostimato l’importanza e la portata del problema delle crisi alimentari del mondo ed abbiano più spesso pensato ad interventi di assistenza a posteriori piuttosto che a progetti di vero e proprio sviluppo.
Senza che questi rappresentino un vero e proprio decalogo di riferimento o la ricetta di soluzione dei problemi, il professore ha terminato il suo intervento con alcune considerazioni sintetiche ma istruttive:

  1. l’aiuto alimentare è utile ma solo nella logica della stretta emergenza;
  2. serve un incremento della produttività agricola; bisogna ridurre anche le perdite migliorando la logistica (locale);
  3. occorre riconsiderare, rafforzandolo, il ruolo dell’agricoltura nei paesi dell’occidente;
  4. dobbiamo evitare di seguire modelli insulsi (lontani dagli schemi convenzionali delle aree di appartenenza) e, soprattutto, imporre ad altri di seguire per forza i nostri;
  5. concentrare l’attenzione su politiche che migliorino l’accessibilità al mondo dell’agricoltura (caso che ora non è);
  6. evitare il male della “finanziarizzazione” del mondo dei mercati agricoli (male occidentale, in particolare dei mondi anglosassoni);
  7. l’occidente ha il dovere di continuare a produrre ed aumentare la produttività; non bisogna cadere nella spirale negativa di pensare che possiamo comperare in giro per il mondo ciò che ci serve.
 Un insieme di suggerimenti che sembrano essere anche una guida su come impostare i service della nostra associazione mettendo quindi a disposizione di chi ne ha bisogno l’insieme delle professionalità, presenti nel Rotary, per aiutare chi è in difficoltà a crearsi un persorso indipendente.
Dopo un interessante dibattito il tocco della campana ci ha riportato alle attività impellenti come sempre.

                                                                                                                     A cura di Aldo Bottini

giovedì 12 aprile 2012

Incontro con Giovanna Macchi "L'esercizio fisico in pillole: un nuovo farmaco per il benessere e la salute"


Il titolo dell’intervento dell'incontro del 12 aprile 2012 aveva fatto sperare in qualche nuova pasticchina magica che, evitandoci fatiche e sudori, intervenisse beneficamente sul nostro corpo rassodando qui e là senza esagerare dando quel senso di benessere ed anche guadagnando, perché no, in aspetto fisico. Invece no si è trattato di un intervento molto serio e basato su solide esperienze scientifiche raccontato con competenza e simpatia dalla professoressa Macchi che, oltre a praticare lei stessa sistematicamente dello sport, è specializzata proprio in medicina dello sport presso l’università degli studi di Brescia.
Viviamo in una società ricca, mangiamo bene, ci proteggiamo dal clima, freddo o caldo che sia, e tutto ciò si correla ad una aspettativa di vita più lunga. Esiste d’altro canto il rovescio della medaglia, tutte le comodità e le automazioni a cui ci siamo abituati sempre di più hanno aumentato molto i problemi collegati alla sedentarietà.
Recenti ricerche statistiche hanno evidenziato che in Italia il 30 % dei bambini risulta essere sovrappeso ha cioè un IMC = indice di massa corporea superiore a 25 dove l’indice di massa corporea si calcola dividendo il proprio peso per il quadrato della propria altezza (senza tacchi). Questi valori così elevati in percentuali sono conseguenza di una vita troppo sedentaria e di una alimentazione non adeguata e sono gli effetti negativi del benessere (quasi un ossimoro).
La mancanza di esercizio fisico favorisce la comparsa delle malattie cardiovascolari, delle metaboliche causa circa 600.000 morti all’anno.
Al contrario l’esercizio fisico previene le malattie cardiache, l’ipercolesterolemia ed i disturbi dell’apparato locomotore. L’esercizio fisico regolare ha anche il vantaggio di migliorare la qualità della vita, la capacità motoria e quindi l’autostima ed il senso di indipendenza, dona sensazione di benessere, favorisce l’interazione sociale, permette un migliore controllo delle emozioni (minore aggressività, rispetto per gli altri).
Fare esercizio fisico forse non allunga la vita ma sicuramente ne migliora la qualità. Ma bisogna fare attenzione la pillola esercizio fisico va prescritta dal medico ed il dosaggio ottimale è personalizzato.
Quindi è bene fare una serie di controlli prima di avvicinarsi alle attività sportive ad esempio con uno screening cardiologico con:
•        Test da sforzo
•        Ecocardio-color-doppler
•        Eco-doppler TSA e arteriso arti inf.
•        Esami laboratorio (emocromo,funzione renale,elettroliti,profilo metabolico….)
•        Misura PA

