giovedì 31 luglio 2014

Conviviale "Fuori Porta" del 10 Luglio 2014 presso L'Osteria Grand Hotel

La conviviale si è svolta “fuori porta” presso l’ottimo ristorante “Osteria Grand Hotel”. In una piccola traversa di Ascanio Sforza sul Naviglio Pavese si nasconde il piccolo e silenzioso giardino del ristorante che con l’aiuto di un cancello ci ha permesso di chiudere fuori, anche se per poco, Milano con i suoi rumori di auto, ruote sul pavè, clacson e voci. Il carattere informale della serata senza il consueto saluto alle bandiere, ha fatto respirare un’aria da pre-vacanze che ricordava un po’ quella della cena con i compagni alla fine dell’anno scolastico. Un ultimo momento di condivisione prima di rivedersi a settembre con nuovi racconti, idee e progetti. Nessun saluto alle bandiere, nessuna introduzione del presidente, nessuna relazione, ma solo le chiacchiere che ci siamo scambiati. Per gli amici che non sono potuti intervenire e non potendo riportare tutti i discorsi che si sono fatti, mi limiterò a riassumere il momento più “sostanziale” della conviviale… la cena. La serata è stata aperta da un aperitivo con “mondeghili e raspadura” accompagnati da uno spumante Brut (Bussia Soprana). Dopo esserci seduti a tavola è stata servita della culaccia, ottime focaccine calde, seguita da una panzanella di “gazpachana memoria” con stracciatella di bufala. Il fresco ma allo stesso tempo deciso sapore dei cetrioli, dei peperoni, della cipolla, e dei pomodori tagliati a tocchettini fini ben si armonizzava e legava con il dolce della stracciatella. La cena è proseguita con un carpaccio di carne marinata con caponata ed è terminata con un gelato allo zenzero con croccantini di cioccolato, squisito nell’equilibrato contrasto del piccantino, del dolce e del lieve amaro del cacao. Ad accompagnare la cena sono stati serviti vini bianchi e rossi: Viognier-Chardonnay (Caruso &Minini) e un ottimo Pignocco rosso (Santa Barbara). Al termine della serata ci si è scambiati gli auguri più affettuosi di belle, serene e soprattutto riposanti vacanze. Vista l’informalità della serata mi sento di poter aggiungere alcune riflessioni. La stima e l’affetto che lega il nostro, e mi sento di poter scrivere nostro, club è la cosa più bella che si percepisce. Sono entrata da poco, neanche un anno, e il condividere con voi dei momenti di convivialità come il pranzo o la cena, è per me molto importante oltre che stimolante. Per quanto riguarda la serata posso solo aggiungere riflessioni personali nate dal dovermi confrontare con il menù e con le mie enormi lacune in gastronomia. 1.Ho imparato che i “mondeghili” sono delle polpette lombarde la cui origine del nome è spagnola, e non il piatto tipico di una popolazione del Borneo meridionale. Per saperne di più consultare il sito: http://www.mondeghili.it/ 2. La culaccia ha sollevato in me dei dubbi terribili. Quali le differenze tra prosciutto, culatello e culaccia? Alla domanda fattami “cos’è la culaccia?” ho risposto stando sul vago, come facevo sempre a scuola, definendola genericamente: un affettato ricavato dalla parte posteriore del maiale, senza entrare nel dettaglio. Anche in questo caso ho approfondito su google: http://www.culaccia.it/ e http://it.wikipedia.org/wiki/Culaccia 3. La Bussia Soprana (spumante brut) ho scoperto, infine, essere una cantina vinicola di Alba e non una specie di uccelli marini in via d’estinzione tipica della Patagonia meridionale. A mandarmi in confusione è stato Quark e i suoi documentari naturalistici sulle berte minori, il petrello aligrandi, il prione beccolargo e gli altri “parenti” della famiglia delle procellaridi (per chi avesse perso la serie completa dei documentari wikipedia è di aiuto http://it.wikipedia.org/wiki/Procellariidae). In ultimo aggiungo solo che vi ringrazio per avermi concesso di poter scrivere il bollettino, ho avuto in questo modo l’occasione di imparare cose nuove, ma anche di potervi augurare buone vacanze. A cura di Margherita Ghirardi

venerdì 1 novembre 2013

Incontro di Giovedì 24 Ottobre 2013 con Alessandro Colombo : "Cosa offre oggi l'industria 'Health Care' per la salute e il benessere del consumatore: tra l'alimento e il farmaco"

«Cosa offre oggi l’industria “Health Care” per la salute ed il benessere del consumatore : tra l’alimento e il farmaco» è stato il tema della relazione di giovedì scorso. Ad intrattenerci il Dr. Alessandro Colombo, del Gruppo Bayer, Vice Presidente Gruppo Integratori Alimentari & Prodotti S alutistici / Associazione Italiana Industrie Alimentari (AIIPA). Dopo una breve panoramica sulla realtà dell’industria “Health Care” e sui prodotti offerti il relatore ha introdotto il filo conduttore della serata: “integratori alimentari e prodotti salutistici”, tema tanto diffuso al giorno d’oggi quanto controverso. Colombo ha ricordato che nell’innumerevole offerta di prodotti che popolano il mercato dell’industria farmaceutica e alimentare non sempre il consumatore è in grado di fare una distinzione tra i concetti di farmaco, integratore e alimento e, di conseguenza, risulta difficile orientarsi nella scelta. Con una relazione esaustiva e coinvolgente il relatore ha fatto chiarezza su cos’è un integratore e cos’è un farmaco, sottolineando come non siano da confondere. L’integratore può essere assunto da soggetti sani che vogliono mantenere il proprio stato di benessere a differenza del farmaco vero e proprio, somministrato per curare una determinata patologia. La serata si è conclusa con una serie di domande dei soci alle quali il relatore ha puntualmente dato risposta. A cura di Chiara Toldo __________________ Alessandro Colombo - Attualmente Market Research & Business Development Head / Bayer HealthCare. Ha lavorato inizialmente nelle Funzioni Marketing & Sales Divisione Farmaceutica in Schering AG e Farmitalia Carlo Erba SpA. Entrato in Bayer SpA, prima dell’attuale funzione, ha ricoperto diversi ruoli: Marketing & Sales Manager e Business Development Director nella Divisione Farmaceutica, Resp. Pianificazione Strategica Gruppo Bayer in Italia e infine Direttore Generale di Pharbenia srl (gruppo Bayer) .

Incontro di Giovedì 17 Ottobre 2013 con Pietro Pizzoni : "Le Termopili della Legione"

Come di consueto il nostro socio Pietro Pizzoni ci ha intrattenuti giovedì scorso raccontandoci un episodio storico: La leggendaria battaglia delle Termopili, svoltasi nel 480 a.C., che ha brillantemente e sagacemente esposto con la sua usuale passione. “O straniero, annuncia agli Spartani che qui giaciamo, ubbidienti alle loro leggi”. È questa, secondo varie testimonianze tra cui quella di Erodoto, l’iscrizione che fu posta sulla tomba dei trecento spartani comandati da Leonida caduti alle Termopili, nel 480 a. C., nel tentativo di arginare l’invasione persiana. L’epigramma, attribuito a Simonide, è ancora noto come simbolo di eroismo e di totale dedizione alla Patria. Nella traduzione, non del tutto letterale che ne fa Cicerone, è ancor più accentuato il carattere sacrale della Patria e delle sue leggi: “ Dic, hospes, Spartae nos te hic vidisse iacentis, dum sanctis patriae legibus obsequimur”. Molte nazioni, soprattutto in epoca moderna, hanno fatto ricorso al mito eroico di un gruppo di uomini, che si battono anche fino all’estremo sacrificio contro un numero soverchiante di nemici, per farne un muro portante dell’identità nazionale. Basti pensare al significato che ha assunto l’assedio di Alamo per un abitante del Texas, e in seguito per gran parte dei cittadini degli Stati Uniti. Nel Sud Africa dell’apartheid, il mito del pioniere boero, che si avventurava in terre sconosciute con la sua famiglia ed era assalito da torme di selvaggi zulu, costituiva la ragione stessa dello stato, così come nella ormai scomparsa Rhodesia del Sud l’assalto e il massacro della pattuglia del fiume Shangani da parte dei matabele. Nel nostro piccolo, anche noi italiani per un brevissimo periodo abbiamo tentato questa operazione: l’eroica resistenza di un gruppo di garibaldini guidati da Pilade Bronzetti contro una soverchiante forza borbonica nella località di Castel Morrone, poco prima della battaglia del Volturno, portò alla definizione, coniata dallo stesso Garibaldi, di Termopili dei Mille. Non deve quindi stupire che un Corpo militare quale la Légion Étrangère, che addirittura nel motto “Legio Patria Nostra” sottolinea la nuova identità che deve assumere il legionario, attingesse nel suo passato per trovare un combattimento – quello del 1863 a Camerone – che indicasse alle nuove reclute a quale esempio ispirarsi nel compimento del loro dovere. L’operazione era già in atto negli ultimi anni del XIX secolo, ma ebbe un impulso decisivo all’inizio degli anni Venti del secolo successivo quando la Legione, spaventosamente decimata dalle battaglie della Grande Guerra, tornò al suo teatro storico d’azione in Africa Settentrionale. Subito dovette affrontare le rivolte in Algeria e, soprattutto, la grande rivolta di Abd el-Krim in Marocco, spartito tra Francia e Spagna. Questo capo nazionalista organizzò una sollevazione delle tribù berbere per la liberazione del Rif che portò alla più grave sconfitta subita da un esercito europeo ad opera di un popolo africano, nel 1920, a Annual (o Anoual) dove più di dodicimila soldati spagnoli persero la vita. Per fronteggiare la rivolta gli organici della Legione furono rapidamente aumentati fino ad arrivare ad oltre trentamila elementi, soprattutto soldati di nazioni recentemente sconfitte – come la Germania (i tedeschi arrivarono in quel periodo a coprire oltre il 40% degli organici), la Russia zarista e l’Impero asburgico – che cercavano disperatamente una nuova identità e una qualche forma di riscatto. I quadri superstiti della vecchia Legione d’anteguerra, sfessati dalle battaglie nelle trincee e abituati ad aver a che fare con altri tipi di reclute, non ce la facevano come imponeva la tradizione a trasmettere con il loro esempio i valori della Legione. Il comandante della Legione, il leggendario colonnello Paul-Frédéric Rollet che aveva guidato nella parata della Vittoria nel 1919 sui Campi Elisi i legionari superstiti, prese in mano la situazione e varò una serie di provvedimenti per forgiare un nuovo spirito di corpo. Innanzi tutto riesumò il giorno della celebrazione di Camerone: da quel momento il 30 aprile è diventato una festa solenne, con una ritualità particolare, che simboleggia una Legione votata al sacrificio supremo. Nello storico quartier generale del Corpo a Sidi bel-Abbès, a circa novanta chilometri a sud di Orano, lo stesso Rollet progettò la costruzione di un grande Monument aux Morts e l’ammodernamento della Salle d’Honneur, in modo che fosse visibile il collegamento con il passato e che i nomi degli eroi incisi sul marmo rimanessero scolpiti nelle menti delle nuove reclute. Quando la Legione ha dovuto lasciare l’Algeria nel 1962, il Monument fu smontato pezzo per pezzo e ricostruito nel nuovo quartier generale a Aubagne vicino a Marsiglia. Infine le canzoni, tra cui la celebre Le Boudin (Il Sanguinaccio), dovevano essere imparate e cantate per formare lo spirito del Corpo. Uomini che erano fuggiti dalle loro famiglie e dal mondo stesso erano incoraggiati a considerare la Legione come la loro nuova patria. Il concetto stesso di Legio Patria Nostra doveva essere continuamente riaffermato. Il secondo motto della Legione fu cambiato da Valeur et Honneur a Honneur et Fidélité in modo da creare un nesso indissolubile non tra la Francia, bensì tra la Legione e il nuovo soldato che deve essere chiamato con rispetto Monsieur le Légionnaire. Dopo l’insurrezione del luglio 1830 che aveva cacciato Carlo X, l’ultimo re Borbone che pochi mesi prima aveva conquistato l’Algeria, era salito al trono Luigi Filippo d’Orleans, il più borghese tra i sovrani la cui arma preferita era l’ombrello. Per fronteggiare le continue rivolte berbere, il 9 marzo 1831 aveva creato una Legione composta da stranieri – anche se molti volontari francesi si arruoleranno sotto falsa cittadinanza – destinata a combattere fuori dal territorio metropolitano. La Spagna della rivolta carlista, la Crimea, l’Italia della Seconda Guerra d’Indipendenza e soprattutto l’Algeria furono i teatri d’azione della Legione. Nel 1861 il Presidente messicano Benito Pablo Juarez aveva sospeso i pagamenti degli interessi dei debiti internazionali contratti dal suo paese. L’imperatore Napoleone III, che aveva di recente acquistato parte del debito messicano da una banca svizzera, organizzò una spedizione militare, alla quale inizialmente parteciparono anche modesti contingenti spagnoli ed inglesi, a garanzia del proprio investimento. Gli interessi del losco banchiere svizzero Jecker, che aveva saputo coinvolgere nelle sue operazioni l’influente duca di Morny fratellastro dell’imperatore, non furono estranei alla decisione di Napoleone III. Solamente in seguito, nel 1864, l’imperatore francese attuò il progetto di costituire un regno del Messico, appoggiato dai grandi latifondisti conservatori e antirepubblicani, sul cui trono doveva sedere Massimiliano d’Asburgo, fratello minore di Francesco Giuseppe d’Austria. Le prime forze francesi giunsero in Messico ai primi del 1862 sbarcando nel porto di Veracruz e incontrando subito una fiera resistenza non appena iniziarono a marciare verso l’interno. Gli spagnoli e gli inglesi, dopo le prime perdite ritirarono le loro truppe, ma Napoleone rifiutò di accettare l’umiliazione di una ritirata. Entro l’anno 40.000 soldati francesi traversarono l’Atlantico e intrapresero un’offensiva che permise, non ostante una continua ed efficace guerriglia, di porre l’assedio a Città del Messico. Ma a bloccare la spinta offensiva contribuiva la resistenza della città di Puebla, che sbarrava la strada tra la capitale e il mare, nelle cui poderose mura non si poteva aprire una breccia se non con l’aiuto di pesanti cannoni d’assedio. Il 9 febbraio 1863 un reggimento di marcia (vale a dire formato appositamente) della Legione salpò da Orano ed arrivò a Veracruz il 28 marzo. Era composto di due battaglioni di fanteria, una compagnia comando, la banda e la sussistenza al comando del colonnello Jeanningros. Arrivati a destinazione i legionari scoprirono che non avrebbero partecipato alla battaglia ma che il loro compito era assicurare e proteggere le lunghe linee di rifornimento che passavano tra montagne, foreste ed estese paludi tropicali. Il comandante in capo francese generale Forey aveva affermato che quell’incarico ingrato preferiva assegnarlo a degli stranieri piuttosto che a dei connazionali. I legionari si accorsero ben presto che il vero nemico non erano tanto le pallottole juariste quanto le malattie: malaria, febbre gialla, tifo, che in poche settimane decimarono i ranghi. Alla fine di aprile doveva partire da Veracruz per Puebla un grande convoglio, sessanta carri che trasportavano, oltre a munizioni e approvvigionamenti, i cannoni pesanti d’assedio e tre milioni di franchi in monete d’oro, scortati da due compagnie della Legione. Il 29 aprile Jeanningros, che si trovava con il suo comando a Chiquihuite a sud di Puebla, fu informato da una spia indiana che una imboscata attendeva il convoglio. Non si trattava di guerriglieri ma dello stesso esercito messicano ansioso di impadronirsi delle armi e dell’oro. Il colonnello ordinò allora alla 3a compagnia del 1° battaglione di andare incontro al convoglio per raccogliere informazioni e per unirsi alla scorta. La compagnia, il cui organico sulla carta doveva essere di 120 uomini, contava solamente 62 soldati senza alcun ufficiale. Un membro dello stato maggiore del reggimento, un pezzo d’uomo alto e ben piantato con una barba caprina, il capitano Jean Danjou si offrì di comandare la compagnia. Questo veterano di 35 anni era molto conosciuto per un particolare: aveva sostituito la mano sinistra, persa in Crimea, con una mano di legno legata con una cinghia all’avambraccio. A lui si aggiunsero due tenenti che venivano dalla gavetta da poco promossi sul campo: Vilain, non ancora trentenne, e un arcigno sergente veterano di nome Maudet che aveva combattuto anche in Crimea e a Magenta. La compagnia, con alcuni muli che portavano acqua e viveri, si mise in marcia circa a mezzanotte per approfittare del fresco della notte, in direzione di Palo Verde, fermandosi solamente per bere una tazza di caffè in un avamposto tenuto dalla compagnia granatieri del battaglione al Paso del Macho. Poi ripresero subito il cammino e all’alba del 30 aprile erano ai piedi delle montagne in mezzo a profonde gole. Avevano già cominciato a soffrire la calura del mattino quando alle sette raggiunsero la loro meta, il villaggio di Palo Verde composto da poche case diroccate e disabitate. Il capitano comandò la sosta per preparare il caffè. Mentre si accendevano i fuochi fu avvistata una nuvola di polvere sollevata da numerosi cavalieri, tra i quali dei lancieri, che si avvicinavano. Danjou ritenendo il posto desolato, dove si erano fermati, inadatto per sostenere uno scontro, ordinò di ripiegare verso una fattoria diroccata presso Cameròn, da cui erano passati quella mattina, distante circa tre chilometri. Mentre i legionari divisi in due gruppi preceduti da esploratori si ritiravano coperti dalla fitta vegetazione, un guerrigliero nascosto ferì con un colpo di fucile un esploratore. I cavalleggeri messicani, udito lo sparo, avanzarono rapidamente bloccando la ritirata e costringendo Danjou a schierare i suoi uomini in quadrato. I messicani si divisero in due schiere per attaccare i legionari su due lati ma una serie di scariche di fucile disciplinate fermarono la carica con numerose perdite. Mentre i legionari continuavano ad avanzare a passo di corsa verso la fattoria, i messicani lanciarono una nuova carica che questa volta ebbe maggiore successo: sedici uomini, alcuni dei quali feriti furono tagliati fuori e presi prigionieri e i muli, con la preziosissima acqua, furono catturati. Inoltre alcuni cavalleggeri di propria iniziativa arrivarono per primi alla fattoria e si sistemarono sul tetto dell’edificio principale. Tre ufficiali e 46 legionari raggiunsero gli edifici della hacienda circondata sugli altri tre lati da un muro alto circa tre metri. Le porte degli edifici e i varchi nel muro furono sbarrati con assi e tronchi. Danjou dispose i legionari nelle posizioni più strategiche, dovendo anche difendersi dai colpi dei messicani che si trovavano sul tetto e che avevano iniziato a bersagliare i suoi uomini. Morzycki, un veterano polacco e ottimo tiratore, salì sul tetto di un altro edificio e riferì che la fattoria era completamente circondata da centinaia di uomini. Una staffetta aveva intanto raggiunto l’accampamento della fanteria messicana, distante un’ora di marcia, comandata dal colonnello Milan. Tutti e tre i battaglioni al suo comando, circa duemila uomini armati da moderni fucili nordamericani, furono inviati alla fattoria. Il combattimento di Camerone, come in seguito fu battezzato dai francesi, durava da circa due ore sotto il sole cocente. I cavalleggeri, circa 800, non attaccavano a fondo in attesa della fanteria. Alle 9.30 un ufficiale messicano si presentò con una bandiera bianca di tregua offrendo una resa onorevole ma Danjou in modo sprezzante lo mandò al diavolo. Molte ipotesi si sono fatte per comprendere l’atteggiamento sprezzante del capitano. Danjou era troppo esperto per non comprendere che la sua situazione era senza speranza e che bastava un piccolo gruppo di nemici per bloccarlo nella fattoria impedendogli ogni sortita. È presumibile che scelse di sacrificare sé stesso e i propri uomini sfidando platealmente il nemico in modo che questi si ostinasse in un assalto inutile ad un piccolo reparto tralasciando l’obiettivo principale, il prezioso convoglio. Questa ipotesi è probabilmente vera e sembra trovar conferma nel successivo comportamento del capitano. Ogni quarto d’ora, strisciando sulle mani e sulle ginocchia, faceva il giro delle difese esortando i suoi uomini a combattere e chiedendo a ciascuno di giurare che non si sarebbero mai arreso. Alle 11.30 Danjou fu colpito alla gola da una pallottola proveniente dal tetto. Il tenente Vilain raccolse la sua spada e gli prese le medaglie perché non cadessero in mano al nemico: adesso era lui a comandare i 32 superstiti. L’assedio si faceva sempre più serrato, con i messicani che continuavano ad attaccare incuranti delle perdite, che alla fine della giornata ammontarono a più di trecento uomini tra morti e feriti. Il caldo era insopportabile e i legionari erano costretti a bere la loro urina per non impazzire di sete. Alle due del pomeriggio Vilain fu colpito alla fronte e Maudet assunse il comando dei superstiti. La situazione era ormai disperata: combattevano da sette ore, non mangiavano dal giorno precedente e le munizioni scarseggiavano. Verso le 16 i messicani riuscirono a dar fuoco alla paglia dei fienili. Alle 17 solamente Maudet, il caporale Maine – un ex sergente maggiore dell’esercito regolare francese che si era arruolato come soldato semplice – e tre legionari, Wenzel, Catteau e Constantin, erano ancora in grado di combattere tra le rovine fumanti di un fienile. Resistettero ancora per un poco e quando ognuno di loro ebbe solamente un colpo a disposizione, Maudet diede il segnale. Innestate le baionette spararono l’ultima salva e si buttarono fuori dall’edificio caricando all’arma bianca. Il legionario belga Catteau cercò di far scudo con il corpo al suo ufficiale e morì colpito da una salva di colpi. Anche Maudet fu ferito gravemente da due pallottole. Wenzel fu colpito a una spalla ma si rialzò subito. I tre superstiti erano circondati quando il colonnello messicano Cambas, ammirato dal loro valore, ordinò ai suoi uomini di abbassare le armi. I tre si arresero a condizione di poter tenere le proprie armi e che i messicani si prendessero cura dei feriti. Una ventina di legionari feriti furono raccolti ma molti di loro erano così gravi che non sopravvissero a lungo. Il combattimento di Camerone fu decisivo per le sorti del convoglio. I messicani rinunciarono all’imboscata e i cannoni pesanti raggiunsero indisturbati Puebla che cadde il 17 maggio. Jeanningros ricevette notizie del combattimento e inviò il giorno successivo una forza di ricognizione che, tra i cadaveri già devastati da sciacalli ed avvoltoi tanto da essere irriconoscibili, trovò il tamburo maggiore della compagnia Lai ancora vivo benché ferito da tre colpi di lancia e da due pallottole. Un mese dopo la battaglia i legionari catturati furono scambiati con dei prigionieri messicani. La mano di legno di Danjou fu trovata, o forse saccheggiata, da un contadino che un paio di anni dopo la vendette per 50 piastre al generale Bazaine, nuovo comandante in capo dell’armata francese e legionario anch’egli, che la restituì alla Legione. Secondo un’altra versione, la protesi fu ritrovata tre le proprietà del generale messicano Ramirez quando questi fu catturato dal colonnello Grübert, un austriaco al servizio dell’imperatore Massimiliano, che la consegnò ai francesi. La mano, portata nella caserma di Sidi bel-Abbès e chiusa in una teca di vetro, è diventata il cimelio più prezioso della Salle d’Honneur. Il 30 aprile la Legione festeggia in modo solenne l’anniversario di Camerone. Il Récit du Combat, che racconta i particolari del combattimento, è letto ad alta voce in ogni piazza d’armi, avamposto, accampamento della Legione o in ogni riunione di veterani. È diventato il credo della Legione, la pietra angolare di una tradizione in base alla quale le reclute sono indottrinate: la resistenza assoluta di un gruppo di legionari di fronte a un nemico soverchiante fino a quando ne rimasero in piedi solamente due. Anche il Messico ha iniziato a festeggiare quel fatto d’arme. Nel villaggio di Camaròn de Tejada nello stato di Veracruz, nel 1964, è stato elevato un monumento in onore dei messicani che persero la vita nel combattimento. I resti dei combattenti delle due parti sono sepolti insieme. Il 30 aprile è diventato un giorno di celebrazione e di festa locale e una rappresentanza della Legione è sempre presente. Ogni militare messicano che passa vicino al monumento è tenuto a rendere il saluto. * * * Attualmente la Legione Straniera è così strutturata con un organico di circa 8000 uomini: 1° RE (1er Régiment Étranger): di stanza al Quartier Viennot di Aubagne, Comando supremo della Legione e centro di accoglienza delle reclute. 4° RE (4ème Régiment Étranger): reggimento di accademia militare di base al Quartier Danjou di Castelnaudary. Vi si trovano anche le scuole allievi ufficiali e allievi sottufficiali. 1° REC (1er Régiment Étranger de Cavalerie): di base a Orange. 2° REI (2ème Régiment Étranger d’Infanterie): di base a Nîmes. 1° REG (1er Régiment Étranger de Génie): di base a Laudun. 2° REG (2ème Régiment Étranger de Génie): di base a Saint-Christal. 2° REP (2ème Régiment Étranger de Parachutistes): di base a Calvi in Corsica. 3° REI (3ème Régiment Étranger d’Infanterie): di stanza nella Guyana Francese. 13a DBLE (13ème Demi-Brigade de la Légion Étrangère): di stanza a Gibuti. DLEM (Détachement de la Légion Étrangère de Mayotte): di stanza nelle Isole Comore. A cura di Pietro Pizzoni