Se si vuole svolgere un’attività “sportiva” moderata si possono seguire le seguenti regole.
30’ al dì per almeno 5 giorni/settimana con esercizio aerobico, cioè:
-  lavoro muscolare dinamico
         ampi spostamenti
         grandi masse muscolari
         forza costante
-  energia fornita dalla glicolisi aerobica (zuccheri bruciati dall’O2)
-  intensità moderata.

In pratica:
•        Camminare velocemente
•        Correre lentamente
•        Pedalare in bicicletta in piano
•        Nuotare
•        Sciare (fondo)

In conclusione l’esercizio fisico dona: salute; benessere; serenità; ma deve essere dosato con il medico.
Attenzione allo sport agonistico alle volte è più dannoso che positivo.
Insomma sembrava tutto semplice ma così non è, però le informazioni della professoressa Macchi sono state molto utili ed hanno stimolato molte domande dei soci ed un tema per una prossima conviviale.
Il tocco della campana ha dato il via alla corsetta verso casa.
A cura di Aldo Bottini

giovedì 22 marzo 2012

Incontro con Roberto Lavarini "Gli anziani innamorati"

Una laurea in matematica, poi una in sociologia. Una combinazione esplosiva ed un approccio al sapere apparentemente assai differente.
Invece l’intervento del prof. Lavarini, in occasione dell'incontro del 22 marzo 2012, ci ha fatto ben comprendere come le due materie possono essere funzionali l’una all’altra ed essere integrate in un interessante lavoro di ricerca. La ricerca è stata condotta all’Università IULM di Milano, dove il prof. Lavarini insegna, e ha riguardato il comportamento sentimentale della donna e dell’uomo in età avanzata. La realtà è in continua e rapida evoluzione le ricerche sul campo, come quelle oggetto dell’intervento, servono  proprio per rimanere aderenti a questa realtà ed essere, come università e centri di cultura, gli organismi di riferimento di chi deve prendere decisioni per programmare ed organizzare il futuro. Questa ricerca sociologica ha avuto come scopo definire: emozioni, sentimenti, relazioni personali, modelli di comportamento, i concetti di amore e di amicizia, delle persone nella terza età.

Il lavoro si basa su una casistica molto ampia di interviste che sono state condotte in un lungo periodo di indagine su un campione di soggetti distribuiti su un territorio piuttosto vasto (Milano e dintorni). Metodologicamente il gruppo di lavoro si è riferito a: analisi delle opere di osservatori privilegiati; annunci matrimoniali; di storie di vita; di molte interviste. Gli argomenti trattati sono stati i più vari, dalla famiglia ai rapporti sociali, dalle relazioni degli uomini e delle donne ai rapporti di innamoramento.

Il focus della relazione era l’innammoramento dopo i sessant’anni. Cosa significa innamorarsi a questa età, si è soliti dichiarare il proprio sentimento a questa età, si racconta o meno ad altri i loro sentimenti, cosa cambia nella vita dopo che ci si è innamorati. La ricerca ha inoltre sviluppato un interessante parallelo tra le diverse età. I risultati di questi confronti, rappresentati, come si addice ad un esperto matematico, in grafici cartesiani, hanno evidenziato una certa costanza del comportamento delle persone in relazione a determinate tematiche.