Incontro in Interclub con il RC Milano Sempione e RC Milano Aquileia di Martedì 8 Ottobre 2013 con il Prof. Maurizio Ferrera : "Giovani di oggi, lavoro di domani"

In interclub con il Milano Sempione ed il Milano Aquileia si è svolta martedì scorso, all’hotel Manin, la conviviale con il prof. Maurizio Ferrera sul tema il lavoro ed i giovani. Nutrita la partecipazione dei soci dei tre club, che hanno riempito la sala del ristorante, intervenuti per ascoltare la sua relazione. Tanti soci e tanti giovani rotaractiani (in bella mescolanza) per la conferenza al Manin del prof. Ferrera. Grande è infatti l’interesse e la curiosità per il futuro dei nostri giovani. Ebbene, dalla brillante presentazione del professore abbiamo imparato tante cose (non riassumibili purtroppo in questa sede). La prima è che la sua stessa esperienza giovanile con il Rotary è stata determinante per la sua vita lavorativa (partendo dalla borsa di studio della Rotary Foundation che lo ha portato a Stanford). Siamo poi entrati in una serie di affascinanti input relativi all’oggi e al probabile domani: rischi e opportunità / istruzione /la componente femminile / l’interconnessione / la globalizzazione / le aree economiche di sviluppo / il welfare / l’evolversi della struttura sociale / l’Asia e la Cina / la bicicletta (competenze di base sociali cognitive ecc) / i MOOC (massive open online courses) / le bussole di valore per raggiungere e restare nella “room at the top” e tanto altro. In sintesi, i nostri giovani “millenials” hanno fatto una full immersion nel futuribile e ne sono usciti pensosi ma sicuramente determinati ad affrontare sfide e cogliere opportunità (non saranno sicuramente né “bamboccioni” né “choosy”). Forza ragazzi e goodluck! A cura della Segreteria

Incontro di Giovedì 3 Ottobre 2013 con Luigi Mariani : "Clima e storia della vite e del vino"

Pubblichiamo una sintesi dell’interessante relazione del socio Luigi Mariani tenutasi giovedì scorso. CLIMA E STORIA DELLA VITE E DEL VINO Luigi Mariani – Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e Università degli Studi di Milano (Disaa. Varie evidenze archeologiche frutto in particolare delle ricerche di Patric Mc Govern ci dicono che la vite è stata domesticata nell’areale caucasico oltre 7000 anni orsono. La migrazione della vite verso il Mediterraneo, richiamata in forma mitica dal viaggio d i Dioniso, la dobbiamo forse ad un violento cambiamento climatico che interessò l’areale d’origine fra 6000 e 4000 anni orsono, spingendo la vite verso l’Europa. Qui la vite domestica ha iniziato a confrontarsi con un clima i cui tratti distintivi sono la grande variabilità interannuale, con il continuo alternarsi di annate più fredde e piovose ed annate più calde ed asciutte. Questo tratto distintivo del clima euro-mediterraneo, già evidenziato dal grande georgico latino Columella nel De re rustica, risulta evidentissimo analizzando le serie storiche secolari delle date di vendemmia(disponibili ad esempio per Francia, Svizzera, Valtellina, Austria) che costituiscono un patrimonio informativo unico, da interpretare alla luce del fatto che la precocità della vendemmia è funzione delle temperature del periodo aprile giugno (più miti sono le temperature di tale periodo e più precoce sarà la vendemmia). In particolare la serie storica 1370-2010 delle date di vendemmia a Beaune (Cote d’or – Burgogne) pubblicata dagli storici francesi Labbè e Gaveau, evidenzia la presenza di 3 fasi climatiche distinte: fase a vendemmie precoci dal 1370 al 1739, fase a vendemmie tardive dal 1740 al 1969 e nuova fase a vendemmie precoci dal 1970 ad oggi. La data di vendemmia più precoce è il 1556, in anticipo di circa 1 settimana rispetto al 2003. La stessa serie evidenza l’enorme variabilità interannuale esistente nelle date di vendemmia, sintomo di un clima il cui motto potrebbe a buona ragione essere considerato “stabilità nella variabilità”, un clima con cui i nostri antenati agricoltori si sono confrontati sempre con successo adottando adattamenti di tre tipi: adattamento delle genetica (portinnesti, varietà, adattamenti delle tecniche colturali (es: costruzione di terrazzamenti nei periodi freddi della piccola era glaciale) e scelta delle aree colturali (es: Virgilio narra che nel periodo caldo romano si evitavano le esposizioni ovest. La mortale di tutto ciò è che chi fa oggi agricoltura è tenuto a conoscere a fondo tali caratteristiche del nostro clima per convivere proficuamente con esso. Dopo questo breve excursus storico, si è fatto cenno al cambiamento climatico che ha interessato l’area europea nella seconda metà degli anni ’80 a seguito di una brusca riconfigurazione della circolazione generale. A seguito di ciò siamo entrati in una nuova fase climatica caratterizzata da temperature medie annue che per l’area italiana sono superiori di 1 / 2°C rispetto a quelle delle periodo precedente mentre le precipitazioni mostrano delle tendenze meno chiare da definire in modo sintetico (e di cui si parlerà comunque nel corso dell’intervento). Le temperature più elevate hanno implicato anche una maggiore aridità e tutto ciò si è tradotto in mosti con più zucchero e più colore, il che richiede una diversa attenzione a livello di vigneto e di cantina. Se tali accorgimenti sono rispettati, anche con il nuovo clima è possibile mirare a prodotti di qualità elevata. Le più elevate temperature comportano una risposta fenologica delle vite che si traduce in particolare in un anticipo di 10 – 20 giorni nelle date di maturazione, anticipo che può rivelarsi positivo in quanto evita le raccolte eseguite in coincidenza con i massimi precipitativi autunnali. La presenza di condizioni di stress idrico comporta una attenzione particolare alla gestione dello stress stesso (bilanci idrici per valutarne l’entità in tempo reale, pratiche agronomiche tese a favorire l’approfondimento delle radici della vite e, ove strettamente necessario, ricorso all’irrigazione). A cura di Fabio Toldo

giovedì 3 ottobre 2013

Incontro di Giovedì 26 Settembre 2013 con Mons.Pier Francesco Fumagalli e la Prof.ssa Caterina Foppa Pedretti: "Terra Santa 2013: fede e cultura"

Il Presidente, introducendo brevemente l’argomento della serata, ha preannunciato la messa a punto di un programma di viaggio della durata di una settimana in Israele, nella seconda metà di febbraio 2014, i cui dettagli a breve verranno comunicati coinvolgendo anche altri Club. La Professoressa Caterina Foppa Pedretti, dell’Università di Verona, ha esposto il tema della serata, toccando alcuni punti che tratta più diffusamente nella Nota qui allegata. Il tema centrale è stato quello della sfida del Dialogo tra culture e religioni – ebraica, cristiana, musulmana – un dialogo che è fatto di apertura all’altro, per un confronto sia ecumenico intracristiano, sia interreligioso tra fedi di radici abramitiche, sia interculturale e civile in Israele, stato democratico e contemporaneamente ebraico. Questo tema è stato oggetto di studi, di pubblicazioni e viaggi in Israele, curati dalla Professoressa (vedi: Per una cultura di pace in Terra Santa, a c. di C. Foppa Pedretti, Edizioni Terra Santa, Milano, 2010), che ha presentato le principali problematiche presenti nell’area: la necessità della ricerca di armonia tra potere civile, religiosità, diritti delle minoranze, e il ruolo dei cristiani – sia arabi sia in piccolo numero israeliani di origini ebraiche – nel confronto con la società israeliana ebraica maggioritaria. Considerando il valore delle iniziative formative di scuole cristiane attive e stimate nel mondo arabo, è possibile lavorare a un progetto educativo condiviso, anche se le istituzioni palestinesi sono fragili, rispetto alla solidità di quelle civili israeliane. In questo contesto complesso, i cristiani di Terra Santa possono svolgere un prezioso ruolo di ponte tra culture e religioni diverse. Rispondendo alle numerose domande, l’esperta ha suggerito di partire dall’esperienza di base di relazioni umane concrete, fondamentali nel dialogo tra persone, per passare dal particolare all’universale di collaborazione su valori condivisi come la bioetica, l’ecologia, la giustizia e la pace, per “prendersi cura del mondo” insieme, ebrei, cristiani e musulmani, israeliani e laici di diversa provenienza, recando l’esempio di incontri con appartenenti all’associazione Parents Circle Family Forum (http://www.theparentscircle.com/) di vittime del terrorismo. Riguardo in particolare ai Luoghi Santi, in genere ma anche sotto lo specifico profilo archeologico, ha invitato a riflettere sulla maternità universale di Gerusalemme per le tre fedi che trovano nell’area la loro culla. Mons. Fumagalli – citando due libri che possono servire come introduzione al prossimo viaggio in Israele (Storia religiosa degli Ebrei di Europa, a cura di Luciano Vaccaro, Centro Ambrosiano, Milano, 2013; P. F. Fumagalli, Roma e Gerusalemme, Mondadori 2007) – ha accennato all’opportunità di contattare fin d’ora i Club di Tel Aviv e Nazareth in vista di sviluppare Service congiunti. Il presidente ha concluso facendo notare come la serata bene si adatti al tema dell’anno da lui scelto: “L’unione delle diversità è la nostra forza”. A cura di Mons. Pier Francesco Fumagalli

Incontro di Giovedì 19 Settembre 2013 con Renzo Magosso: "Siria: polveriera del Medioriente"