A cura di Aldo Bottini

domenica 18 marzo 2012

Conviviale presso l'OSF - Opera San Francesco per i poveri

Il 18 Marzo 2012 si è svolto l’incontro presso l’Opera San Francesco, cui hanno partecipato il Governatore del Distretto 2040 Ettore Roche, i Presidenti del Gruppo 1 unitamente ad altri Soci in rappresentanza dei rispettivi Club e alcuni soci del Rotaract Milano e dell’Inner Wheel.
Lo scopo dell’incontro consiste nel far conoscere più da vicino la realtà dell’OSF e i suoi sempre più variegati servizi ai bisognosi.
Dopo la celebrazione della messa da parte di padre Annoni presso la chiesa dei Frati di Viale Piave, i partecipanti si trasferiscono nell’Auditorium di Via Kramer  per la consueta presentazione delle attività di O.S.F. e l’aggiornamento sulle nuove iniziative intraprese. 
Padre Annoni fa gli onori di casa e illustra brevemente  le attività di servizio di OSF con le sue attività di mensa e di servizi alla persona tra cui docce e guardaroba, servizi erogati agli interessati a fronte di una tessera legata alla persona. Introduce brevemente gli ospiti, Suor Annamaria, medico e responsabile dell’ambulatorio di Via Antonello da Messina, gestito dall’OSF, e due dottoresse che animano nuove forme di assistenza.
Un filmato, rinnovato rispetto ai precedenti, illustra l’attività dell’ambulatorio dotato di moderne strutture, che consente prestazioni di medicina di base, tra cui anche oculistica e dentistica, e un servizio di farmacia; l’erogazione di assistenza a poveri, immigrati, disadattati che non riuscirebbero altrimenti ad essere assistiti dal servizio sanitario nazionale.
A tal fine vengono dotati di una tessera sanitaria provvisoria, per consentire loro la fruizione dei servizi.  168 medici volontari si alternano nel prestare servizio nell’ambulatorio.
Suor Annamaria evidenzia che tra gli utenti dell’ambulatorio sono in aumento gli italiani delle fasce sociali più deboli. Nel filmato si ha modo di vedere anche il moderno centro di gestione del guardaroba di via Vallazze, con selezione, lavaggio, immagazzinamento dei vari capi di abbigliamento, in grado di attuare 9.000 cambi d’abito all’anno. La sede di Via Kramer è anche strutturata anche con un’area sociale per prestare assistenza nell’ambito di accoglienza, lavoro e servizi sociali, quest’ultimo mirato alla concessione temporanea di alloggi a famiglie bisognose e in particolari difficoltà.

L’attenzione alla persona trova anche la sua concretizzazione, in forme di assistenza legate non solo alla cura dei disagi fisici ma anche dei disagi psichici: a tal fine è stata istituita presso l’ambulatorio un’attività di assistenza psicologica e psichiatrica, che cerca di capire e di risolvere le situazioni di difficoltà in cui si trovano molti immigrati specialmente extraeuropei, provenienti da culture diverse, da situazioni sociali non paragonabili a quelle dei Paesi occidentali,  da condizioni di vita precarie.
Viene evidenziato che molto spesso i disagi fisici tra gli assistiti, sono imputabili non solo a motivi clinici ma spesso anche a cause legate a stress psicologici ed emotivi. Le due dottoresse esperte di psicologia e psichiatria portano la loro testimonianza nell’attività di volontariato evidenziando la grande differenza degli utenti dell’OSF rispetto a quella degli utenti abituali degli studi professionali presso cui normalmente esercitano. Fanno notare che, nell’ambito della loro attività debbano sempre più fare ricorso a lingue straniere per potersi rapportare con gli assistiti e come l’attività presso OSF consenta anche di capire provenienze culturali, sociali, religiose diverse, alla ricerca dell’integrazione non traumatica di queste persone presso la nostra società.
A fine presentazione Padre Annoni illustra gli altri progetti presso dell’OSF in via di definizione:
1) possibilità, per ora allo stato embrionale, di dare vita ad un’analoga struttura a Bergamo.
2) accoglienza notturna.
 