Il Presidente inizia la conviviale segnalando la scomparsa della sorella di Immo Benewitz, al quale va la solidarietà di tutti i presenti; poi comunica due eventi del club gemellato di Norimberga, in ottobre una visita alla biennale di Venezia e il 23 gennaio un week end sciistico in Austria. Prosegue ricordando l'ultima riunione con il Governatore e la sua lettera di ringraziamento che è stata allegata allo scorso bollettino. Infine, aggiorna sul progetto Jankovic; si sta procedendo, quest'anno si vorrebbe completare il laboratorio per gli adolescenti e una raccolta di dati sugli stessi temi. Importante rispetto alla precedente iniziativa è il coordinamento con altri club, il Rotaract e probabilmente altri club stranieri. Al termine del pranzo il Presidente concede la parola al socio Renzo Magosso che parla della situazione in Siria. Il relatore inizia segnalando di dover parlare prima della situazione internazionale legata alla Siria poi della Siria stessa. La Siria ha 23.000 di abitanti, due milioni di cristiani, è geograficamente vicina al Kurdistan che non è nazione perché divisa tra più stati. Ma con grandissime risorse di petrolio; ed è questo il suo problema ed il motivo base perché nessuno dei paesi in cui la sua popolazione è divisa ne vuole la riunificazione. L'Irak è ingovernabile, sono presenti circa 40.000 contractors pagati da multinazionali che tengono sotto controllo le fonti di petrolio. In Libia hanno ucciso Gheddafi e nessuno ora è in grado di controllarla. In Egitto lui stesso ricorda di non poter tornare in quanto, a seguito di critiche a suo tempo rivolte, è stato messo nella black list. Il Libano è diviso per bande e in Europa ci sono almeno trentamila famiglie “in sonno”, pagate da amici di Al Qaeda, con, si stima da dati CIA, 2.500 persone pronte al suicidio rituale. Il tutto senza dimenticare lo sfascio della Grecia e la Turchia diventata campo di battaglia. Per quanto riguarda la Siria, essa ha 19 componenti che si combattono tra di loro, non solo sciiti e sunniti. Lo stesso Assad non è in grado di controllare le sue truppe sul campo. Si parla poco in Itala di questi reali problemi perché l'editoria non è libera ma influenzabile e controllata da gruppi di potere. Non si parla, ad esempio, della influenza dei possessori di pozzi di petrolio. Ad esempio, al tempo della caduta del muro di Berlino quando i ceceni hanno tentato di costruire una pipeline che non sarebbe passato dalla Russia, c’è stato l’intervento armato di Mosca per bloccare il progetto, su spinta della mafia russa che controllava il petrolio. La stessa cosa avrebbe dovuto succedere con il Kurdistan, dove si voleva far passare una pipeline che attraverso la Siria sarebbe arrivata fino al Mediterraneo. Hanno fatto i primi trecento chilometri, poi sono intervenuti i gruppi di potere collegati all'Opec e tutto si è fermato. In Siria oggi esiste il gas nervino, ma ce l'hanno in tanti, si parla di centomila tonnellate. Assad potrà comunicare i suoi depositi, ma non sono tutti quelli presenti in Siria. Sempre il relatore, ricorda poi la strage dei cattolici nella enclave di lingua aramaica. In Iran hanno iniziato a stoccare l'acqua perché nel futuro il propellente sarà l'Acqua. La Siria è la dimostrazione di come la politica non conti più nulla, quello che conta è la forza della finanza internazionale che attraverso la speculazione borsistica controlla la stessa sopravvivenza del sistema di vita occidentale. I più potenti uomini di affari hanno deciso di fare una guerra in Siria che costa un miliardo di dollari di spese al giorno. Obama e Putin hanno lo stesso problema, Obama di accontentare le fabbriche di armi americane, Putin le sue. Perché dopo anni in cui i giornalisti potevano andare con una certa tranquillità nei luoghi di guerra per il loro lavoro ora ciò non è più possibile? Perché le bande tendono a prenderli per avere i rimborsi dei Lloyds che li hanno assicurati. Anche in al Qaeda ci sono problemi di divisione, ma non si sa chi li sta finanziando. Magosso ricorda, a proposito dei costi di guerra, che i proiettili costano 40 dollari l'uno. In Libia ha visto arrivare un camion che scaricava mitra utilizzati per sparare in aria, dopo di che gli stessi venivano riportati nel camion. Chi pagava questi costi? In Siria avviene lo stesso, unico elemento di congiunzione delle varie bande è l'odio contro Israele che di fatto è portavoce del mondo occidentale. Senza Assad questa guerra civile sarebbe ancora più incontrollabile. I combattenti ormai vanno da chi li paga di più, l’ideologia non conta. La battaglia può essere risolta solo da quelli che stanno finanziandola, principalmente i gruppi legati all'Opec. Ë ridicolo pensare che si possano ammazzare i bambini con i proiettili ma non con il gas. L’amico Magosso ricorda l'aumento dell'aumento dei prezzi delle granaglie deciso alla borsa di Chicago, dal cui aumento puramente speculativo sono partite le sollevazioni nel medio oriente dove il livello di sopravvivenza è già al minimo, per cui aumenti anche apparentemente modesti determinano la impossibilità di comprare il cibo necessario. Ci sono componenti internazionali che non vogliono il medio oriente tranquillo. Abbiamo 500 miliardi dati dall'Europa alle banche per salvarle ma che non sono stati rimessi nel circolo per creare lavoro. In sostanza rischiamo che questo malcontento dilaghi anche in Europa. Gaetano Sardo interviene e domanda se c'è una costante nei rapporti tra l'occidente e le altre nazioni al di la del mare. C'era un capo accettato dalle potenze occidentali, poi l'occidente ha deciso che questi non andavano più bene, per cui giù Ben Ali, Gheddafi e Mubarak. C'è un filo conduttore? Renzo Magosso risponde che la logica precisa è la stessa dei Balcani dopo Tito. Si tratta di popolazioni che devono essere tenute sotto tiro perché non abituate alla democrazia e divise da odi etnici e religiosi. Ricorda come in Africa è decuplicato il mondo islamico integralista e così pure nel medio oriente. In Europa abbiamo il 25% in più di popolazione islamica, di cui almeno l'uno per cento crede che il mondo dovrà diventare islamico. Questa gente è pronta a morire per distruggere il mondo occidentale che non vuole diventare musulmano. Pietro Pizzoni: il centro e sud America potevano essere considerati una asse omogenea per lingua e religione, unificati dalla povertà. La politica americana lo ha sempre considerato il cortile di casa, mandando ambasciatori non esperti che hanno fallito nel loro compito. Ora gli Usa sono espulsi dal Sud America. Lo stesso si verifica nel medio oriente; ricorda la ambasciatrice Usa che parlando con Saddam Hussein non ha chiarito la posizione Usa verso il Kuwait lasciandogli credere di poter avere via libera. Cade Mubarak. Chi appoggiano ora gli Usa? Morsi è un prodotto delle università americane, come Erdogan in Turchia. Difficile prendere decisioni, bisogna lasciare andare le cose, ma non intervenire in quei vespai. Carlo Grandini: fino a quando le riserve di petrolio del medio oriente non saranno esaurite questo continuerà ad essere una polveriera. Il petrolio è il problema, non l'islamismo. Le grandi case automobilistiche stanno preparando la costruzione in serie di auto elettriche per fare a meno del petrolio. Travelli: gli USA stanno diventando un paese che vuole ridurre la sua dipendenza dal petrolio medio orientale. É entrata nel mercato dell'esportazione del gas. La creazione di aree di equilibrio tra i principali paesi, la Turchia sta rivedendo che il suo ruolo è in medio oriente, Iran ed Egitto devono ricostruire la loro presenza politica nell'area. Magosso conclude ricordando una frase di Senghor, poeta a presidente del Senegal: “un leader arabo è destinato ad essere ucciso o dai colonialisti o dal proprio paese”. L’Occidente deve capire che non può decidere come altri paesi vogliono vivere. I paesi produttori di petrolio, con tutti i denari che hanno incassato in questi anni, hanno una disponibilità pari al 70% delle riserve mondiali e vogliono propagandare la loro fede. Il Presidente rivolge un saluto a Giuseppe Callegari nel frattempo arrivato e chiude ricordando la frase di un giovane filosofo ascoltato ieri sera nel corso di un talk show politico che ha evidenziato come la finanza internazionale sia una forma di nuovo nazismo. Il meccanismo di controllo è analogo, ma ben nascosto, e nessuno lo viene a sapere. Il consueto tocco di campana pone fine a questa interessante ed attuale conviviale. A cura di Patrizio Tumietto

Incontro di Giovedì 12 Settembre 2013: Visita del Governatore A.R. 2013 - 2014 Dr. Paolo Zampaglione