Al termine della presentazione l’uditorio si trasferisce nei locali della mensa dove, avvalendosi delle cucine e della struttura dell’OSF, è stato organizzato il pranzo per tutti i numerosi presenti. Al saluto iniziale delle bandiere fa seguito una breve introduzione prima da parte del Governatore, poi del Club organizzatore dell’evento, il Milano Naviglio Grande S. Carlo,  si susseguono poi le varie portate, servite con efficienza e maestria da un  professionale servizio ai tavoli, per concludersi degnamente con una grande torta su cui spiccano i loghi dell’OSF e del Rotary. Il pranzo anche quest’anno riscuote il pieno interesse gastronomico e la soddisfatta approvazione dei presenti.
Padre Annoni a  fine pranzo, al momento di sciogliere l’assemblea e ringraziare per il supporto ricevuto, ricorda la necessità di conservare lo spirito genuino di carità verso i bisognosi che animò fin dall’inizio il fondatore dell’OSF, fra Cecilio Cortinovis, commemorato da fotografie nell’atto di versare la minestra nella scodella degli ospiti della mensa.
                                                                                                         

A cura del Presidente

giovedì 8 marzo 2012

Incontro con Anty Pansera "QT8: un quartiere da scoprire"




Ancora una volta il racconto di una Milano poco conosciuta, ancora una volta il racconto di una Milano risultato di iniziative coraggiose ed innovative, ancora una volta un racconto in cui la parola costruzione non assume la tonalità cupa dei giorni correnti.

In occasione dell'incontro dell'8 marzo 2012, la professoressa Anty Pansera ci ha portato a spasso per il quartiere QT8 di Milano, che da molti viene denominato “Gallaratese”, mettendo assieme in maniera assai piacevole gli aspetti storici con quelli di architettura e design non tralasciando gli aspetti socio-economici. Un equilibrismo nient’affatto semplice soprattutto se si considera il tempo ridotto che una conviviale concede ai nostri oratori. La prima Triennale del dopoguerra, che si sarebbe aperta nella primavera-estate del 1947, si proponeva di affrontare “i temi che interessano le classi meno abbienti” (arch. Pietro Bottoni). Quell’edizione ha lasciato un segno concreto, alla periferia di Milano, un intero quartiere, che prese nome proprio dalla manifestazione, QT8 ovvero, Quartiere Triennale Ottava.

Si tratta di un quartiere modello dove si proposero unità abitative innovative e dove si coaugularono studi e progetti che avevano caratterizzato la ricerca del Movimento Moderno. La realizzazione di questa serie di strutture residenziali economiche, destinate ad una fruizione di massa, fu resa possibile dall’applicazione di uno stile architettonico razionale, essenziale, funzionalista, la cui bellezza scaturiva dalla semplicità e dalle potenzialità delle tecnologie contemporanee per ottenere i migliori risultati ai minori costi.

Il quartiere fu concepito nell'ambito dell'Ottava edizione della Triennale, che si sarebbe aperta nell’estate 1947. Fu in particolare Piero Bottoni, commissario straordinario della Triennale di Milano, che nel 1945 promosse la realizzazione di questo "Quartiere sperimentale". Il quartiere si situa nella zona nord-ovest della città, al suo interno troviamo il Monte Stella, un'altura artificiale costituita con i detriti degli edifici crollati durante il conflitto e con altro materiale proveniente dalla demolizione degli ultimi tratti dei bastioni.

Successivamente all’accumulo dei detriti è stato realizzato il Parco Montestella, con una superficie di 370000 m² tra zone boschive e prati. Il parco è realizzato su gradoni a salire, collegati da una strada panoramica che, girando attorno al monte, ne raggiunge la parte più alta. Dai punti più alti offre una bella vista della città e del suo hinterland… Solo in caso di visibilità favorevole si riesce a scorgere tutto l’Arco alpino e gli Appennini.

Il QT8 è delimitato a nord da una strada derivata dal Viale Scarampo, ad est dalla Via Serra, a sud da Via Diomede e ad ovest dalla Via Sant'Elia. Superfici: la superficie totale compresa fra le strade periferiche accennate è di 94 ha. Circa; la superficie verde del quartiere è complessivamente di 673.470 mq di cui, 375.694 mq sistemati a parco (campi di gioco per lo svago e il riposo) e 297.776 mq destinati ad orti e giardini. Ogni abitante dispone di mq 80 di verde, quando la media in Milano è di mq 3-5 a cittadino.

La realizzazione del Quartiere richiese diversi anni. Nel quadro generale delle caratteristiche costruttive, tra cui quelle relative all'unificazione modulare basate sui reticoli sovrapponibili si precisava che, fra le eccezioni previste, vi erano quelle per le costruzioni che costituiscono
una unità singola, non riproducibili in serie, come per la Chiesa ad esempio.

Quartiere è diviso in 4 nuclei di circa 4.500 abitanti ciascuno; ogni nucleo è servito da strade periferiche che hanno all’interno percorsi pedonali svincolati da qualsiasi interferenza di traffico; il nucleo è servito da un asilo e da due o tre raggruppamenti di negozi di prima necessità. Due nuclei raggruppati danno vita ad una scuola primaria. Alla saldatura dei 4 nuclei costituenti il quartiere sorge il centro che raggruppa gli edifici commerciati, del culto e dello svago a servizio dell’intero quartiere previsto per una popolazione totale di circa 18.000 abitanti.

Per la realizzazione di questo progetto si adottò lo strumento del concorso; numerosissimi furono i giovani architetti che parteciparono e molti di questi divennero successivamente famosi. Vi furono delle difficoltà nella realizzazione di un così vasto quartiere cittadino, ma i risultati positivi dell'opera sono quelli urbanistici, risultati per i quali si può affermare che in nessun quartiere di Milano esiste un "ambiente" di abitabilità come c'è nel QT8, dove il verde e il paesaggio sono composti con le case e per esse, e dove le migliaia d'alberi piantati garantiscono per il futuro un miglioramento continuo e non un peggioramento della situazione ambientale. Adiacenti ad esso si estendono l'ippodromo, le scuderie, le piste di allenamento che garantiscono una magnifica riserva di verde a sud. Il Lido a sud-est e una fascia di parco creata a nord lo isolano dai quartieri del corso Sempione.

Nel centro si raccolgono gli edifici necessari alla vita collettiva, alla vita spirituale e allo svago; la Chiesa sorge sulla grande piazza con annesso edificio raggruppante la canonica e le organizzazioni religiose. Cinema - ristorante - caffè - negozi - ufficio postale - agenzie di banca sono raggruppati nel centro che è chiuso verso ovest da un fabbricato di 22,75 m. di altezza destinato alla casa collettiva. Un albergo per la gioventù, un club per ragazzi ed un grande tennis coperto sono previsti presso il laghetto ai piedi della collina, un centro sociale INA-Casa presso il campo di gioco.

Il quartiere sperimentale della Triennale ha mantenuto una linea costante di sviluppo da quando il luogo dove doveva sorgere fu scelto. Tre sono essenzialmente i piani successivi del QT8 e corrispondono all’incirca alle epoche delle successive Triennali: 47;-51;-54.

Il 1° piano, del 1946, redatto dagli architetti, nel quale si teneva conto dell’esistenza di un grande lago costituito da una cava nella zona nord-ovest dell’area; attorno ad esso si sviluppava un grande parco di notevole ampiezza e una zona sportiva. La composizione urbanistica era essenzialmente di quattro settori residenziali confluenti in un centro ed una piazza principali e di un ritmo aperto di grandi edifici lineari, orientati con asse eliotermico, periferici rispetto la zona delle costruzioni basse immerse nel verde. In sede di realizzazione di questo progetto fu deciso di costruire nel parco verde due piccole colline.