Presenti il Governatore Paolo Zampaglione con l’AdG Riccardo di Bari e il segretario Distrettuale Michele Catarinella. La riunione si apre con il saluto al Governatore da parte del presidente Audisio. Il Governatore ringrazia per l'ospitalità, segnala la anomalia nel suo arrivo subito dopo la pausa estiva, ma ha ritenuto utile anticipare la visita per spiegare gli obiettivi del Distretto. Le Indicazioni dal Rotary International sono: “Engage Rotary, Change Lives” Il motto é già di per sé significativo. Il Rotary non é solo partecipare alle conviviali ma creare occasioni per rendere dei servizi; i Rotariani sono professionisti che mettono a disposizione il loro tempo nell'interesse della collettività. Per questo motivo vale la proattività dell'azione, la necessità dell'essere coinvolti, del condividere. A livello internazionale ci sono stati dei tre punti da sviluppare : A. Membership, il Rotary sta vivendo momenti di crisi ma per zone. In Italia é sceso di mille soci. Pure negli Stati Uniti ha perso soci, mentre nel Far East sono aumentati moltissimo. Nei posti dove le economie sono in crescita aumentano i soci. I problemi dei Club Rotary sono analoghi. Come risolverli? Dobbiamo tenere cari i nostri soci, formarli, informarli, coinvolgerli. Se ho un socio coinvolto é anche coinvolgente perché racconta l'esperienza ai propri amici o conoscenti, dimostrando come i soci siano professionisti che mettono la loro professionalità al servizio della collettività. B. Costi amministrativi. Abbiamo un costo amministrativo del 4% sul totale delle somme raccolte, tutto il resto va alla collettività. Siamo in grado di fare progetti in tutto il mondo. C. Poliplus, eradicazione della polio. La Situazione é ancora drammatica; il corno d'Africa ha visto 174 casi di poliomielite, per quanto fosse considerato polio free. La causa é la trasmigrazione dalle nazioni confinanti di persone non vaccinate. Le organizzazioni che si occupano hanno attivato un cordone sanitario per controllare l'espandersi dell'epidemia. In zone endemiche, quali Afganistan, Pakistan e Nigeria, la situazione sta migliorando. In Israele in 13 siti di acque reflue hanno trovato il virus della polio. Israele non è lontana da noi, per cui se la polio arrivasse fino in Italia creerebbe problemi, perché non siamo più vaccinati. Il Governatore parla poi dei Rotary e delle associazioni collegate e racconta dell'importanza di aprire la filosofia del Rotary alle famiglie; ricorda come molte partecipano alle attività ad esempio alla raccolta alimentare. Prosegue ricordando che è stato creato un nuovo distretto, il 2041, composto da 36 club a Milano e 17 nella cintura. Si é deciso di non fare divisioni tra i club di Milano e quelli fuori. Fuori Milano i club hanno maggiore esperienza di attività sul territorio e maggiori possibilità di rapporti con le Pubbliche Amministrazioni. Occorre ascoltare i territori, a Milano ad esempio tenendo i rapporti con le circoscrizioni. Dobbiamo andare sul territorio per ascoltare e sviluppare la nostra capacità di realizzare i nostri progetti. Su molti problemi saremo in grado di risolverne alcuni, acquistando anche la fiducia di chi ci ascolta. Dobbiamo cercare di capirci, anche attraverso le contrapposizioni. Altro punto importante é la condivisione con gli altri Distretti, i Gruppi e i Club. Dobbiamo soprattutto evitare il protagonismo rotariano; il Rotary é un servizio che prevede che i soci si mettano al servizio della collettività, non il contrario. Dobbiamo rispondere a quattro domande semplici in merito a ciò che penso, dico e faccio: - Risponde a verità? - Sarà giusto per tutto gli interessati? - Promuoverà buona volontà e migliori rapporti di amicizia? - Sarà vantaggioso per tutti gli interessati? Il Governatore poi ricorda le tre “ H “ del Rotary, “HEAD”, “HEART” per vincere il pessimismo della regione con l'ottimismo della volontà, “ HANDS”, per mettere le mai sui problemi. Infine il Governatore esprime la sua approvazione ai service del nostro Club, soprattutto a quello di Monza. Il Presidente Audisio ringrazia il Governatore per il suo intervento. Segue il pranzo. Bertolio, colloco quanto hai detto tra i migliori discorsi dei Governatori. Cosa può fare il Rotary per la nostra società? Possiamo essere come Rotary un sostegno ai nostri amministratori? Il Rotary ha dei progetti di sostegno e formazione alle nostre amministrazioni? Anche attraverso una scuola politica che insegni il servizio e come relazionarsi con gli altri. Il Governatore, risponde che gli farebbe grande piacere discutere tutto il pomeriggio su questi temi. Primo. Rapporto con Il Territorio, ho detto che dobbiamo partire dal basso. Ad esempio in zona 8 ci sono problemi di integrazione che dobbiamo aiutare a risolvere per dimostrare che siamo persone che danno la propria competenza alla collettività. Abbiamo dato un sostegno e dobbiamo collaborare con le strutture c he già se ne occupano. Ho parlato con l'assessore Visconti, che ha proposto un incontro con le associazioni, ad esempio, sportive, che hanno bisogno di supporto amministrativo e fiscale. L'assessore ha chiesto un aiuto, ad esempio, per il verde. Il Governatore ha discusso anche altri possibili progetti. Fase politica: dobbiamo farlo nel senso di occuparci della polis, senza coinvolgerci con i partiti. Scuola politica di formazione per i giovani: dovremmo raccogliere gIi esempi che stiamo dando in questo momento ed invitare i giovani a vedere come vengono progettate e finalizzate alcune cose. Il programma nuove generazioni, prevede una azione particolare, mettendo a loro disposizione la nostra esperienza per aiutarli a non riprodurre i nostri errori. Conclude il Presidente, con un saluto finale, segnalando come si sia tenuto in tasca il Pin con la indicazione di Presidente, perché troppo grosso, mentre ha preferito indossarne uno datogli dal Governatore che porta la scritta Polioplus, perché é rappresentativo di quello che facciamo. Conclude, sempre il Presidente, ringraziando nuovamente il Governatore per il suo intervento e le sue parole. A cura di Patrizio Tumietto

mercoledì 7 agosto 2013

Incontro di Giovedì 11 Luglio 2013 : "Conviviale Fuori porta presso il "Memo Restaurant" a Milano

La cena conviviale di quest'anno che precede le vacanze estive si è svolta in un clima particolare e simpatico. Ci siamo ritrovati in un locale inconsueto quale il ristorante "Memo Restaurant" in via Monte Ortigara, 30 a Milano. Si tratta di un vecchio cinema/teatro ristrutturato e riaddattato con funzioni di ristorazione e music club. La formula è quella di un luogo dove trascorrere una serata in compagnia dall’aperitivo al dopocena. Verso le 22.00 gli artisti iniziano l'esibizione rendendo piacevole la serata, secondo un calendario di spettacoli in continua evoluzione. Nel nostro caso, insieme ad una band che ci ha riportato in un'atmosfera americana con un sottofondo blues, un’ottima interprete solista ha "dato voce" a motivi famosi e a tutti noti. Prima dello spettacolo il Presidente, dal palco ha rivolto a tutti i clienti del locale, Rotariani e non, i saluti più cari per un piacevole periodo estivo. Con strette di mano e abbracci i numerosi soci presenti hanno condiviso gli auguri ed i saluti. A cura del Presidente

martedì 16 luglio 2013

Incontro di Giovedì 4 Luglio 2013 con Massimo Audisio : "Presentazione Programma"

Il Presidente Audisio inizia la riunione con un saluto a tutti gli intervenuti e ricorda l'appuntamento per il prossimo giovedì 11, ultima conviviale estiva che si terrà a Milano al ristorante Memo.
Il Presidente saluta anche  la signora Liberati reduce da un lungo infortunio.
In merito al tema dell'anno, il Presidente ricorda una sua conversazione con il precedente Governatore nella quale era stato trattato il tema della diversità, tema che il  nuovo Governatore del Distretto 2041, Zampaglione, ha fatto suo e pertanto propone ai soci  il motto del “suo” anno rotariano che sarà : “ l'unione delle diversità é la nostra  forza”.
 Audisio ricorda che noi sperimentiamo in ogni momento  le  diversità  e  che  esse sono il  nucleo di tutto quello  che succede.  Prosegue  sottolineando  che dobbiamo tirar fuori il positivo da ogni situazione.
In questo senso vuole mantenere questo come il tema dell'anno.
Ricorda la sua squadra: i Consiglieri Vardanega, Cortese, Van der Noot, Bottini e Bocchi, il Tesoriere Viganò, il Prefetto Mori, il Segretario Toldo, il Past Aldo Bottini e l’Incoming Tumietto.
Uno dei problemi che il club deve affrontare é quello degli iscritti  che negli ultimi anni sono drasticamente calati da circa ottanta a cinquanta: la partecipazione – aggiunge -  di per sé non  fa la differenza ma trovarci in pochi demoralizza. Dobbiamo fare qualcosa per portare nuovi soci e quindi nuova linfa al club.
Il presidente comunica che vorrebbe indire due assemblee una delle quali a ottobre per una discussione aperta sui vari  temi di interesse del club.
Il presidente sottopone due richieste a tutti soci, chiedendo  a titolo di cortesia che ciascuno dei soci venisse una volta con un ospite.
I senior dovrebbero a loro volta cercare di portare il proprio genero o la propria  nuora e cercare di creare così un volano per aspiranti soci. Soffermandosi sui servizi, il Presidente elenca quelli da mantenere:
A.     Quelli tradizionali, borse di studio, Special Olimpics ecc.
B.     La fase 2 dell’”ambulatorio dei guariti”, con il dr. Jankovic  e la collaborazione con la Biblioteca Ambrosiana per la digitalizzazione di un libro.
I nostri amici di Norimberga hanno già stanziato 5mila euro e altri 4mila arriveranno dal Distretto tedesco.
Per la biblioteca Ambrosiana dovremmo cercare di sviluppare la digitalizzazione  anche con interventi di terzi.
Un sogno nel cassetto riguarda un aiuto agli imprenditori in difficoltà, in sintonia con progetto Virgilio. Certo, è necessario individuare cosa offrire e a chi.
Un altro desiderio sarebbe che si concretizzasse un viaggio a Gerusalemme guidato da mons. Fumagalli, di difficile attuazione, però, prima della Pasqua 2014.
Conviviali: anche se pochi soci le frequentano – e oggi ne è la riprova – Audisio crede fermamente nel loro significato per il fatto stesso che esistono. Ben venga poi il valore aggiunto dato dall’apporto dei soci e dei relatori esterni; insomma un “colpo di reni” che renda più stimolante la partecipazione dei soci ai nostri incontri. Certamente incentivando gli interclub come, peraltro, è stato fatto sotto la guida del past Aldo Bottini.
Sempre nelle conviviali l’intenzione è di chiedere, a turno, ai responsabili delle commissioni di relazionare i soci su quanto si sta facendo.
Non si fa abbastanza per coinvolgere le nuove generazioni, è necessaria più attenzione  nei confronti dei giovani. Il Rotaract deve e può dare di più.
Ai soci: Audisio ringrazia anticipatamente dell’aiuto e del sostegno che vorranno dare, dei suggerimenti e delle proposte. C’è bisogno di ciascun socio per procedere nel mandato.
Gli interventi dei soci Reschigna Venturini, Magosso e Sardo, hanno posto fine alla prima conviviale del nuovo Presidente.