Il 2° piano, del 1950, studiato dagli architetti P. Bottoni e E. Cerutti, porta il segno di una più densa fabbricazione di case (11 piani) richiesta dal Comune per un maggiore sfruttamento delle aree. Gli elementi lineari si susseguono con un ritmo continuo lungo la Via Scarampo chiudendo tutto il lato nord del quartiere; divengono quattro, in luogo di tre, le case alte nell'angolo sud-est del quartiere. La collina assume una più determinata configurazione; in luogo di una seconda collina è previsto un piccolo lago. La chiesa abbandona lo schema rigido per assumere quello articolato studiato dai vincitori del concorso per il centro religioso. Questo 2° progetto di P.R. del Q.T.8 è entrato a far parte del P.R. di Milano approvato nel 1953.

Il 3° piano, del 1953, studiato dall'arch. Bottoni, è il segno di un inserimento del QT8 nei più vasti problemi cittadini. Ferma restando I'impostazione generale e in particolare quella della zona sud dell’Olona, notevoli varianti sono previste nel settore a nord di essa. La grande collina
diviene, da elemento locale di completamento del quartiere, elemento integrante dell'attrezzatura verde e del panorama urbano della città. Essa costituisce il fondale della nuova grande strada, che dalle autostrade entra in città (nuova via Scarampo) e poi corre ai suoi piedi. La via Scarampo infatti, secondo il progetto studiato dall'Ufficio Tecnico Comunale, diviene una strada di spiccate caratteristiche e attrezzature di traffico veloce dividendosi in piste differenziate per traffico locale e di transito, snodandosi in raccordi di grande e piccolo raggio. Ma la collina, in sé, diviene anche elemento urbanistico residenziale perché nel nuovo progetto si è prevista su di essa una serie di ville di notevole importanza con giardini alternati a strade locali. In questo terzo progetto, a differenza dei due precedenti, avviene un capovolgimento del sistema di alcune strade locali perchè, mentre prima afferivano alle strade periferiche, e in particolare alla via Scarampo, ora affluiscono a strade che si dirigono al centro del quartiere realizzandone così una maggiore unità. Questo terzo progetto costituisce una variante al piano particolareggiato del nuovo P.R. di Milano allo studio per la zona del QT8.

Gli edifici

Al QT8 sono stati realizzati prototipi di architettura straniera (Belgio e Finlandia).
La casa Belga: che purtoppo non esiste più.
Casa Gandolfi in via Diomede 18/2 al QT8, Milano, 1954-55.
La casa è composta da un grande basamento in pietra tagliata al vivo e una soprastruttura
in cemento armato con le camere da letto. Il piano superiore è un volume autonomo trasversale rispetto al basamento ed è sostenuto da pilastri a forma di ‘V’.

È opera di un architetto tutto sommato poco conosciuto, Albert Bontridder, concepita in
diverse combinazioni e versioni, più o meno ampie a seconda della grandezza della famiglia.

Al QT8 sono stati realizzati edifici sperimentali quali:
- l'interessantissima casa Ina Casa di 11 piani col sistema a ballatoio e scala esterna, la prima del genere che sia sorta a Milano e in Italia,
- nonché il primo campo di gioco per ragazzi di Milano.

Tra il 1946 e 1947 si realizzarono le prime case per ospitare chi era rimasto senza tetto: undici modelli diversi di case progettate, con concorso nazionale, da esimi architetti di tutta Italia sotto
la direzione di Piero Bottoni. Questi modelli furono variamente utilizzati nella ricostruzione italiana.

Al QT8 fu realizzato nel 1948 un programma di sperimentazioni di prefabbricazione e
montaggio in cantiere di case a 4 piani. Sono queste le uniche sperimentazioni ufficiali fatte in Italia dal Ministero del Lavori Pubblici, assieme a quelle più limitate fatte a Napoli, che furono del resto una diretta conseguenza di quelle di Milano.