                                A cura di Patrizio Tumietto

venerdì 5 luglio 2013

Incontro di Giovedì 27 Giugno 2013 : "Passaggio delle Consegne tra Presidente uscente e Presidente entrante Aldo Bottini / Massimo Audisio

Nella splendida cornice del Westin Palace si è tenuta la cerimonia del passaggio delle consegne tra il Presidente in carica per l'A.R. 2012-2013 Aldo Bottini e l'incoming Massimo Audisio.
Il Presidente Bottini non è riuscito a nascondere l'amarezza per la conclusione dell'esperienza presidenziale che, come egli stesso ha detto, considera molto ricca e soddisfacente.
Anzitutto egli ha consegnato due Paul Harris a Roberto Vardanega e a Fabio Toldo per il particolare impegno da essi profuso all'interno del nostro Club.
Quanto a Roberto Vardanega : « Per un anno di lavoro intenso e di grande qualità dedicato al nostro club. Per una presidenza svolta all'insegna dell'informazione e della condivisione con moltissimi spunti di originalità. Per aver promosso, seguito e portato a termine interessanti service del club aiutando persone bisognose e promuovendo il mondo della cultura.»
Per quanto riguarda invece Fabio Toldo: « Per essere un riferimento costante del club, un sostegno operativo indispensabile del consiglio direttivo per la promozione delle attività ordinarie e quelle dei service. Per svolgere t utto questo lavoro con spirito positivo ed atteggiamento amichevole e disinteressato nella migliore interpretazione del più alto spirito rotariano. Questa Paul Harris è solo l'emblema di un riconoscimento più grande e cosistente che tutto il club sicuramente gli deve.»
È quindi intervenuta Anna Maria Arpinati per ringraziare il Club per il rinnovato sostegno all'iniziativa Special Olympics.
Il Presidente Bottini ha quindi sinteticamente ripercorso le attività svolte nell'anno della sua presidenza facendo particolare riferimento a quei progetti quali la digitalizzazione dei volumi custoditi presso la Biblioteca Ambrosiana e l’Ambulatorio dei Guariti che rappresentano progetti di durata iniziati sotto la presidenza di Roberto Vardanega e destinati ad essere mantenuti anche sotto la presidenza di Massimo Audisio.
Ha quindi ringraziato ripetutamente il Club e tutti i soci per il supporto ricevuto e per la fiducia che è stata in lui riposta.
Si è quindi svolto il rituale passaggio delle consegne, con lo scambio del collare che Aldo Bottini ha a "malincuore" passato a Massimo Audisio; ha quindi preso la parola il nuovo Presidente per ringraziare il Club e per chiedere a ciascuno dei Soci un coinvolgimento ed un impegno in prima persona per il perseguimento degli obbiettivi del prossimo anno.
Ha quindi dato appuntamento a tutti il prossimo giovedì 4 luglio per la presentazione del programma annuale.
Il Presidente Audisio ha però voluto ricordare i componenti della "sua squadra", vale dire, i componenti del nuovo Consiglio Direttivo.
Oltre ad Aldo Bottini, quale Presidente uscente, il Prefetto Pietro Mori ed il Segretario Fabio Toldo :
-  Dino Betti Van der Noot             Presidente della Commissione Immagine;
-  Giovanni Bottini                          Presidente della Commissione Rotary Foundation; 
-  Roberto Vardanega                   Presidente della Commissione Progetti;
-  Stefano Viganò                          Tesoriere;
-  Tiziano Bocchi                            Presidente della Commissione Effettivo;
-  Laila Cortese                              Presidente della Commissione Giovani;
e da ultimo Patrizia, da sempre supporto insostituibile per il Club.
Omar Liberati, personalmente ed a nome del Club, ha quindi donato ad Aldo Bottini la medaglia raffigurante Paul Harris a ricordo dell’anno passato in carica quale Presidente, seguito da un forte applauso da parte di tutti i presenti.
La  serata  si  è  poi  conclusa  con  alcune  domande  rivolte  a Monsignor Fumagalli circa la nuova linea tracciata dal Pontefice Francesco.
Il tocco della campana, questa volta a mani congiunte dei due Presidenti, ha posto fine alla serata.

                                  A cura di Massimo Audisio

Incontro di Giovedì 20 Giugno 2013 con il Presidente, Ing. Aldo Bottini : "Consuntivo del Presidente"

In attesa del passaggio delle consegne, che avverrà giovedì sera all’hotel Westin Palace, è tempo di bilanci.
L’anno rotariano che si sta concludendo è stato analizzato, giovedì scorso, dal nostro Presidente Aldo Bottini che lo ha guidato con impegno e dedizione, compatibilmente, ha ricordato, con la pressante attività professionale, definendosi “un presidente traghettatore tra la presidenza Vardanega e quella di Audisio” nella speranza di aver condotto il club nel solco di quella tradizione che i soci si aspettavano.
Dispiaciuto che l’anno sia terminato?
Sì, ha ammesso, non nascondendo che un altro anno lo rifarebbe proprio. 
Esaminando gli aspetti dei servizi e dei progetti che hanno caratterizzato il “suo anno”, Bottini ha tracciato un bilancio di soddisfazione, nonostante qualche delusione riscontrata in progetti e contatti non sempre positivi.
E’ il caso del Gruppo 1 i cui appuntamenti mensili del lunedì non sono stati, a suo giudizio, così significativi e forieri di progetti di gruppo da realizzare e portare avanti insieme agli altri club facenti parte; così come andrebbe dato smalto all’iniziativa borse di studio Aldo Spirito per il Turismo.
Sono stati  portati avanti i servizi classici del club – ha detto – tra i quali Cam, Special Olympics, Osf – e quelli più impegnativi e appaganti : il potenziamento strutturale dell’”Ambulatorio dei guariti” in collaborazione con l’ospedale San Gerardo che sarà condotto anche dal prossimo presidente, così come continuerà il service dedicato alla digitalizzazione di un’opera custodita nella Biblioteca Ambrosiana, una traccia nella cultura milanese.
Accennando all’aspetto economico il Presidente ha sottolineato che “il tesoretto” è rimasto tutto sommato integro (rispetto allo scorso anno quando ha assunto la guida del club) nonostante la perdita di qualche quota dovuta alle dimissioni di alcuni soci  ed ai costi sostenuti in occasione della visita degli amici tedeschi.
In termini economici il Nord Ovest è comunque un club virtuoso.
L’auspicio è che ciascun socio si impegni a portarne di nuovi,  magari attingendo dalle fila dei giovani sui quali, ha ricordato, è necessario investire, ponendo nei loro confronti attenzione e coinvolgendoli nelle nostre iniziative.
Riusciti gli interclub, un’ottima occasione di aggregazione che contribuisce a fare più massa critica.
Il tocco della campana ha concluso la conviviale.
                       
                                                                                        A cura di Fabio Toldo

giovedì 20 giugno 2013

Incontro di Giovedì 13 Giugno 2013 con Magda Antonioli : "BORSE DI STUDIO"