Gio PONTI, durante l'iter della legge di istituzione dell'INA-Casa, criticherà il piano e
la sua ARCHITETTURA giudicata troppo uniforme e scontata, ma la maggioranza dei
migliori architetti dell'epoca parteciperà ai progetti: da Carlo Aymonino a Franco Albini; dai BBPR ai Castiglioni; da Ignazio Gardella a Daneri, a Fagini o Sottsass ….

Fu pure coinvolta una moltitudine variegata di professionisti che comprendeva, oltre
agli architetti, urbanisti, ingegneri, che parteciparono alla realizzazione dei molti quartieri popolari, con i più svariati nomi, disseminati in tutto il territorio nazionale.

Una singolare caratteristica del progetto fu quella di far apporre, su tutti gli edifici realizzati, una targa in ceramica policroma, alcune delle quali realizzate da grandi artisti (quali Burri, Duilio Cambellotti, Cascella, Dorazio…), che alludesse o al tema del progetto o, più in generale, al tema della casa come luogo felice. L'applicazione delle targhe sugli immobili, per le quali erano stabilite le misure, i prezzi massimi e la posizione, era una delle condizioni per il rilascio del certificato di collaudo.

CHIESA intitolata a S.Maria Nascente 1947 – 1955
Via Angelo Salmoiraghi, 2 .
Vico Magistretti e Mario Tedeschi.
Sempre al QT8 nel 1948 Magistretti aveva progettato, insieme a Mario Chessa e Mario Tedeschi,
la casa per reduci. Anche la chiesa del quartiere, a pianta circolare, fu realizzata sulla base di un
progetto vincitore di un concorso.

A pianta circolare con corpi eccentrici, a struttura portante su pilastri di calcestruzzo armato su fondazione a plinti, murature d'ambito e partiture interne in mattoni, copertura a tetto a sezione tronco conica. Descrizione: all'uscita della linea metropolitana rossa del QT8 si scorge all'istante la particolare sagoma della chiesa di Santa Maria Nascente, uno degli edifici più importanti e dall'architettura significativa dell'intero quartiere posto a nord ovest della città.

L'impianto generale del progetto è alquanto innovativo se si rapporta all'iconografia tradizionale dei luoghi di culto; riassumendo, si tratta di un edificio con pianta a cerchi concentrici su asse sfalsato, attraverso i quali si originano il portico a perimetro, l'aula, l'altare, il matroneo, il pulpito ed il battistero.

La forma e la dimensione del lotto hanno suggerito una organizzazione planimetrica particolare, in grado di valorizzare l'area a disposizione e i fabbricati costruiti. La chiesa è orientata, secondo la tradizione liturgica, con l'altare ad est; il sagrato si apre davanti al prospetto principale, rivolto al centro del quartiere. La pianta circolare determina un volume cilindrico, concluso da una copertura conica. Un portico circonda per intero l'aula centrale, all'interno della quale, al livello superiore, è organizzato il matroneo, dove trovano posto l'organo e la cantoria.

La necessità di superare qualsiasi distorsione acustica, anche conseguente alla forma circolare dell'aula, ha ispirato la quinta curvilinea di mattoni forati che si sviluppa al bordo. Una membrana che ricopre e protegge l'intonaco assorbente che riveste l'interno dell'aula, funzionando come una "trappola dei suoni".

Le informazioni ed i commenti sono stati assai di più e la mia ricostruzione ha potuto essere così dettagliata grazie al fatto che la professoressa mi ha gentilmente offerto i suoi appunti che mi sono stati preziosi per ricomporre in modo organico i miei che erano molto meno ordinati.

L’argomento, come sempre quando si parla della nostra città, ha suscitato un certo dibattito e una serie di domande da parte dei soci. Un riconoscimento particolare è andato da parte di tutti all’amico Federico Borelli che, in vista della conviviale, ha voluto fare il turista visitando in anticipo il quartiere facendo anche il cronista all’americana intervistando i residenti del quartiere!


A cura di Aldo Bottini