L'argomento del nostro incontro si è incentrato sulla presentazione dei lavori svolti dalle due assegnatarie delle borse di studio offerte dal nostro Club nell'ambito del Master di Economia del Turismo tenutosi presso l’Università Bocconi coordinato dalla Professoressa Magda Antonioli.Con una breve relazione introduttiva la nostra Socia onoraria ha rico rdato che l'attività svolta dai borsisti si colloca nell'ambito di una più ampia attività di Project Work, il tutto d'intesa con numerose aziende interessate all'oggetto del Master.Il tema dell'anno appena trascorso è stato: "il recupero di edifici a fine turistici".Erano presenti con noi la dott.ssa Giulia Cardillo e la dott.ssa Paola Colombo che ci hanno riferito circa l'attività svolta sotto il coordinamento di Magda Antonioli.Entrambe hanno ringraziato il nostro Club per il supporto ricevuto tramite la sponsorizzazione delle due borse di studio.La dott.ssa Giulia Cardillo ha ripercorso il suo curriculum formativo (è laureata in economia presso l'Università Bocconi) ed ha spiegato che il proprio desiderio ed impegno vanno nel senso di dare compiuta applicazione agli studi svolti al fine di poter dare il proprio contributo allo sviluppo turistico di Napoli, sua città d'origine.Ha quindi riferito circa i contenuti del progetto realizzato per la borsa di studio.  Il progetto, che sviluppa il tema del recupero di edifici a fini turistici, individua alcune macro-categorie che fanno riferimento alle diverse tipologie di strutture oggetto di interventi di recupero, quali edifici realizzati in occasione di manifestazioni sportive, di manifestazioni e momenti espositivi, ma anche di vere e proprie strutture industriali che ben si prestano in un riconversione in ambito turistico.Ha quindi analizzato esempi di strutture realizzate in occasione di grandi eventi, strutture singole riutilizzate a scopo ricettivo, ad esempio Palazzo Papadopoli a Venezia, edificio storico che vede la separazione tra proprietà e gestione. La prima è stata mantenuta dalla famiglia Arrivabene Valenti Gonzaga che ne ha poi affidato la gestione, con un contratto trentennale, ad una famosa catena alberghiera. La dott.ssa Cardillo ha quindi analizzato altre realtà di cui si è occupata, vale a dire i borghi antichi; si tratta di piccole realtà italiane, in cui viene applicato il modello di sviluppo territoriale dell'Albergo Diffuso che ha l'obiettivo di favorirne lo sviluppo turistico e la crescita economica.Ha infine analizzato i casi di altre strutture utilizzate a fini turistici.Da ultimo la dott.ssa Cardillo ci ha illustrato come l'obbiettivo finale del progetto è rappresentato dall'elaborazione di un modello ideale che offre una serie di strumenti da replicare all'interno dei diversi interventi di recupero.Ha quindi fatto seguito l'intervento della dott.ssa Paola Colombo (che ha alle proprie spalle una laurea triennale in Beni Culturali ed una specialistica in Storia dell'arte), il Master in Economia del Turismo ha consentito alla dott.ssa Colombo di arricchire la preparazione già acquisita con argomenti di carattere economico e finanziario applicati al turismo. Il master MET  si è dimostrata una scelta positiva  grazie alla  struttura organizzativa dello stesso corso nel quale le lezioni svolte in aula sono affiancate da lavori di gruppo su casi reali, testimonianze di aziende del settore ed uscite didattiche che hanno permesso agli studenti di sperimentare concretamente quanto appreso in aula. Il master ha poi offerto alla nostra relatrice l’occasione di poter iniziare a lavorare presso l’Ente del Turismo Svizzero, dove si occupa di marketing territoriale, settore nel quale voleva inserirsi fin dall’inizio del corso di studi.Ha quindi ripreso la parola la Professoressa Antonioli la quale ha ricordato come il mercato turistica abbia potenzialità enorme.È stato ormai oggi dimostrato come il turista cerchi un approccio così detto orizzontale, rifiutando pacchetti già preconfezionati.Occorre quindi sempre di più tener presente che il turista deve potersi costruire il suo programma in autonomia. È questo un ambito importantissimo su cui investire.Rispondendo alle domande di Gaetano Sardo, Magda Antonioli ha ribadito che, nell'ambito delle attività di recupero e riconversione, gli esperti che il Master mira a formare ricoprono una delicata funzione di affiancamento.Occorre anzitutto comprendere le esigenze di  mercato, poi è necessario valutare ed individuare partnership in tema di marketing e di sponsoring.Inoltre occorre possedere gli strumenti necessari per la gestione del rapporto con i proprietari degli immobili e per la gestione del rapporto con i rappresentanti del territorio. Per altro verso è evidente come il concetto di rete sia fondamentale nel settore turistico.Moltissime attività si basano infatti sulla collaborazione di diversi operatori.Su sollecitazione di Andrea Tavelli sono poi state valutate le grandi limitazioni imposte dalla inadeguatezza della nostra capacità ricettiva, vuoi per la limitata dimensione delle nostre strutture alberghiere, vuoi per il mancato funzionamento delle stesse per lunghi periodi.Pietro Bembo, da ultimo ha toccato il tema del turismo e del campanilismo, osservando invece come cultura e turismo dovrebbero marciare insieme particolarmente in una situazione territoriale quale quella italiana ricchissima di storia e cultura.Al riguardo Magada Antonioli ha sottolineato come sia proprio di oggi la novità introdotta dal Governo seconda la quale la struttura organizzativa de Ministero del Turismo ricade e coincida in larga parte con quella del Ministero dei Beni Culturali, il che potrebbe aggravare il rischio di complicare le relazioni tra i due enti e tra i soggetti preposti alle diverse funzioni.

                                                                                                  A cura di Massimo Audisio

 

giovedì 13 giugno 2013

Incontro di Giovedì 6 Giugno 2013 con il Presidente e l'Incoming : "Congresso 2012-2013 Distretto 2040 e Assemblea 2013-2014 Distretto 2041 : comunicazione del Presidente e dell'Incoming"

Il presidente Aldo Bottini ha relazionato ai Soci presenti circa lo svolgimento dei lavori del 56esimo Congresso Distrettuale tenutosi sabato 25 maggio 2013 nonché dell'Assemblea distrettuale per l'A.R.2013-2014 tenutasi domenica 26 maggio 2013.
Anzitutto ha dato atto della ricca partecipazione dei Soci dei vari Club Distrettuali ad entrambi gli incontri.
Il Congresso e l'Assemblea di quest'anno hanno rappresentato un evento particolare ed unico giacché hanno segnato la fine del Distretto 2040 e la nascita dei nuovi Distretti 2041 e 2042 che, come sappiamo rappresentano le due nuove entità sino ad oggi raggruppate nel precedente unico Distretto.
Mentre il Distretto 2041 ricomprende i Club della città di Milano ed alcuni Club limitrofi, il Distretto 2042 ricomprende il Club extra cittadini. 
Si chiude così un'epoca da molti definita gloriosa e si apre una nuova era caratterizzata da una struttura auspicabilmente più snella ed efficace.
Al Congresso e all'Assemblea hanno partecipato Aldo Bottini, Fabio Toldo, Stefano Viganò, Roberto Varganega, Omar Liberati e il Sottoscritto.
Di particolare interesse sono stati gli interventi finalizzati a dare testimonianza di esperienze vissute di cui si è data rilettura in un'ottica di implementazione del motto per il nuovo anno: Engage Rotary Change Lives.
Il Presidente del RC Milano Roberto Weistein ha fatto il punto sul bosco commemorativo sui 100 anni del Rotary Italiano.
Con il supporto della casa farmaceutica Zambon verranno piantati tanti nuovi alberi quanti i Club esistenti.
Il Governatore Marco Milanesi ha invece rivolto il suo saluto ricordando, al termine del proprio anno di governatorato, i concetti che hanno ispirato la sua attività: la Fellowship e la Comunità intesa in senso allargato tanto da abbracciare l'intero mondo.
È l'unione di questi due elementi che consente a tutti noi la ricerca di quella pace interiore, base da cui partire dalla nostra attività quotidiana.
È stato inoltre proiettato il messaggio di Ron D. Burton nuovo Presidente Internazionale il quale nel formulare gli auguri per il nuovo anno ha illustrato il motto da lui scelto, finalizzato all'impegno individuale ed alla collaborazione per il raggiungimento degli scopi individuati.
È solo attraverso l'impegno e la collaborazione, infatti che potranno essere cambiate le nostre esistenze  e le sorti dell'umanità.
Il PDG Renato Ranghieri ha portato la sua esperienza illustrando i proficui risultati ottenuti con il CAM.
Il DGN D2042 Alberto Ganna ha invece valorizzato i temi dell'ispirazione e dell'intraprendenza collocandoli all'interno del premio Gavioli.
Il DGD D2041 Tomaso Quattrin ha invece sottolineato il valore e la rilevanza del concetto della ruota, nostro simbolo,  ricordando quanto tutto sia in continua evoluzione ivi compreso il Rotary; ha ribadito quanto sia errato rimanere ancorati ad esperienze e strutture del passato ed ha energicamente invitato tutti a mettere a disposizione del Rotary e della Società intera quanto a disposizione di ciascuno di noi: in termini di tempo, in termini economici, ma anche e soprattutto in termini di competenza in tutto nel più ampio contesto della volontà di dare parte del nostro impegno al prossimo.
Ha richiamato quindi con molta forza lo scopo del progetto Virgilio e l'utilità che lo stesso può rappresentare per molti, Rotariani e non.
La AG Simonetta Tiezzi del RG Assago Milano Fiori, ha riportato una serie di esperienze personali vissute livello nazionale e internazionale.
La PE Carolina Pellegrini, incoming del RC RO ha spronato tutti i presenti ad un impegno in prima persona.
La PE Roberta Peverelli Presidente eletto del RC Como Baradello ha richiamato il valore del porsi al servizio della comunità raccontandoci la propria esperienza della valorizzazione della piazza Volta di Como.
I DGE Paolo Zampaglione e Sergio Orsolini hanno esposto le linee di sviluppo per il nuovo anno indicando nella informazione, nella formazione e nel coinvolgimento dei Soci, i punti fondamentali dello sviluppo di ogni Club e del Distretto in generale, il tutto nel rispetto dei quattro canoni che il nuovo Governatore ha voluto richiamare ed illustrare: verità, correttezza, amicizia ed utilità.
Ha quindi ricordato il ruolo centrale della Rotary Foundation invitando ogni Club a coinvolgerla nelle iniziative e nei progetti così da poter potenziare ed amplificare i risultati.
L'invito finale è stato poi quello di ampliare la base dei Soci ma sempre nel rispetto dei criteri sopraddetti che devono necessariamente essere condivisi anche dal nuovo effettivo.
Il consueto tocco della campana ha posto fine al nostro incontro.
                                                                                     A cura di Massimo Audisio